Corruzione e credibilità del Paese, sindrome di Trocadero in Italia

Società | 10 gennaio 2019

Dipingere un paese come corrotto o anche più corrotto di quanto realmente non sia può avere effetti diretti e indiretti sull’economia. Per questo, la costruzione di indicatori validi ed efficaci a rappresentare i molteplici aspetti relativi al fenomeno “corruzione” integra il primo ed essenziale passo verso il controllo, la prevenzione e il contrasto; senza misure accurate e affidabili non solo diventa difficile cogliere l’estensione e l’ordine di grandezza del fenomeno, ma anche indirizzare strategie di intervento istituzionale e politico di contrasto e repressione.

L’econometria della corruzione è alla base della ricerca “La corruzione tra realtà e rappresentazione. Ovvero: come si può alterare la reputazione di un Paese, curata da Giovanni Tartaglia Polcini per l’Eurispes, che si è posta l’obiettivo di verificare la fondatezza del giudizio espresso nei confronti dell’Italia dai più comuni indicatori di natura percettiva diffusi sul piano globale.

La ricerca è stata presentata presso Palazzo Altieri dal Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Cafiero De Raho.

La portata del fenomeno “corruzione”

Per la Banca Mondiale, la corruzione è il maggiore ostacolo allo sviluppo economico e sociale dei paesi. Nel 2010 si è stimato che la corruzione riduce il tasso di crescita di 0,5-1,0 punti percentuali per anno. La stessa OCSE ha voluto studiare ed approfondire le conseguenze del Corruption Perception Index sull’andamento delle economie dei paesi. Ad un indice basso corrispondono minore affidabilità̀, minore attrattività per gli investimenti, tassi di interesse maggiori, danni di immagine e reputazionali su larga scala.

L’Italia nelle classifiche internazionali: la sindrome del Botswana

L’Italia, negli indici internazionali, si colloca in posizioni molto più basse di quanto non meriterebbe il suo status di paese democratico e di potenza mondiale, tra i primi dieci grandi paesi al mondo per il Pil pro capite. Essa si colloca, infatti, al 46° posto nell’indice di competitività (2007), al 53° nell’indice Doing business (2008), al 41° nel CPI (2007), al 60° nellIndex of Economic Freedom (2006), addirittura all’84° nel Global Gender Gap Index (2007).  

L’Italia, in àmbito OCSE, è il Paese con la più alta corruzione percepita (circa 90%) e con una fiducia nel Governo superiore al 30%, più alta di quella di Grecia, Portogallo, Spagna e Slovenia nonostante questi paesi abbiano una percezione della corruzione inferiore a quella italiana (tra l ́80% e il 90%).

Qualcuno definisce questo fenomeno “sindrome del Botswana”, inteso come tendenza ad accostare il nostro Paese a Stati difficilmente assimilabili all’Italia per livello di benessere e di ricchezza.

Nell’ultima graduatoria di Transparency International, basata proprio su un indice di percezione, risultiamo al 69° posto con l’85% degli italiani convinti che Istituzioni e politici siano corrotti. Ma, alla domanda specifica, posta a un campione di cittadini, se negli ultimi 12 mesi avessero vissuto, direttamente o tramite un membro della propria famiglia, un caso di corruzione, la risposta è stata negativa nella stragrande maggioranza dei casi, in linea con le altre nazioni sviluppate.

Le classifiche internazionali, sono basate per lo più su misurazioni soggettive, ovvero sulla percezione del fenomeno. Secondo la ricerca svolta da Tartaglia Polcini, «il rating attribuito all’Italia è spesso ingeneroso, se non a tratti errato, con notevoli conseguenze anche sul piano macro-economico».

Il sistema Italia e il Paradosso di Trocadero

Il sistema giuridico italiano ha alcune peculiarità ordinamentali che lo caratterizzano: l’autonomia del pubblico ministero, l’indipendenza della Magistratura in genere, l’obbligatorietà dell’azione penale, l’assoluta libertà di stampa in ordine alla pubblicazione anche delle notizie di reato fin dalle prime battute dell’indagine.

Nel nostro ordinamento, inoltre, l’indipendenza assoluta dell’Autorità Nazionale Anticorruzione che si è aggiunta, sul piano preventivo a quella costituzionale della Magistratura, sul piano repressivo, assicura una risposta significativa al fenomeno: le condizioni elencate devono, di conseguenza, essere considerate parametri decisivi per la misurazione della corruzione.

