Ai Cinquestelle il derby siciliano con la Lega, il Pd attende

Politica | 14 maggio 2019

In termini calcistici il derby casalingo tra Lega e Cinquestelle è finito con un rotondo due a zero per Di Maio che ha messo in scarsella i sindaci di Caltanissetta e Castelvetrano. Se poi uno indugiasse alla citazione colta , verrebbe a mente il piazze piene, urne vuote con cui il leader socialista Pietro Nenni derubricava i comizi affollati di qualche capo della destra di allora. Sarebbe tuttavia troppo facile cavarsela così, perché il lungo peregrinare del ministro degli Interni per piazze e piazzette della ridente Sicilia ha conseguito il risultato di fare della Lega il vero punto di riferimento del centrodestra, nella prospettiva soprattutto delle forze che si libereranno con la prevedibile uscita di scena di Silvio Berlusconi. 

E' una partita che in Sicilia si gioca attorno allo scontro tra Micciché, che punta ad assumere la leadership post-cavaliere con un risultato significativo alle Europee e quanti hanno già fatto i bagagli e veleggiano verso il nuovo centrodestra a trazione leghista come il sindaco di Catania Salvo Pogliese. Dubito che l'esperienza di Gela sia una sorta di prova generale: le alleanze locali si dimostrano strumento utile a conquistare i municipi, ma difficilmente sono traducibili in accordi di più ampio respiro; specialmente con l'aria che tira nel PD zingarettiano che, nonostante qualche distonica voce siciliana, veleggia in tutt'altra direzione. Difficile dunque trarre lezioni generali dal limitato risultato dei cinque comuni che hanno eletto i sindaci al ballottaggio del 12 maggio. 

Tranne che per la considerazione della bassissima affluenza al voto: 42,64% , rispetto al 56,52% del primo turno, a Caltanissetta, 40,48% a Gela ( 58,41%), 41,70% a Monreale (59,17%), 47,01% a Castelvetrano (55,61%), 48,78% a Mazara del Vallo (65,02%). Insomma a livello regionale, su 226.546 elettori se ne sono presentati alle urne 98.776 che hanno deciso per tutti. Vediamo, per esempio, cosa significa in numeri assoluti il 58,8% conseguito dal sindaco di Caltanissetta. Una semplicissima operazione aritmetica: nel capoluogo nisseno su 56.294 elettori hanno votato al secondo turno 24.001 e appena 14.400 hanno preferito il nuovo sindaco. Il medesimo esercizio può applicarsi con risultati sostanzialmente simili agli altri comuni coinvolti nel turno elettorale. Naturalmente non è colpa di chi si è candidato, ma una riflessione su una legge elettorale che contiene meccanismi limitanti della partecipazione converrebbe farla. Auguri sinceri, in ogni caso, ai sindaci neo eletti che si troveranno ad affrontare situazioni ovunque difficili, ma con punte di drammaticità a Castelvetrano, comune sostanzialmente fallito. Il dato elettorale siciliano è limitato e solo parzialmente interpretabile in chiave nazionale , ma Luigi Di Maio, precipitatosi in Sicilia a metterci il cappello, la butta in politica e presenta il movimento di cui si definisce capo politico come l'unico baluardo contro il pericolo dell'ultradestra. Nella campagna elettorale permanente in cui questo governo è impegnato dalla nascita, i Cinquestelle tentano ora di riverniciare la facciata di sinistra. In realtà nel paese, come è dimostrato da libri ed inchieste giornalistiche, i social media sono stati utilizzati per diffondere una pericolosa cultura di destra .

 In politica il vuoto non esiste: appena è venuta meno l'egemonia della cultura progressista nella comunicazione di massa e nella penetrazione nei nuovi media, ha cominciato a circolare di tutto. La Lega ha in modo evidente costruito una rete di rapporti con la peggior destra neo fascista , i Cinque stelle non sono stati da meno nella diffusione di massa di una cultura politica sostanzialmente qualunquista. Non facciamoci confondere dalla fuffa preelettorale tra i dioscuri del contratto di governo; la posta in gioco del 26 maggio è il futuro della costruzione europea.  

Anche se il tema sembra scomparso dalla campagna elettorale, è la prima volta che le elezioni del Parlamento europeo assumono una valenza cruciale al punto da segnare veramente il destino. L'UE ha compiuto molti errori: non ha saputo cogliere il disastro sociale determinato dalla crisi economica globale, ha insistito nell'austerità, con politiche economiche che hanno enfatizzato le conseguenze peggiori della lunga recessione, in special modo sui redditi più bassi e sui ceti medi. Se ne parla poco, ma probabilmente uno degli errori peggiori deriva dal modo in cui si è realizzato l'allargamento a 28, consentendo ai paesi dell'ex patto di Varsavia, impegnati in una complessa transizione politica, istituzionale ed economica di aderire, in assenza delle necessarie garanzie sul terreno delle regole democratiche. Ciò ha favorito l'affermarsi delle democrature in Polonia e Ungheria., ma è anche all'origine del rifiuto di questi paesi ad applicare il valore della solidarietà continentale nella decisiva vicenda delle migrazioni. La cornice politica continentale di queste pulsioni estreme è l'Internazionale dei sovranisti della quale sono protagonisti la Le Pen in Francia e Salvini in Italia, alle cui spalle si intravede l'ombra della geopolitica in scala continentale praticata dagli Usa di Trump, dalla Russia di Putin, dalla stessa Cina della belt and road initiative.. Altro che recupero della sovranità dello stato nazionale, chimera che purtroppo ha illuso una parte, per fortuna minoritaria, della sinistra: per far dispetto ai burocrati di Bruxelles finiremmo per consegnare le nostre vite alle esigenze imperiali della geopolitica. 

Non v'è alternativa all'Unione dell'Europa, come dimostra anche l'imprevista ed incredibile incapacità della Gran Bretagna di dar pratica attuazione alla Brexit. Abbiamo bisogno di un'Unione riformata, aperta alla dimensione sociale, amica dell popolazioni che ci vivono, aperta ai fenomeni epocali che stanno alla base delle migrazioni, che combatta le forme di dumping sociale, salariale e fiscale interni. Va ricostruita intorno alla riforma ed al rilancio degli ideali europei, un'utopia concreta che parli il linguaggio della solidarietà, della conoscenza, dell'innovazione socialmente sostenibile, della salvezza ecologica del continente e del pianeta come ci sollecitano con immensa energia i più giovani. Per questo bisogna andare a votare il 26 maggio: votate per chi volete nello schieramento delle forze inequivocabilmente europeiste; ma recatevi alle urne per impedire che siano altri a decidere il destino comune.

 di Franco Garufi

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