Ars, così il taglio dei seggi complica la rete delle alleanze

Politica | 1 settembre 2017
La trippa è tutta lì. In una tabella elaborata dall’ufficio elettorale della Regione siciliana che ridisegna la distribuzione dei seggi per l’elezione dei deputati dell’Assemblea regionale siciliana nelle nove province. Ridisegna perché, grazie alla legge costituzionale 2/2013, i posti in palio per le elezioni del 5 novembre sono passati da 90 a 70. Non è cosa da poco. Non solo per i cosiddetti costi della politica ma anche per chi ha deciso di partecipare alla competizione elettorale. Quella tabella è allegata al decreto che deve andare alla firma del presidente uscente Rosario Crocetta ed è un documento molto atteso perché finalmente dà un quadro chiaro delle attribuzioni per provincia e indica con chiarezza anche i resti che saranno attribuiti sulla base del sistema elettorale vigente che risale al 1951 ed è stato innovato con la legge 7 del 2005. 

Una tabella, spiegano dalla Regione, che è stata elaborata dividendo «la cifra della popolazione residente in ciascuna circoscrizione provinciale per il quoziente fisso 80.692, ottenuto dividendo per 62 la cifra della popolazione legale residente nella regione risultante dall’ultimo censimento ufficiale fatto nel 2011». 

Saranno dunque 62 (e non 80 com’era prima della riforma) i deputati eletti con il sistema proporzionale mentre nel “listino” regionale del candidato presidente i nomi in lista passano da 9 a 7 e in caso di vittoria saranno tutti eletti. Il seggio che manca all’appello è quello che va di diritto al candidato presidente secondo classificato. Il numerino magico comunque è 42 (prima era 54) che corrisponde al numero massimo dei seggi attribuibili «al fine di agevolare la formazione di una stabile maggioranza».

 Come avverrà dunque l’attribuzione dei seggi? La provincia con il maggior numero di deputati eletti è Palermo con 16 seggi (prima erano 20), a Catania ne spettano 13 (erano 17), a Messina 8 (erano 11), ad Agrigento 6 ( prima erano 7), a Siracusa e a Trapani 5 (Trapani ne aveva 7 mentre Siracusa ne aveva 6), a Ragusa spettano 4 seggi (ne aveva 5), a Caltanissetta 3 seggi ( ne aveva 4) e a Enna 2 seggi (ne aveva 3). Seggi che verranno assegnati con il metodo del quoziente Hare e l’attribuzione dei più alti resti (con recupero sempre a livello provinciale) alle liste che abbiano superato lo sbarramento del 5% a livello regionale. Secondo il calcolo fatto dagli uffici regionali i resti più alti sono quelli di Siracusa, Ragusa , Palermo e Agrigento. 

Intanto, dopo la conferma della candidatura del rettore dell’Università di Palermo Fabrizio Micari con l’appoggio del Pd e di Ap di AngelinoAlfano, ècaosnelcentrosinistra in vista del voto regionale del 5 novembre. I bersaniani di Mdp hannodecisodiseguireSinistraitaliana appoggiando la candidatura alternativadiClaudioFava, ealmomento resta sul campo anche il governatore uscente Rosario Crocetta, che chiede primarie di coalizioneormaiesclusedaLargodelNazareno. Una situazione che danneggia il Pd e il suo candidato Micari, almenostandoaunsondaggio commissionato dal candidato del centrodestra Nello Musumeci ed effettuato da Lorien Consulting tra il 26 e il 28 agosto: Musumeci sarebbe al 40,5%, due punti in più del grillino Giancarlo Cancelleri (38,2%), mentre Micari si fermerebbe al 21,3%. E solo se Crocetta alla fine non si presentasse, nel qual caso porterebbe via a Micari l’11%. Si tratta di un sondaggio fatto solo sui nomi e non sul voto di lista, che in Sicilia è molto importante, ma certo non è un buon presagio per l’inedita alleanza Pd-Alfano.(Il Sole 24 ore)

 di Nino Amadore

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