Dalla forza del male la forza del cambiamento

Giovani | 3 dicembre 2019


Il 14 novembre abbiamo seguito a scuola con i nostri compagni di classe in modalità streaming la seconda videoconferenza del Progetto Educativo Antimafia del Centro Studi Pio La Torre su “Le mafie nell’era della globalizzazione”, i cui relatori sono stati il professore Savona, il professore Di Chiara e il sindaco di Palermo Orlando.

Gli interventi dei relatori sono stati molto interessanti e hanno contribuito ad accrescere le nostre conoscenze. In particolare ci ha colpito l’intervento del sindaco Orlando che ha messo in luce il cambiamento che si è verificato negli ultimi anni a Palermo, da capitale della mafia a capitale della cultura.

Dal momento che noi non abbiamo vissuto quegli anni bui, caratterizzati dalla escalation della violenza mafiosa, quando la mafia uccideva ma non esisteva come reato (codificato con la Legge Rognoni-La Torre solo nel 1982), perché non eravamo ancora nate, per sapere come si viveva in quel periodo lo abbiamo chiesto ai nostri genitori che hanno confermato l’atmosfera di omertà, di paura e di violenza di quegli anni ma, nello stesso tempo, ci hanno raccontato come le stragi di Capaci e di via d’Amelio hanno suscitato nella loro generazione un vero e proprio “terremoto”, un trauma talmente forte da provocare nella società civile una reazione ferma di rottura con la subcultura mafiosa. Ha proprio ragione il sindaco Orlando quando afferma che “vent’anni fa Palermo era piena di ciechi, muti e sordi che non erano mafiosi ma, peggio, erano i veri sostenitori della mafia. La mafia, infatti, ha bisogno di cento, mille persone che sparano ma ha bisogno di milioni di persone che non vedono, non parlano, non sentono. Tuttavia la mafia è stata talmente violenta e insopportabile che ha spinto i morti a parlare, i ciechi a vedere, i sordi ad ascoltare”.

Certamente la mafia c’è ancora ma non comanda più, non ha più quel consenso sociale che la rendeva padrona assoluta….Sono cambiate le teste! Allora non possiamo non ricordare le parole che Felicia, madre di Peppino Impastato, amava dire ai giovani e cioè che “la mafia non si combatte con la pistola ma con la cultura” e che per combattere la mafia occorre, come ha aggiunto nel suo intervento il sindaco, che le due ruote del carretto, repressione e cultura, si muovano insieme. Tuttavia, ancora nell’immaginario collettivo sopravvivono dei pregiudizi verso i siciliani. Non è raro vedere turisti che si fanno fotografare accanto a cartelli di paesi come Corleone o che si stupiscono dell’accoglienza dei suoi abitanti; cioè, ancora sopravvive il pregiudizio per cui la Sicilia e i siciliani sono solamente sinonimi di mafia e mafiosi. Però, bisogna riconoscere, come ha concluso efficacemente il sindaco Orlando, che “la mafia con la sua violenza ci ha fatto diventare migliori esattamente come il nazismo e Hitler ha fatto diventare migliori i tedeschi e Bib Laden e l’Isis hanno fatto diventare migliori i musulmani!”

Bisogna fare esperienza del Male assoluto per trovare la via del Bene!?

Enrica Russotto

Martina Bonaccolta

Classe IV Liceo Classico “Virgilio” Mussomeli





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