Da Palermo appello antitratta: fermate i nuovi schiavisti

Società | 14 ottobre 2017

“Dobbiamo fermare i trafficanti e interrompere gli abusi infantili”, questo l’appello di Osas Egbon, presidente dell’associazione Donne di Benin City lanciato nel corso dell’incontro promosso in occasione della Giornata Europea di lotta contro la tratta dal Centro Pio La Torre in collaborazione con l’Associazione Donne di Benin City e la Cgil Palermo e tenutosi presso la chiesa di San Giovanni Decollato, a Palermo.

“Nel 2013, 435 ragazze minorenni sono arrivate in Europa dopo aver percorso il deserto, la Libia e il mar Mediterraneo. Nel 2015 il numero è salito a 550. Secondo gli ultimi dati di ottobre 2016, 11.406 ragazze sono arrivate in Italia e sono diventate vittime di tratta. Le ragazze sono spesso vendute dalle loro famiglie a causa di problemi economici e di un sistema politico corrotto in Nigeria. Prima di lasciare la loro terra sono sottoposte a un rito voodoo, chiamato Juju, che le imprigiona in un cerchio di paura: se non pagano il debito alla loro Maman, Juju le ucciderà.

Quando arrivano in Italia - continua Osas - le ragazze sono portate nei campi profughi, l’80% di queste ragazze, che io chiamo bambine, scappano dai campi e contattano le loro Maman. Da lì sono portate in strada e costrette a prostituirsi”. “Il nostro obiettivo - spiega Osas - non è quello di parlare loro nelle strade, perché sono sempre insieme alle loro Maman, ma di fornire assistenza e supporto dentro i campi profughi e le comunità in cui sono alloggiate”.

Per questo l’associazione Donne di Benin City ha attivato uno sportello presso il “Nuovo Montevergini” e aperto ogni mercoledì mattina per fornire supporto alle donne in vari campi: dalla sanità al permesso di soggiorno, alla distribuzione di cibo e acqua. “L’obiettivo è quello di poter aprire quotidianamente lo sportello”, spiega Osas. “La tratta è una nuova forma di schiavitù - sottolinea Vito Lo Monaco, presidente del Centro Pio La Torre -. La battaglia contro la tratta è una battaglia anche politica e sociale, perché senza cambiamento sociale non si elimina né mafia, né sfruttamento, né tratta. Le indagini hanno evidenziato come vi sia un rapporto d’affari tra Cosa Nostra e la mafia nigeriana.

Cosa nostra “appalta” alcune azioni criminali alla mafia nigeriana, soprattutto nel quartiere di Ballarò, e in cambio si approvvigiona della droga che i nigeriani riescono a immettere in Sicilia grazie alle loro relazioni con le mafie sudamericane”. “Sono tantissime le donne che oggi denunciano, attualmente sono in corso tante indagine, ma si cerca sempre di fare di più e il massimo in collaborazione anche con organismi istituzionali e associazioni. Operiamo per poter sradicare il fenomeno della tratta è dello sfruttamento delle donne”, così Rosaria Maida, vice dirigente della Squadra mobile di Palermo. “Il profilo della lotta alla tratta ha vari aspetti, tra questi quello giudiziario e quello dell’accoglienza.

Un sistema di accoglienza - spiega il presidente del tribunale dei minori, Franco Miceli - davanti a un fenomeno di queste dimensioni, non può essere affrontato solo dalle istituzioni, ma serve il supporto di associazioni, come quella delle Donne di Benin City che ha la conoscenza del mondo da cui provengono questi ragazzi. Oggi ci sono circa 52 tutori volontari - continua Miceli - che si occupano dei minori non accompagnati e che permettono una maggior integrazione dei ragazzi all’interno della società, uno strumento previsto dalla recente legge Minniti che sta dando dei frutti preziosi”. Presente anche l’assessore comunale Giuseppe Mattina: “L’amministrazione si impegna a sostenere, anche dal punto di vista economico, le iniziative delle associazioni contro la tratta. Unendo le forze si possono proporre delle soluzioni concrete soprattutto per attuare politiche in favore dei bambini e delle bambine vittime di tratta”.

“Si pensa che la riduzione in schiavitù sia un fenomeno del passato, dobbiamo prendere atto, invece, che questo fatto devastante continua imperturbato nel nostro tempo, offendendo la coscienza umana di fronte alla clamorosa violazione dei diritti fondamentali della persona e inquietando la coscienza cristiana nel momento in cui l'offesa arrecata a ogni persona è offesa a Dio stesso”, così don Cosimo Scordato, della comunità di San Francesco Saverio. “Nella vendita di Gesù a 30 denari viene denunciato ogni gesto che tende a dare un prezzo alla persona umana e siamo messi in guardia da tutte quelle strategie di mercato che riducono l'uomo alla sua monetizzazione; fatto ancora più grave nel caso della tratta perché donne, giovani, ragazze vengono ingannate con la mira di un lavoro onesto mentre di fatto vengono immesse nel mercato terribile della prostituzione, ovvero della vendita del proprio corpo”.

 di Davide Mancuso

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