Biografia di Pio La Torre

Pio La Torre nasce ad Altarello di Baida, una borgata di Palermo, la vigilia di Natale del 1927. Cresciuto insieme a cinque fratelli in una famiglia di poveri contadini, senza acqua e luce elettrica in casa, La Torre matura il suo interesse per la giustizia sociale e si impegna a combattere per i diritti dei più deboli e bisognosi contro lo sfruttamento dei ricchissimi proprietari terrieri. Il suo impegno politico comincia con l’iscrizione al Partito Comunista nell’autunno del 1945 e la costituzione di una sezione del partito nella sua borgata, la prima delle tante che contribuisce ad aprire anche nelle borgate vicine.

“La terra a tutti”

Il periodo tra il 1945 e il 1950 è caratterizzato dalla lotta per l’effettiva applicazione dei decreti Gullo, provvedimenti legislativi emanati dall’allora ministro dell’agricoltura del governo Badoglio che garantivano ai contadini maggiori diritti e più terre da coltivare. Lo svuotamento delle norme da parte del successore al ministero, il democristiano Antonio Segni, e l’atteggiamento dei proprietari terrieri che non riconoscevano la legittimità delle norme, scatenò, soprattutto nel Meridione, la richiesta di una effettiva riforma agraria e un’ondata di proteste popolari che ebbero la loro concretizzazione nelle occupazioni delle terre incolte da parte dei braccianti agricoli esasperati.

Pio La Torre, divenuto nel 1947 funzionario della Federterra e successivamente responsabile giovanile della Cgil e quindi responsabile della commissione giovanile del PCI, partecipò attivamente a queste proteste.

Nel luglio del 1949 è membro del Consiglio Federale del PCI che dà l’inizio ufficiale all’occupazione delle terre, lanciando lo slogan: “la terra a tutti”. La protesta prevedeva il censimento delle terre giudicate incolte o mal coltivate e l’assegnazione in parti uguali a tutti i braccianti che ne avessero bisogno. Parallelamente partì anche la campagna per la raccolta del grano, che sarebbe servito per seminare le terre occupate. Il 23 ottobre 1949 fu organizzato il I Festival provinciale dell’Unità a Palermo, al Giardino inglese, per sensibilizzare l’opinione pubblica alla protesta.

Il clima di festa fu però presto interrotto dalle notizie che giunsero pochi giorni dopo, il 29 ottobre, dalla Calabria, da Melissa per la precisione, dove le proteste dei contadini erano sfociate in tragedia con l’uccisione da parte delle forze dell’ordine di tre persone, tra cui un bambino e una donna e il ferimento di altri quindici, oltre a numerosi arresti. Quella strage convinse i dirigenti del PCI palermitano ad anticipare la data dell’occupazione delle terre fissandola al 13 novembre successivo.

Proprio il giorno della strage di Melissa, Pio La Torre celebrava con rito civile al municipio di Palermo il suo matrimonio con Giuseppina Zacco, figlia di un medico palermitano. Informato dal segretario della federazione di Palermo, Pancrazio De Pasquale, interrompe il suo piccolo viaggio di nozze e rientra in città per preparare l’imminente lotta per le terre.

L’occupazione delle terre

Il progetto prevedeva che i contadini di dodici paesi (Corleone, Campofiorito, Contessa Entellina, Valledolmo, Castellana Sicula, Polizzi, alcune borgate di Petralia Soprana e di Petralia Sottana, Alia, S. Giuseppe Iato, S. Cipirello, Piana degli Albanesi) confluissero a Corleone da dove, la mattina di domenica 13 novembre 1949, sarebbero partiti una serie di cortei che avrebbero occupato e preso possesso di tutte le terre censite come incolte e mal coltivate. Partecipano quasi seimila persone che all’alba della domenica partono da Corleone e si dirigono verso i feudi da occupare, tra questi anche quello in cui Luciano Liggio era gabellotto, il feudo Strasatto. Dopo la strage di Melissa la polizia aveva qualche remora ad intervenire duramente, così l’occupazione continuò per molti giorni, sviluppandosi anche nei comuni fuori Palermo.

