Donna lavoratrice è disparità di genere anche nel salario

Società | 8 ottobre 2018


La condizione delle donne lavoratrici in Italia è tra le peggiori d’Europa. Non solo il tasso di occupazione femminile è il più basso tra i paesi presi in considerazione dall’Oxfam- Italia, Spagna, Francia e Gran Bretagna – ma l’organizzazione britannica denuncia anche che una donna su quattro è costretta a svolgere una mansione al di sotto delle proprie potenzialità. Secondo i dati forniti nel nuovo rapporto ‘Raising their voices against precariousness: women’s experiences of in-work poverty in Europe’, nel 2017 una donna su due nel nostro Paese non aveva un lavoro. Per la precisione, solo il 48,9% delle donne tra i 15 e i 64 anni ha lavorato lo scorso anno. Coloro che incontrano maggiori difficoltà a trovare un impiego sono in particolare le madri nella fascia di età 25-34. Come racconta Erika, una delle lavoratrici italiane intervistate nel rapporto, “Quasi sempre, ai colloqui di lavoro, la seconda-terza domanda era ‘vorrai avere figli?’ per cui sei discriminata in partenza, per il solo fatto che sei in età fertile. Io quando preparavo i curricula per portarli alle cooperative l’anno scorso, ci volevo scrivere sono in menopausa, magari è un punto vincente”. Tra le donne inserite nel mercato del lavoro, più del 10% sono state a rischio povertà nel 2017 poiché appartenenti a un nucleo familiare con un reddito al di sotto della soglia minima. A ciò si aggiunga che l’incidenza delle donne occupate in part time involontario è stata del 69.5% . Tale dato è da ricondurre al fatto che le donne non riescono a conciliare i ritmi della vita familiare con il lavoro. Questo perché, come denunciano i dati raccolti da Oxfam, la gestione della casa è quasi del tutto sulle spalle delle donne - 81% rispetto al 20% degli uomini – così come anche la cura dei figli - il 97% delle donne contro il 72% degli uomini. “Un lavoro – si legge nel Rapporto - quello domestico e di cura che se fosse pagato ammonterebbe a 10 miliardi di dollari all'anno, il 13% del Pil mondiale”. Nonostante i passi avanti negli ultimi decenni, “il tasso di partecipazione economica delle donne in Italia è ancora notevolmente inferiore a quello degli uomini – sottolinea il rapporto. Nel 2017 infatti il nostro paese ha continuato ad essere tra i peggiori attori per quanto concerne questo indicatore monitorato nel Global Gender Gap Index realizzato dal World Economic Forum, posizionandosi al 118esimo posto su 142 Paesi. Un dato che evidenzia come l'Italia sia ancora indietro in tema di accesso al mercato del lavoro, retribuzione e avanzamento di carriera”.  

L’Oxfam avanza delle proposte al governo italiano per migliorare la condizione delle donne lavoratrici. Innanzitutto occorre introdurre sgravi contributivi in favore dei datori del settore privato che sottoscrivono contratti collettivi aziendali recanti l’introduzione di misure di conciliazione tra vita professionale e vita privata. È necessario, inoltre, rivedere il sistema fiscale sul secondo percettore di reddito per migliorare gli incentivi finanziari all’inserimento lavorativo di entrambi i coniugi. Terzo, bisogna scoraggiare il ricorso a forme di lavoro precario e al part time involontario che colpisce soprattutto le donne. Ancora, è necessario aumentare i servizi pubblici alle famiglie e per la cura dei figli nei primi anni di vita (ad esempio con il rafforzamento di asili nido pubblici a costi accessibili). E, a conclusione della lista, Oxfam sottolinea che occorre

mantenere e rafforzare l’esercizio di gender budgeting introdotto con la legge di bilancio 2017, a cui è importante possa affiancarsi una valutazione indipendente.

La disparità delle donne nel mondo del lavoro non riguarda solo l’Italia. Anche nel resto dell’Europa, infatti, le donne sono costrette a lavorare 59 giorni in più l’anno per avere lo stesso stipendio degli uomini. Oltre ad essere pagate meno, le donne sono più esposte a lavori precari, rimangono occupate in ruoli che non tengono conto delle loro reali qualifiche e su di loro grava in gran parte il lavoro domestico.

 di Alida Federico

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