Comuni siciliani al collasso e sindaci assediati dalla mafia

Economia | 22 giugno 2020

Dei 26 comuni sciolti in Sicilia l'anno scorso 13, il 50%, sono stati sciolti per infiltrazioni della criminalità organizzata e mafiosa: Vittoria in provincia di Ragusa, Pachino (Siracusa), Mistretta (Messina), 2 in provincia di Caltanissetta (Bompensiere e San Cataldo) 2 nell'agrigentino (Camastra e San Biagio Platani), 3 nel palermitano (Mezzojuso, San Cipirello e Torretta), 3 nel catanese (Maniace, Misterbianco, Trecastagni). Un primato che l'isola condivide con la Calabria, come dimostrano i dati di Openpolis. I quali evidenziano anche che il 29% dei comuni sciolti per mafia si trovava in situazione di deficit finanziario. 

Si capisce molto di più della crisi siciliana, se si collazionano queste cifre con i dati pubblicati oggi dall'indagine sull'economia regionale della Sicilia condotta dalla Banca d'Italia ci si accorge di quanto grandi siano i rischi che incombono sulle autonomie locali. I dati relativi all’esercizio 2018 (ultimo anno disponibile) tracciavano per la Sicilia un quadro caratterizzato da condizioni di squilibrio diffuse: “solo il 10 per cento dei Comuni non evidenziava criticità in alcuno degli otto parametri oggetto di monitoraggio, a fronte di circa il 28 e il 64 per cento rispettivamente nel Mezzogiorno e nel Paese, e quasi il 30 per cento mostrava squilibri in almeno 3 indicatori. I Comuni siciliani registravano criticità soprattutto in termini di capacità di riscossione delle entrate proprie e di rigidità delle spese. 1 Alla fine del 2019, in Sicilia, 41 Comuni avevano in corso la procedura di riequilibrio finanziario (3 in più rispetto alla fine del 2018) e 39 avevano dichiarato lo stato di dissesto (erano 23 un anno prima). Insomma nel 2019 la situazione dei comuni siciliani era mediamente più pesante, dal punto di vista finanziario della media italiana. 

La situazione è destinata ad aggravarsi: secondo Bankitalia, nel 2020 gli equilibri di bilancio dei Comuni siciliani risentiranno degli effetti connessi all’emergenza sanitaria. A fronte di spese in gran parte incomprimibili, gli enti si sono trovati a fronteggiare uno slittamento degli incassi, con effetti negativi sulla situazione di liquidità, a cui si sono associate notevoli perdite di gettito. I bilanci dei Comuni sono stati posti sotto pressione dagli effetti della pandemia Covid-19 per le maggiori spese necessarie a fronteggiare l’emergenza1 e, soprattutto, per il calo delle entrate. Larga parte delle entrate proprie correnti risente infatti del blocco delle attività disposto per limitare il contagio e delle misure di esenzione a favore delle categorie di contribuenti maggiormente colpite dalla crisi. Per i Comuni siciliani, escludendo il primo bimestre dell’anno che non è stato influenzato dalla crisi, le entrate tributarie ed extra tributarie che possono subire un calo a causa del lockdown rappresentano il 48 per cento delle entrate correnti annue, un valore inferiore a quello medio nazionale (60 per cento circa). Tra le entrate tributarie, le principali voci potenzialmente a rischio di perdite sono l’Imu, la tassa sui rifiuti (Tari) e l’addizionale all’Irpef. Minori incassi sono attesi inoltre dall’imposta di soggiorno, dall’imposta sulla pubblicità, dalle esenzioni al pagamento della prima rata dell’Imu per le strutture turistiche, alle esenzioni (fino a ottobre) relative alla tassa per l’occupazione di suolo pubblico (Tosap) e alle riduzioni alla Tari per gli esercizi interessati dal blocco dell’attività. Tra le entrate extra tributarie, le principali perdite hanno riguardato la vendita di beni e servizi (ad esempio i ricavi del trasporto pubblico locale, gli ingressi nei musei, le mense scolastiche, i parcheggi a pagamento), le contravvenzioni al codice della strada e il canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche (Cosap) soggetto, al pari della Tosap, a esenzione fino al prossimo ottobre.

Secondo le stime della Banca, la perdita che si è già determinata ammonterebbe a circa 114 milioni (59,3 milioni di entrate tributarie e 54,9 di extra tributarie), pari al 2,7 per cento delle entrate correnti annue, una incidenza inferiore alla media nazionale (4,1 per cento). Nell’ipotesi che il blocco delle attività e gli effetti della crisi si protraggano con uguale intensità anche nei rimanenti mesi dell’anno, la perdita potenziale massima ammonterebbe a 352 milioni, pari all’8,3 per cento delle entrate correnti (12,5 per cento nella media italiana).

 Le cattive notizie non finiscono qui. Avviso pubblico ha presentato il Rapporto che si intitola “Amministratori sotto tiro nel 2019” che mette in luce un notevole incremento della pressione malavitosa e delle minacce nei confronti dei sindaci e degli amministratori locali. Quelli più sotto tiro sono i sindaci di comuni con più di 20.000 abitanti di aree a forte presenza mafiosa. Subiscono aggressioni o intimidazioni come l'auto bruciata.

Per il terzo anno consecutivo la Campania si conferma in cima alla lista nera con 92 casi censiti, seguita dalla Puglia con 71 casi ( il maggior incremento nazionale) e dalla Sicilia dove invece si è registrata una netta inversione di tendenza ( -24  per cento). Quindi la Calabria e poi, al quinto posto la prima regione del Nord, la Lombardia con 46 casi ( in notevole aumento). Anche nel 2019 Napoli si conferma la città più colpita dalle intimidazioni, seguita da Roma, Cosenza, Foggia, Palermo e Torino. La somma delle tre situazioni di crisi- violenza nei confronti degli amministratori, infiltrazioni mafiose e crisi finanziaria rischiano di creare una situazione di collasso economico e sociale ne territori più deboli che nei prossimi mesi rischiano di pagare a carissimo prezzo le conseguenze della pandemia da Covid 19. Una situazione di difficile sostenibilità, tanto da aver provocato anche un commento della ministra degli Interni Luciana Lamorgese che ha segnalato che il Governo guarda con preoccupazione ed attenzione a quanto si sta verificando nei territori.

1 Com'è noto, oltre agli enti in condizioni strutturalmente deficitarie, è possibile individuare altre due categorie di enti, in ordine crescente di criticità finanziaria: in riequilibrio finanziario (comunemente nota come “pre-dissesto”) e in dissesto.

 di Franco Garufi

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