Il governo, viste le dimensioni che la rivolta aveva assunto, decise allora di tentare la via della repressione arrestando alcuni dirigenti sindacali e braccianti agricoli e scatenando scontri, il più grave dei quali, a S. Cipirello, portò in carcere diciotto persone. L’occupazione comunque ebbe successo e quasi tremila ettari di terreno vennero coltivati a grano.

La “pausa invernale” dovuta all’attesa dei frutti della semina servì a La Torre e al partito per organizzare le lotte primaverili, quando si sarebbe dovuto lottare per conservare il diritto di raccolta sugli ettari seminati in autunno e rivendicati dai proprietari agrari.
La data fissata per la ripresa della lotta è il 6 marzo 1950.

L’obiettivo era quello di far ottenere alle cooperative dei contadini l’assegnazione dei tremila ettari occupati e non come aveva proposto l’allora prefetto di Palermo, Angelo Vicari, di affidare ai contadini altri tremila ettari di terreno, scelti dai proprietari, mentre quelli occupati, compresi il loro raccolto, sarebbero stati restituiti ai proprietari terrieri.

L’arresto a Bisacquino

Il 10 marzo 1950 il movimento dei contadini è a Bisacquino dove si prevedeva di occupare i quasi duemila ettari di terreno del feudo Santa Maria del Bosco. Pio La Torre è alla testa del corteo, lungo quasi cinque chilometri e formato da circa seimila persone. Arrivati sul feudo si procedette all’assegnazione di un ettaro di terreno a testa fissando i limiti di divisione. Sul calar della sera, quando i contadini stanno percorrendo la strada che li riporterà alle loro case, vengono circondati dalle forze di polizie inviate dal prefetto Vicari.

La Torre cerca di convincere il commissario Panico, a capo degli agenti di desistere dalla repressione, ma questi ordina di strappare ogni bandiera e vessillo dalle mani dei contadini, ne nasce una sassaiola e a quel punto il commissario Panico ordina di sparare: molti braccianti sono colpiti. La Torre, che in un primo momento era rimasto tra i poliziotti, si sposta in mezzo ai contadini cercando di dissuaderli dal reagire con lanci di sassi agli spari dei poliziotti.

La battaglia continua fino a sera quando, insieme ad altre centinaia di contadini, anche La Torre viene arrestato. È Accusato, ingiustamente, dal tenente Caserta di averlo colpito con un bastone. La Torre viene ammanettato e condotto al carcere dell’Ucciardone di Palermo dove, all’alba dell’11 marzo, viene incarcerato.

La detenzione

Pio La Torre rimane in carcere per circa un anno e mezzo: dall’11 marzo 1950 al 23 agosto 1951. Fu un periodo molto duro, al normale disagio di una persona incarcerata e consapevole della propria innocenza, si aggiungevano le difficili condizioni di detenzione, in cella d’isolamento per alcune settimane in attesa dell’interrogatorio. Il primo colloquio con la moglie, in attesa del primo figlio della coppia, Filippo, che sarebbe nato il 9 novembre, fu concesso dopo qualche mese e solo grazie alle pressioni della famiglia Zacco sul sostituto procuratore generale Pietro Scaglione.

Non che le condizioni nelle quali si svolgevano i colloqui fossero migliori della detenzione, i parenti e i detenuti sporgevano la testa da una porta di ferro con dei buchi, l’una di fronte all’altra e divise da un corridoio nel quale sostava un agente di custodia. La possibilità di un contatto fisico era dunque negata a causa del “carattere politico” del reato per cui La Torre era imprigionato. Durante la detenzione lesse le opere di Gramsci, alcuni scritti di Lenin e Labriola.

Era comunque molto difficile riuscire a procurarsi questi libri, fondamentale fu dunque l’aiuto di alcune guardie carcerarie. Il processo, che si svolse nel vecchio salone del tribunale di Piazza Marina a Palazzo Steri, si protrasse per dieci udienze, mettendo in luce le ingiuste accuse formulate dal tenente Caserta contro La Torre che fu così, il 23 agosto 1951 scarcerato.