Quello che si verifica in Italia è il “Paradosso di Trocadero”: più si perseguono i fenomeni corruttivi sul piano della prevenzione e le fattispecie di reato sul piano della repressione, maggiore è la percezione del fenomeno. L’effetto distorsivo collegato a questo assunto ha concorso a penalizzare soprattutto gli ordinamenti più attivi dal punto di vista della reazione alla corruzione in tutte le sue forme.

Dalla distorsione si è passati al paradosso vero e proprio quando sono stati comparati ordinamenti, dal punto di vista della percezione della corruzione, senza tenere conto di quelle che erano le relative caratteristiche istituzionali e processual-penalistiche.

Gli indici di misurazione della corruzione

Gli indici di misurazione della corruzione vengono distinti in due categorie: indicatori soggettivi (o percettivi) e indicatori oggettivi.

Gli indicatori soggettivi si fondano, per lo più, su sondaggi basati su campioni estratti dalla popolazione di riferimento, oppure su indagini ad hoc condotte su esperti. Indicatori di questo tipo sono il Corruption Perception Index elaborato da Transparency International, il Control of Corruption Index predisposto dalla Banca Mondiale, il Global Competitiveness Index proposto dal World Economic Forum e l’Eurobarometer elaborato dalla Commissione Europea.

Gli indicatori oggettivi di corruzione sono basati ancora su indagini campionarie, sulla valutazione di proxy (per esempio, i valori osservati nel tempo nel rapporto tra spesa e capitale pubblico) ma anche su statistiche giudiziarie, sulle dichiarazioni dirette di chi ha ricevuto richiesta di pagare una tangente (indagini di vittimizzazione), su rilevazioni fattuali di scostamenti tra costi e output (missing expenditure) o, infine, su audit condotti presso le amministrazioni pubbliche.

Gli indicatori di tipo oggettivo possono generare una sottostima del fenomeno ogniqualvolta i crimini non vengono scoperti, denunciati e/o perseguiti. Inoltre, gli indicatori di tipo giudiziario soffrono di un forte ritardo temporale rispetto al momento in cui il reato è stato commesso.

L’indice di percezione della corruzione è destinato a segnare il passo: si apre lo spazio doveroso e necessario per una econometria del diritto, per la giurimetrica della misurazione della corruzione, per una più realistica comparazione tra sistemi.

La prevenzione della corruzione postula la sussistenza di alcune condizioni fondamentali: tra esse, la misurazione e la valutazione dell’entità del fenomeno.

Emerge quindi la necessità di ridefinire una serie di indicatori accurati e condivisi sul piano internazionale, in grado di sostenere una comparazione dei dati fra paesi affidabile sul piano ontologico ed utile sotto il profilo operativo/funzionale. Si deve dunque propendere per una ricerca di un indicatore composito.

Il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, ha spiegato la genesi della ricerca, i suoi obiettivi e il risultato raggiunto: «I risultati dello studio mettono in forte discussione i percorsi attraverso i quali si anima il dibattito in corso, aprono uno squarcio per future iniziative e spingono ad una seria ed importante riflessione. Anche se si trattasse solo di un sasso nell’ingranaggio delle eccessive semplificazioni questo sarebbe già un risultato accettabile». Ed ha sottolineato: «Ovviamente, non intendiamo sostenere che l’Italia sia immune dalla corruzione o che la corruzione stessa non ne abbia caratterizzato la storia antica e recente. Ciò che vogliamo, invece, fortemente affermare è che il nostro Paese è anche meno corrotto degli altri, che reagisce alla corruzione più degli altri, che non la tollera e che combatte il malaffare ed oggi lo previene anche meglio degli altri».

Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, spiega nella prefazione: «Il tasso di corruzione di una nazione investe direttamente la credibilità delle sue Istituzioni e da un punto di vista politico, dunque, determinare con una certa attendibilità le dimensioni che il fenomeno assume, è innanzitutto una “pagella” su un Paese e sulla sua classe dirigente. C’è poi un aspetto economico, ancora più rilevante».

Aggiunge: «Il pregio principale della ricerca è proprio l’inquadramento del problema in una prospettiva comparata. La difformità esistente fra le varie nazioni (di ordinamento giuridico in primo luogo, ma anche terminologica) non è difatti soltanto uno dei principali ostacoli alla “costruzione” di indicatori di corruzione universalmente validi. Legato a questo aspetto vi è il vero punto centrale della questione: la scarsa affidabilità degli indici di percezione, poiché non misurano il fenomeno ma solo l’impressione che se ne ha».

 di Dario Carnevale

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