Cinema, a Pordenone i grandi capolavori del muto

Cultura | 1 agosto 2019

Rese già note, ormai da mesi, le date della 38a edizione delle ormai celeberrime Giornate del cinema muto di Pordenone, che si svolgerà dal 5 al 12 ottobre 2019 nella cittadina friulana (more solito al Teatro Comunale Giuseppe Verdi), emergono in questi giorni le prime abbondanti anticipazioni sul programma proposto quest’anno dal direttore Jay Weissberg. Si parte subito con un’apertura “doc” con la proiezione di uno dei film più conosciuti ed amati di sempre: The Kid (Il monello) di Charles Chaplin, accompagnato dall’Orchestra San Marco di Pordenone dalla musica composta dallo stesso Chaplin per la riedizione del 1971, restaurata e arrangiata dal maestro Timothy Brock

L’evento, previsto per sabato 5 ottobre (con replica domenica 13 ottobre), indiscusso capolavoro di Chaplin ha consacrato il piccolo interprete Jackie Coogan come il più famoso divo bambino del cinema muto. Non meno attesa la serata conclusiva con il leggendario The Lodger (Il pensionante, 1927) di Alfred Hitchcock (“A Story of the London Fog”), tratto dal romanzo di Marie Belloc Lowndes ed ispirato alla vicenda di Jack lo Squartatore, considerato dal maestro del brivido il suo primo vero film, mix di suspense e humour uniti a un appropriato accompagnamento dalla nuova partitura composta da Neil Brand, per l’Orchestra San Marco diretta da Ben Palmer. A metà settimana (mercoledì 9 ottobre) il capolavoro del 1929 del regista sovietico Fridrikh Ermler, Oblomok imperii (Un frammento d’impero), con Fyodor Nikitin, avvincente metafora dei mutamenti avvenuti in Unione Sovietica negli anni Venti, visti attraverso la storia di un soldato che dopo dieci anni torna nella sua città, ormai profondamente cambiata. Il nuovo restauro è stato realizzato dal San Francisco Silent Film Festival, EYE Filmmuseum e Gosfilmofond, con la partitura orchestrale originale recentemente riscoperta, riproposta a Pordenone come prima internazionale dopo l’unica esecuzione di Mosca. 

Tra le grandi retrospettive da segnalare la personale di William S. Hart, la più grande star del western muto, maestro di generazioni di attori cowboy (incluso John Wayne). Fra i titoli in programma – sette lungometraggi e sette cortometraggi – anche il nuovo restauro di The Aryan (“Il bandito della miniera d’oro”, 1916), un film creduto perduto, riscoperto pochi anni fa a Buenos Aires a Pordenone sarà presentato in prima mondiale. La retrospettiva è realizzata in collaborazione con il William S. Hart Museum di Newhall, California. Rispunta, fracassona e spocchiosa l'allegra brigata delle "Nasty Women”, titolo con cui era stata proposta nel 2017 una serie di cortometraggi comici – la maggior parte risalente agli anni '10 del secolo scorso e alcuni anche precedenti – in cui le protagoniste, donne e ragazze dal carattere volitivo, gettavano scompiglio nel loro ambiente sovvertendo le regole dettate dal potere patriarcale. Gli studiosi di cinema ne parlano come una nuova interpretazione per la comprensione del popolarissimo genere comico.

 La serie, accolta con particolare favore, avrà quindi un seguito anche quest’anno con diversi altri titoli di "Nasty Women", tutti presentati all’interno della più ampia sezione sulle origini dello slapstick europeo. Sottogenere della commedia lo slapstick ha avuto ovunque uno straordinario successo commerciale e nonostante vanti fra i suoi esponenti i più grandi comici di tutti i tempi, molto rimane ancora da scoprire. Con questa nuova rassegna si cercherà di risalire alle origini dello slapstick in Europa, collegando gag e numeri comici alle loro fonti, rintracciabili nella tradizione del music hall, del vaudeville, del circo, seguendone poi l’evoluzione nei primi cortometraggi comici e, in seguito, nei lungometraggi.

 Tutto a suon di musica e di risate. Ma a centralità delle donne non si ferma qui e torna in molte altre parti del programma delle Giornate del Cinema Muto 2019: nei lavori con due vedettes d’oltralpe come Suzanne Grandais, la Mary Pickford francese, e la mitica Mistinguett, oltre a una delle prime grandi produzioni con Joan Crawford, il film MGM Sally, Irene e Mary (1925) di Edmund Goulding, da poco restaurato dal George Eastman Museum di Rochester (New York). Insomma, come sempre, un programma non soltanto particolarmente ricco ed allettante, ma altresì onusto di “scoperte” e “riscoperte”, come da sempre è nella tradizione di questo irrinunciabile appuntamento annuale, dove giungono da tutto il mondo studiosi e cinephiles.

 di Franco La Magna

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