Gli affetti familiari

Durante la detenzione gli giunse la notizia della morte della madre, colpita da un tumore all’utero. Da tempo, dal 1948, aveva ormai lasciato la famiglia, da quando il padre, preoccupato dalle minacce dei mafiosi, arrivati a minacciarlo bruciando le porte della stalla, aveva invitato Pio La Torre a scegliere tra il proseguire la sua battaglia lasciando Altarello o il restare con la famiglia. Erano passati pochi giorni da quando, tra il marzo e l’aprile del 1948, alla vigilia delle elezioni politiche, erano stati uccisi vari segretari di Camere del Lavoro, Placido Rizzotto a Corleone, Calogero Cangelosi a Camporeale, Epifanio Leonardo Li Puma a Petralia.

La Torre sceglie la via dell’impegno politico e si trasferisce a Palermo, ospitato dal segretario della federazione comunista di Palermo Pancrazio De Pasquale che insieme al segretario della Fgci, Emilio Arata, aveva un piccolo appartamento nei pressi della stazione.

Anche la nascita del primo figlio fu vissuta dal carcere, e il primo contatto con il primogenito fu nel cortile dell’Ucciardone, dove una guardia carceraria portò il bambino, di pochi giorni, avvolto in un sacchetto, mentre la moglie Giuseppina, era rimasta ad aspettare negli uffici del carcere. Dalla coppia sarebbe nato nel giugno del 1956 un altro figlio, Franco.

Il ritorno all’azione

Uscito dal carcere trova un Movimento che era riuscito ad ottenere una legge di riforma agraria con la legge Sila a maggio e la legge regionale siciliana del dicembre del 1950, ma che complessivamente sentiva di aver fallito la propria missione, con solo pochi contadini che erano riusciti a raccogliere il grano seminato. La dura repressione aveva messo a dura prova tanto loro quanto il partito.

Pio la Torre PCINel 1952 assume la carica di dirigente alla Camera confederale del lavoro e fu organizzatore di una massiccia raccolta di firme per la campagna universale a favore dell’appello di Stoccolma, lanciato dal movimento internazionale per la pace, che chiedeva la messa al bando delle armi atomiche.

Nello stesso anno fu eletto per la prima volta al Consiglio comunale di Palermo dove resterà fino al 1966. In questo periodo diventa segretario regionale della Cgil, nel 1959 e del PCI siciliano (1962-1967). Viene eletto nel 1963 per la prima delle due legislature in cui resterà in carica, all’Assemblea regionale siciliana. Nel 1969 viene chiamato a Roma dal partito alla Direzione centrale del PCI dove ricopre l’incarico di vice responsabile della Sezione agraria e della Sezione Meridionale.

Nel 1972 viene eletto al Parlamento dove resterà per tre legislature, facendo parte delle Commissioni Bilancio e programmazione Agricoltura e Foreste, della commissione parlamentare per l'esercizio dei poteri di controllo sulla programmazione e sull'attuazione degli interventi ordinari e straordinari nel Mezzogiorno ma soprattutto della commissione Antimafia.

La lotta alla mafia

Appena eletto in parlamento, nel maggio del 1972, entra a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia. La commissione era stata istituita nel 1962, durante la prima guerra di mafia e pubblicò il suo rapporto finale nel 1976. La Torre, insieme al giudice Cesare Terranova, redasse, e sottoscrisse come primo firmatario, la relazione di minoranza che metteva in luce i legami tra la mafia e importanti uomini politici, in particolare della Democrazia Cristiana. Alla relazione aggiunge la proposta di legge “Disposizioni contro la mafia” tesa a integrare la legge 575/1965 e a introdurre un nuovo articolo nel codice penale: il 416 bis.
Una proposta che segna una svolta radicale nella lotta contro la criminalità mafiosa. Fino ad allora infatti il fenomeno mafioso non era riconosciuto come passibile di condanna penale. La proposta di legge La Torre prevedeva l’introduzione nel diritto penale di un nuovo articolo, il 416 bis, che introduce il reato di associazione mafiosa punibile con una pena da tre a sei anni per i membri, pena che saliva da quattro a dieci nel caso di gruppo armato. Stabiliva la decadenza per gli arrestati della possibilità di ricoprire incarichi civili e soprattutto l’obbligatoria confisca dei beni direttamente riconducibili alle attività criminali perpetrate dagli arrestati.

