1896, il cinema arriva a Catania

Cultura | 5 agosto 2017

    Quando il 6 dicembre 1896, ad appena un anno di distanza dalla prima proiezione mondiale cinematografica pubblica a pagamento organizzata dai fratelli Lumière a Parigi, Nino Martoglio dalle colonne del suo “D’Artagnan” (settimanale serio-umoristico-illustrato, da lui stesso fondato nel 1889), entusiasticamente annuncia ai catanesi l’arrivo del cinema in città, malauguratamente il vulcanico Belpassese omette di citare il nome dell’avventuroso pioniere che per primo impianta in via Etnea n. 139 “dopo il Palazzo dei Tribunali…quella straordinaria meraviglia che è il Cinematografo”. Per molte settimane un estasiato Martoglio invoglia i concittadini ad ammirare “il miracoloso spettacolo”, che forte del clamoroso e crescente successo prolunga la permanenza a Catania fino al febbraio del 1897 (per poi tornarvi ancora a maggio), sbalordendo l’ingenuo pubblico del tempo con un programma di brevi e brevissime riprese.                           

    I primi flani pubblicitari cominciano tuttavia ad apparire, da lunedì 30 novembre 1896, sul “Corriere di Catania” che annuncia gli spettacoli del Cinematografo e del Grafofono  (“Il Corriere di Catania”, 30 novembre 1896, v. flano), dove tuttavia si specifica il nome di questo primo avventuroso protoimpresario. Il giorno dopo compaiono anche i primi titoli (v. flano pubblicitario), filmati brevissimi ognuno della durata di 2-3 minuti, insieme agli “Intermezzi del Grafofono”, mentre altro programma si svolge in contemporanea anche nella Gran Sala del Palazzo Comunale, tutti i giorni dalle 17 alle 22. (v. il mio “La Sfinge dello Jonio”, Algra Editore, 2016).                        

Martoglio continua a tampinare amorevolmente l’attività e l’accresciuta popolarità del cinematografo, ma soltanto nel febbraio del 1898, cioè quando i precedenti apparecchi di proiezione verranno sostituiti dal più moderno e perfezionato “Cinématographe Lumière”, lo scrittore e drammaturgo etneo - poi divenuto anch’egli regista cinematografico -  decide  di rivelare il nome di Giuseppe Lentini (“Il D’Artagnan”, 13 febbraio 1898). Ma chi è, dunque, questo intraprendente antesignano dell’esercizio cinematografico e da dove proviene?                

Il giovane ammirato da Martoglio è identificabile in Giuseppe Lentini Vento, figlio di Domenico e Stefania Vento, nato a Barcellona Pozzo di Gotto il 21 febbraio 1872, il quale insieme ai fratelli Rocco e Nicolò, risulta essere uno dei componenti della famiglia Lentini ed in particolare uno dei nipoti di Giuseppe Lentini (nato a Barcellona nel 1820) che - durante la chiusura per lavori di ristrutturazione del glorioso “Teatro Mandanici” (di cui egli era custode e factotum) - costruì a sue spese un piccolo teatro, appunto il “Teatro Lentini”,  che nella cittadina peloritana assolse il compito di tenere in vita l’attività teatrale e quella musicale (cfr. S. Miano, “Il teatro Mandanici e teatri minori di Barcellona Pozzo di Gotto”, Roma, 2011). Nel piccolo teatro agì, tra le tante, anche la compagnia Menichelli, retta dai genitori di Pina Menichelli, divenuta tra gli anni ’10 e gli anni ’20 una delle più note e celebrate dive del cinema muto italiano e mondiale.    

    Assunti dal “Mandanici” in qualità di macchinisti e aiuto macchinisti, quindi già in possesso di cognizioni tecniche, all’arrivo del cinema i fratelli Lentini - passati dalla riapertura del “Mandanici” (1891) alla gestione del teatro dello zio - probabilmente acquistate alcune macchine (forse quelle costruite dall’inglese William Robert Paul) o agendo in qualità di concessionari-operatori di più proiettori Edison (il geniale inventore americano, infatti, vendeva le pellicole solo a chi noleggiava le sue macchine), danno la stura ad una frenetica attività di proiezioni cinematografiche ambulanti, durate almeno dalla fine del 1896 al 1898.   

      La presenza dei Lentini si registra infatti a Catania (1896-1897-1898), a Messina ed Acireale (1897) e pressoché simultaneamente anche a Palermo (dove  saranno sempre i Lentini a far conoscere il “Lumière”) e forse anche in località extraisolane (Napoli?). Nel frattempo, però, l’epoca pionieristica inevitabilmente volge verso la fine. A parte la concorrenza degli altri ambulanti, a partire dai primi anni del secolo scorso comincia a diffondersi dapprima nelle città quindi nei piccoli centri l’endemico espandersi delle prime sale stabili. Tutt’altro che intimoriti i tre fratelli - infaticabili pionieri del cinema in Sicilia - non esitano a gettarsi nell’esercizio stabile, aggiungendo nel 1899 alla già avviata attività teatrale del “Lentini” anche quella cinematografica. “Mercè l’opera dei fratelli Lentini il teatro omonimo si è aperto col Cinematografo Lumière e col Grafofon. Molta gente accorre seralmente ad ammirare le nuove meraviglie del grande ed immortale Edison” (“Gazzetta di Barcellona”, 22 gennaio 1899). Il Teatro “Lentini” diviene così anche una delle primissime sale stabili nazionali e forse addirittura in assoluto la prima siciliana.  (La Sicilia)

 di Franco La Magna

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