Così il magico Leo Gullotta fa riflettere Giacomino

Cultura | 1 novembre 2018

Patria indiscussa del teatro lirico e di prosa siciliano, Catania offre ai molti aficionados dell’una e dell’altra stagione un’offerta che di anno in anno sembra non subire la perniciosa crisi finanziaria, inevitabilmente estesasi sotto molti aspetti a macchia d’olio (primo tra tutti quello economico) anche sulle attività artistiche. E non sembri un’iperbole. Nessun’altra città dell’isola, compresa Palermo, può vantare una quantità di stagioni teatrali pari al capoluogo etneo che - tra “professionisti” e “filodrammatici” (uniti da comune passione e, a momenti, anche da comune malora), compagnie indigene ed esterne - riesce a catturare l’attenzione di un pubblico culturalmente stratificato e generalista. All’esordio di Leo Gullotta (fino all’11 novembre allo “Stabile”) con l’ormai classico pirandelliano “Pensaci Giacomino!”, nei panni dell’umanissimo prof. Toti, vecchio paladino di “giustizia morale” avverso all’ipocrisia e alle trite convenzioni sociali, vero e proprio cavallo di battaglia di tutti i mostri sacri del teatro isolano (a partire da Angelo Musco, di cui esiste anche la versione cinematografica, quindi Turi Ferro, Michele Abruzzo, ecc…), fa da pendant lo storico, esilarante, duetto Tuccio Musumeci-Pippo Pattavina che al “Brancati” porta in scena “Filippo Mancuso e Don Lollò” (fino all’11 novembre), ovvero quella surreale e allucinante “Concessione del telefono” scritta da Andrea Camilleri e adattata per il teatro insieme a Giuseppe Dipasquale, anche regista. All’ “Underground river” (un teatrino di via Borrello, che vanta un pubblico di aficionados) l’inglese Steve Cable, da molti anni trapiantato a Catania e conduttore di laboratori nella lingua di sua immarcescibile maestà Elisabetta, nel divertente da lui stesso scritto e recitato “Uomo maturo” fustiga con ironia e intelligenza vizi e lazzi dei figli dell’Etna affetti da “musulmana” lentezza e sindrome di “c…duro” (che fa rima con “uomo maturo”), dove one man show utilizza come scenografia una…bottiglia di birra. Teatro povero, ma non povero teatro. Il piccolo “Canovaccio” ha ospitato “Palco Off” (“off” sta per mancanza di palcoscenico fisso e conseguente migrazione) con “Sugnu o non sugnu”, ovvero “Essere o non essere” di e con Francesca Vitale e con Francesco Foti, regia di Nicola Alberto Orofino, che riprende la fola propalata da qualche anno sulle origini siciliane (messinesi) del grande Bardo. Di Shakespeare, che compone in siciliano e viene tradotto dalla moglie Anne, una frastornante gragnola di citazioni. Dissacrante rappresentazione, con vocale chiusura punk-rock, d’un immaginario rapporto di coppia. Inizio di stagione anche per “L’Istrione” con “Una moglie ideale” di Marco Praga, classico triangolo amoroso a conclusione “redenzionale”. In “A piedi nudi nel parco”, inaspettata crisi matrimoniale con happy-end, celeberrima pièce di Neil Simon (oggetto anche di una nota versione cinematografica omonima del 1967, con Jane Fonda e Robert Redford) si cimenta (10-11 novembre) alla “Sala Chaplin” senza alcun timore reverenziale la “Carrozza degli artisti” diretta a Elisa Franco, anche attrice, di recente protagonista d’una produzione cinematografica argentina. Giovedì 8 novembre avvio di stagione anche per il “Piccolo Teatro della città” (via Ciccaglione) con “La cena” scritto da Giuseppe Manfridi e diretto da Wlater Manfrè. Dopo Giuseppe Fiorello al “Metropolitan” si aspetta l’ormai classico musical “Jesus Christ Superstar” (8 novembre, ma a febbraio arriverà anche Beppe Grillo e molti altri). In attesa la partenza della produzione del “Canovaccio” (15 novembre con “Cordialmente invitati a incontrare la morte”, dall’omonimo romanzo di Rex Stout, regia di Gianni Scuto) quella dell’ “ABC” e di un puzzle di compagnie dialettali, che tra Catania e provincia (quasi ogni paese etneo vanta una sua compagnia) tengono viva la storica tradizione dei teatri filodrammatici rappresentati dalla FITA (Federazione Italiana Teatro Amatori), diffusa sul territorio attraverso le sezioni provinciali. Purtroppo il teatro siciliano, in particolare quello catanese, si è improvvisamente impoverito di due suoi figli: scomparsi da poco il versatile Gilberto Idonea (considerato l’erede di Angelo Musco) che lascia alla guida della compagnia il figlio e Nuccio Pappalardo, attore-regista della compagnia del Teatro Stabile di Nicolosi “Amici del Teatro”. In corso di rappresentazione al Teatro “Massimo Bellini” “Andrea Chénier”, dramma storico in quattro quadri opera somma di Umberto Giordani, su libretto di Luigi Illica, affresco storico dedicato al poeta e giornalista francese, vittima del Terrore, il capolavoro di Umberto Giordano (dal 30 ottobre al 7 novembre) va in scena in un allestimento dell'ente lirico catanese.

 di Franco La Magna

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