Pio La Torre ha una grande conoscenza del fenomeno mafioso e del suo sistema di potere. È conscio delle sue trasformazioni, dalla mafia agricola e del latifondo, combattuta negli anni dell’adolescenza, alla mafia urbana e dell’edilizia che, grazie ad appalti pilotati, perpetrò, grazie alle connivenze con le dirigenze politiche locali, il cosiddetto “Sacco di Palermo”, fino alla mafia imprenditrice dedita al traffico internazionale di droga con agganci nell’alta finanza.

Non ha paura di fare chiaramente i nomi e i cognomi dei conniventi politici, famosi i suoi giudizi su Vito Ciancimino, assessore ai lavori pubblici del comune di Palermo dal 1959 al 1964 e poi sindaco del capoluogo siciliano fino al 1975. Dalla sua analisi del rapporto tra il sistema di potere mafioso e pezzi dello Stato emerge la sua convinzione che “[la] compenetrazione è avvenuta storicamente come risultato di un incontro che è stato ricercato e voluto da tutte e due le parti (mafia e potere politico)…La mafia è quindi un fenomeno di classi dirigenti”.

Nel 1981 Pio La Torre decide di tornare in Sicilia, in un momento storico in cui la strategia mafiosa di intimidazione dei rappresentanti più impegnati nell’azione di contrasto da parte dello Stato contro la mafia, era al massimo fulgore. Negli anni precedenti erano stati uccisi illustri rappresentanti dello stato come il giudice Cesare Terranova (il 25 settembre 1979), il procuratore della repubblica Gaetano Costa (6 agosto 1980) e il presidente della regione Piersanti Mattarella (6 gennaio 1980). Proprio lui decide di assumere l’incarico di segretario regionale del PCI, carica che assume nell’autunno del 1981 sostituendo Gianni Parisi.
Immediatamente, al ritorno in Sicilia, intraprende la sua ultima battaglia, quella contro l’istallazione dei missili nato nella base militare di Comiso.

L’ultima battaglia

Il governo italiano aveva annunciato il 7 agosto del 1981 l’accordo con la Nato per l’installazione degli euromissili nucleari Cruise nella base militare di Comiso in provincia di Ragusa. Siamo in piena guerra fredda. La Torre da forza e organizzazione ad un movimento crescente di protesta contro l’istallazione vista come minaccia alla sicurezza, non solo siciliana, e non come possibile fonte di ritorno economico. Il clima di tensione tra gli Stati Uniti e la Russia comportava l’adozione di un atteggiamento prudente e di trattativa che, non per questo, rendeva meno convinte le richieste da parte dei protestanti.

La Torre lanciò dal Circolo della Stampa di Palermo una petizione nell’ambito di un convegno a cui parteciparono esponenti di ogni orientamento politico, culturale e religioso. L’obiettivo era raccogliere un milione di firme. La prima grande manifestazione fu fissata per l’11 ottobre 1981, a Comiso, con un gran numero di partecipanti provenienti, in marcia, da Palermo.

Il successo della protesta fu enorme e la raccolta di firme straordinaria. Lo stesso La Torre spiegò in un articolo postumo pubblicato su “Rinascita” del 14 maggio 1982 che le ragioni della contrarietà ai missili era basata sulla assoluta contrarietà alla “trasformazione della Sicilia in un avamposto di guerra in un mare Mediterraneo già profondamente segnato da pericolose tensioni e conflitti. Noi dobbiamo rifiutare questo destino e contrapporvi l’obiettivo di fare del Mediterraneo un mare di pace”.
I suoi propositi furono bruscamente interrotti una mattina di aprile del 1982.

L’assassinio

Il 30 aprile del 1982, alle nove del mattino Pio La Torre, insieme a Rosario Di Salvo, sta raggiungendo in auto, una Fiat 132, la sede del partito. In via Turba, di fronte la caserma Sole, si affiancano alla macchina due moto di grossa cilindrata: alcuni uomini mascherati con il casco e armati di pistole e mitragliette sparano decine di colpi contro i due. La Torre muore all’istante mentre Di Salvo ha il tempo di estrarre la pistola e sparare alcuni colpi in un estremo tentativo di difesa.

Il 12 gennaio 2007 la Corte d’Assise d’Appello di Palermo ha emesso l’ultima di una serie di sentenze che ha portato a individuare in Giuseppe Lucchese, Nino Madonna, Salvatore Cucuzza, e Pino Greco, gli autori materiali dell’omicidio. Dalle rivelazioni di Cucuzza, diventato collaboratore di giustizia, è stato possibile ricostruire il quadro dei mandanti dell’eccidio, identificati nei boss Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Antonino Geraci.

Il quadro delle sentenze ha permesso di individuare nell’impegno antimafia di Pio La Torre la causa determinante della condanna a morte inflitta dalla mafia del politico siciliano.

Nasce il Centro di studi ed iniziative culturali “Pio La Torre”

Quattro anni dopo la sua uccisione, nel maggio del 1986, nasce, ad Alcamo, su iniziativa di Ino Vizzini, deputato regionale, il Centro di studi ed iniziative culturali “Pio La Torre”. Missione del centro è quella di valorizzare il patrimonio ideale e politico segnato dalla vita e dall'opera di Pio La Torre realizzando e promuovendo studi, iniziative e ricerche originali riguardanti aspetti e problemi della Sicilia contemporanea. Perché, come ha sottolineato il primo Presidente del Centro, l’ing. Francesco Artale, nel suo discorso d’inaugurazione del Centro: “il patrimonio lasciato da Pio La Torre […] appartiene a tutti i lavoratori, alla gente onesta, a tutti quelli che lottano e operano contro la mafia e contro lo sfruttamento, a tutti quelli che lavorano per una Sicilia libera e produttiva e per un mondo senza missili e senza guerre”.
Sono stati presidenti del Centro, l’ing. Francesco Artale dal 1986 al 1994, l’avv. Saverio Lo Monaco dal 1994 al 1996, l’on. Gianni Parisi dal 1996 al 2001, l’on. Nino Mannino dal 2001 al 2004.
Dal 2004 il Presidente è Vito Lo Monaco.

Davide Mancuso
1 Dalla Relazione di minoranza alla commissione antimafia del 4 febbraio 1976


Biography of Pio La Torre (English version)

Pio La Torre was born in Altarello di baida, a village in Palermo, on Christmas Eve in 1927. Raised together with five brothers in a family of poor peasants, without water and electricity in the house, La Torre matures its interest in social justice and is committed to fighting for the rights of the weakest and neediest against the exploitation of the richest landowners. His political commitment began with his membership of the Communist Party in the autumn of 1945 and the constitution of a section of the party in his village, the first of many that helped to open also in the neighboring villages.

“The land at all”

The period between 1945 and 1950 was marked by the struggle for the effective application of the Gullo Decrees, Legislative measures enacted by the then Minister of Agriculture of the Badoglio government that guaranteed farmers more rights and more land to cultivate. The emptying of the norms by the successor to the ministry, the Christian Democrat Antonio Segni, and the attitude of the landowners who did not recognize the legitimacy of the norms, triggered, especially in the south, the demand for an effective agrarian reform and a wave of popular protests that had their materialization in the occupation of the uncultivated lands by the agricultural laborers exasperated.
Pio La Torre, who in 1947 became a civil servant of the Federterra and later responsible for the youth of CGIL and then responsible for the PCI’s youth commission, took an active part in these protests.
In July 1949 he was a member of the Federal Council of the PCI which gave the official start to the occupation of the land, launching the slogan: “the land at all”. The protest provided for the census of the lands deemed uncultivated or poorly cultivated and the allocation in equal parts to all the workers who needed it. At the same time, the campaign for the harvesting of wheat also started, which would have served to sow the occupied lands. On 23 October 1949 the I Provincial Festival of Unity was organized in Palermo, at the English Garden, to sensitize public opinion to the protest.
However, the festive atmosphere was soon interrupted by news that arrived a few days later, on 29 October, from Calabria, from Melissa to be precise, where the protests of the peasants had resulted in tragedy with the killing by the police of three people, including a child and a woman and the wounding of fifteen others, as well as numerous arrests. That massacre persuaded the leaders of the Palermo PCI to bring forward the date of the occupation of the land to 13 November.
On the day of the massacre of Melissa, Pio La Torre celebrated with civil rite at the town hall of Palermo his marriage with Giuseppina Zacco, daughter of a doctor from Palermo. Informed by the secretary of the federation of Palermo, pancrazio De Pasquale, interrupts his small honeymoon and returns to the city to prepare the upcoming fight for the lands.

The occupation of land

The project foresaw that the farmers of twelve countries (Corleone, Campofiorito, Contessa Entellina, Valledolmo, Castellana Sicula, Polizzi, some villages of Petralia Soprana and Petralia Sottana, Alia, S. Giuseppe Iato, S. cipirello, Piana degli Albanesi) converged in Corleone from where, on the morning of Sunday, November 13, 1949, a series of processions were to leave, occupying and taking possession of all the lands recorded as uncultivated and poorly cultivated. Almost six thousand people take part, leaving from Corleone at dawn and heading towards the feuds to be occupied, among them also the one in which Luciano Liggio was gabellotto, the Strasatto feud. After the massacre of Melissa the police had some hesitation to intervene hard, so the occupation continued for many days, developing also in the municipalities outside Palermo.
In view of the scale of the revolt, the government decided to attempt repression by arresting trade union leaders and farm workers and sparking clashes, the most serious of which, to S. cipirello, took to prison eighteen people. The occupation however was successful and almost three thousand hectares of land were cultivated with grain.
The“winter break” due to the expectation of the fruits of the sowing served to La Torre and the party to organize the spring struggles, when there should have been a struggle to preserve the right to harvest on the hectares sown in the autumn and claimed by the landowners.
The date set for the resumption of the struggle is 6 March 1950.
The objective was to obtain for the farmers' cooperatives the allocation of the three thousand hectares occupied and not as the then prefect of Palermo, Angelo vicari, proposed to entrust to the farmers another three thousand hectares of land, chosen by the owners, while those occupied, including their harvest, would be returned to the landowners.

The arrest in Bisacquino

On March 10, 1950 the farmers' movement was in Bisacquino where it was planned to occupy the nearly two thousand hectares of land of the feud of Santa Maria del Bosco. Pio La Torre is at the head of the parade, almost five kilometers long and formed by about six thousand people. Once arrived on the manor one proceeded to the allocation of one hectare of land to head fixing the dividing limits. At nightfall, when the peasants are on their way back to their homes, they are surrounded by police forces sent by the prefect Vicari.
La Torre tries to convince the commissioner Panico, chief of the agents to desist from repression, but he orders to tear every flag and banner from the hands of the peasants, a stonemason was born and at that point the commissioner Panico orders to shoot: many laborers are hit. The Tower, which at first remained among the policemen, moves among the peasants trying to dissuade them from reacting with throwing stones to the shots of policemen.
The battle continues until evening when, along with hundreds of other farmers, La Torre is also arrested. He’s being falsely accused by Lieutenant Caserta of hitting him with a stick. La Torre is handcuffed and taken to the prison of Ucciardone in Palermo where, at dawn of the 11th of March, he is imprisoned.
Pio La Torre remained in prison for about a year and a half: from 11 March 1950 to 23 August 1951. It was a very hard time, to the normal discomfort of a person imprisoned and aware of his innocence, were added the difficult conditions of detention, in solitary confinement for a few weeks waiting for the interrogation. The first talk with the wife, waiting for the first son of the couple, Filippo, who was to be born on November 9, was granted after a few months and only thanks to the pressure of the Zacco family on the deputy attorney general Pietro Scaglione.
Not that the conditions in which the talks were conducted were better than the detention, the relatives and the prisoners stuck their heads out of an iron door with holes, I’m facing each other and divided by a corridor in which a parole officer stood. The possibility of physical contact was therefore denied because of the political nature of the crime for which La Torre was imprisoned. During his detention he read Gramsci’s works, some Lenin’s and Labriola’s writings.
However, it was very difficult to obtain these books, so the help of some prison guards was essential. The trial, which took place in the old hall of the court of Piazza Marina in Palazzo steri, lasted for ten hearings, highlighting the unjust accusations made by Lieutenant Caserta against La Torre that was so, on August 23, 1951 released.
The family affections
During his detention, he received news of the death of his mother, who had been affected by a tumour in her uterus. For a long time, since 1948, he had left his family, since his father, worried by the threats of the Mafia, came to threaten him by burning the doors of the stable, He had invited Pio La Torre to choose between continuing his battle leaving Altarello or staying with his family. A few days had passed since, between March and April 1948, on the eve of the general election, several secretaries of the Chambers of Labour had been killed, Placido Rizzotto in Corleone, Calogero Cangelosi in Camporeale, Epifanio Leonardo Li Puma a Petralia.
La Torre chooses the path of political commitment and moves to Palermo, hosted by the secretary of the Palermo communist federation pancrazio De Pasquale who together with the secretary of the fgci, Emilio arata, had a small apartment near the station.

Also the birth of the first son was lived from the prison, and the first contact with the firstborn was in the courtyard of the Ucciardone, where a prison guard brought the child, of a few days, wrapped in a bag, while his wife Josephine, had been waiting in the prison offices. The couple were born in June 1956 another son, Franco.
The return to action
After leaving the prison he found a Movement that had succeeded in obtaining a law of agrarian reform with the law Sila in May and the Sicilian regional law of December 1950, but that overall felt that it had failed its mission, with only a few farmers who had managed to harvest the sown wheat. The harsh repression had put as much strain on them as the party.
In 1952 he took the position of head of the Confederal Chamber of Labour and was the organizer of a massive collection of signatures for the universal campaign in favor of the Stockholm appeal, launched by the international peace movement, calling for a ban on nuclear weapons.

In the same year he was elected for the first time to the Palermo City Council where he will remain until 1966. In this period he became regional secretary of CGIL, in 1959 and of the Sicilian PCI (1962-1967). He was elected in 1963 for the first of the two legislatures in which he will remain in office, at the Sicilian Regional Assembly. In 1969 he was called to Rome by the party to the Central Directorate of the Italian Communist Party, where he held the position of deputy head of the Agricultural Section and the Southern Section.
In 1972 he was elected to the Parliament, where he was to remain for three terms of office, as part of the Committees for the Budget and Planning of Agriculture and Forests, the parliamentary committee for the exercise of the powers of control over the programming and implementation of ordinary and extraordinary interventions in the Mezzogiorno but especially of the anti-mafia committee.

The fight against the Mafia

Pio la Torre PCIHaving just been elected to parliament in May 1972, he joined the Parliamentary Committee of Inquiry into the Mafia in Sicily. The commission was established in 1962, during the first mafia war and published its final report in 1976. The Tower, together with Judge Cesare Terranova, drafted, and signed as the first signatory, the minority report that highlighted the links between the Mafia and important politicians, in particular of the Christian Democracy. To the report adds the proposed law“Provisions against the Mafia”to supplement Law 575/1965 and introduce a new article in the penal code: 416a. A proposal that marks a radical turning point in the fight against mafia crime. Until then, the Mafia was not recognised as a criminal offence. The proposed law La Torre provided for the introduction in criminal law of a new article, 416a, introducing the crime of mafia association punishable by a sentence of three to six years for members, The penalty was four to ten in the case of an armed group. Provided for the forfeiture for those arrested of the possibility of holding civil office and, in particular, the compulsory confiscation of property directly attributable to the criminal activities perpetrated by the arrested.
Pio La Torre has a great knowledge of the Mafia phenomenon and its system of power. He is aware of his transformations, from the agricultural mafia and the fugitive estate, fought in the years of adolescence, to the urban mafia and the building industry, which, thanks to piloted contracts, he committed, thanks to connivance with local political leaders, the so-called “Sacco di Palermo”, up to the entrepreneurial mafia dedicated to international drug trafficking with connections in high finance.
He is not afraid to make clearly the names and surnames of the conniving politicians, famous his judgments on Vito Ciancimino, city council member to the public works of the town of Palermo from 1959 to 1964 and then mayor of the Sicilian capital until 1975. His analysis of the relationship between the system of Mafia power and pieces of the State reveals his belief that “[the] interpenetration occurred historically as a result of a meeting that was sought and desired by both parties (mafia and political power)… The Mafia is therefore a phenomenon of the ruling classes”.
In 1981 Pius La Torre decided to return to Sicily, at a time when the Mafia strategy of intimidation of the representatives most involved in law enforcement action by the State against the Mafia, was at its most brilliant. In previous years illustrious representatives of the state were killed, such as Judge Cesare Terranova (September 25, 1979), the prosecutor of the Republic Gaetano Costa (August 6, 1980) and the president of the region Piersanti mattarella (6 January 1980). It was he who decided to take up the post of Regional Secretary of the PCI, a post he assumed in the autumn of 1981, replacing Gianni parisi.
Immediately, on his return to Sicily, he began his last battle, that against the installation of missiles born in the military base of comiso.

The last battle

The Italian Government had announced on 7 August 1981 the agreement with NATO for the installation of Cruise nuclear euromissiles in the military base of comiso in the province of Ragusa. We’re in the middle of the cold war. The Tower gives strength and organization to a growing movement of protest against the installation seen as a threat to security, not only Sicilian, and not as a possible source of economic return. The climate of tension between the United States and Russia implied the adoption of a prudent and negotiating attitude which, not for this reason, made Protestant demands less convincing.
La Torre launched a petition from the Circolo della Stampa of Palermo within the framework of a conference in which representatives of every political, cultural and religious orientation participated. The goal was to collect a million signatures. The first major event was scheduled for 11 October 1981, in Comiso, with a large number of participants coming, on the march, from Palermo.
The success of the protest was enormous and the collection of extraordinary signatures. The same La Torre explained in a posthumous article published in“Rinascita”of 14 May 1982 that the reasons for opposition to missiles were based on the absolute opposition to the Transformation of Sicily into an outpost of war in a Mediterranean sea already deeply marked by dangerous tensions and conflicts. We must reject this fate and set against it the objective of making the Mediterranean a sea of peace”.
His intentions were abruptly interrupted one morning in April 1982.

THE MURDER

On April 30, 1982, at nine o'clock in the morning Pio La Torre, together with Rosario Di Salvo, is reaching by car a Fiat 132, the headquarters of the party. In Via turba, in front of the Sole barracks, two large-displacement motorcycles flank the car: some masked men with helmets and armed with guns and machine guns fire tens of shots against the two. The Tower dies instantly while Di Salvo has time to draw his gun and fire a few shots in an extreme attempt at defense.
On January 12, 2007 the Corte d'assise d'Appello of Palermo issued the last of a series of judgments that led to identify in Giuseppe Lucca, Nino Madonna, Salvatore Cucuzza, and Pino Greco, the material authors of the murder. From the revelations of Cucuzza, become collaborator of justice, it was possible to reconstruct the picture of the sponsors of the killing, identified in the bosses Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Bernardo Brusca and Antonino Geraci.

The framework of the sentences has allowed to identify in the antimafia commitment of Pio La Torre the determining cause of the death sentence inflicted by the mafia of the Sicilian politician.

The Foundation of the Centre for Cultural Studies and Initiatives“Pio La Torre”

Four years after his murder, in May 1986, in Alcamo, on the initiative of ino Vizzini, regional deputy, the Centre for Studies and Cultural Initiatives was founded by Pio La Torre”. Mission of the center is to enhance the ideal and political heritage marked by the life and work of Pio La Torre carrying out and promoting studies, initiatives and original research on aspects and problems of contemporary Sicily. Because, as the first President of the Centre pointed out, ing. Francesco Artale, in his opening speech of the Centre: “the heritage left by Pio La Torre […] belongs to all workers, honest people, all those who fight and work against the Mafia and exploitation, to all those who work for a free and productive Sicily and for a world without missiles and without wars”.
They were presidents of the Centre, l'ing. Francesco artale from 1986 to 1994, avv. Saverio Lo Monaco from 1994 to 1996, on. Gianni parisi from 1996 to 2001, on. Nino mannino from 2001 to 2004.
Since 2004 the President is Vito Lo Monaco.

Davide Mancuso
1 From the Minority Report to the Anti-Mafia Committee of 4 February 1976

 

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