Droga e petrolio illegale viaggiano all'ombra dei migranti

Società | 31 ottobre 2020
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Hurd bank è un'elevazione sottomarina, appena al di fuori delle acque territoriali maltesi, che per le sue caratteristiche geologiche offre una zona di mare poco profonda dove le imbarcazioni possono gettare l'ancora al riparo dalle mareggiate. Là si svolge la maggior parte dei trasferimenti di droga dalle “navi madri” alle unità navale che porteranno le merci proibite in terra ferma, soprattutto la droga e petrolio di contrabbando. Lo afferma il rapporto dell'Emcdda - L'Osservatorio antidroga dell'Unione Europea - reso noto dal noto giornalista Nello Scavo sull'Avvenire dello scorso 24 ottobre. Nel Mediterraneo, tra la Libia Malta e la Sicilia. si svolgono attività illecite di ogni genere: traffico di esseri umani, droga (hashih e cocaina), petrolio sporco.  

Al traffico di esseri umani che da anni ha fatto del tratto di mare tra la Libia e la Sicilia la rotta principale per l'approdo nel continente europeo di migliaia di donne ed uomini che fuggono dalla guerra, dalla disperazione, dalla fame, si aggiungono perciò altre atiività altrettanto illegali. Il Report sottolinea che, mentre l'attenzione è concentrata sui migranti, poco stanno facendo i paesi dell'Unione che si affacciano su quel tratto di mare per porre fine alla situazione sempre più preoccupante degli altri traffici. 

Tra gli episodi recenti, che non avevano trovato spiegazione e che vengono oggi dall'Osservatorio collocati dentro il quadro del traffico di droga, vi è il ritrovamento, a distanza di pochi giorni sulle spiagge di Capo d'Orlando, di Marinella di Castelvetrano e di San Leone ad Agrigento di tre cadaveri di sub e di circa 90 chili di panetti di droga. Ciò che emerge dalle indagini è che le reti di contrabbando dei migranti, della droga e del petrolio fanno tutte capo alla 'ndrangheta calabrese (l'unica in grado di far arrivare direttamente da oltre Oceano i container pieni di droga) alla mafia siciliana ed alla criminalità organizzata maltese. 

Un ruolo di primo piano, nel transito delle merci dalla Libia, giocano i capi delle diverse milizie locali che nei fatti controllano il territorio di quella che fu la republica islamica di Gheddafi. Tra essi le milizie di Zawyah e di Zuara, tra i cui principali esponenti c'è Fahmi Slim Khalifa implicato nell'indagine “Dirty oil” della procura distrettuale di Catania. Il lavoro dei magistrati catanesi ha fatto emergere il coinvolgimento del clan mafioso siciliano Santapaola -Ercolano. In sostanza esistono evidenze di una rete di relazioni criminose che coinvolgono la nostra isola e Malta e che utilizzano lo scontro in corso in Libia e l'assenza di un reale potere di governo capace di controllare il territorio per costruire in quell'area potenti basi criminali. Emerge inoltre un intreccio tra traffico di esseri umani, canali di approvvigionamento della droga distribuita in Europa e commercio di prodotti petroliferi clandestini che fa della Libia una zona franca per la grande criminalità internazionale. L'Emccda sottolinea come la scarsa attenzione prestata da Malta alla questione, sommata alle decisione di tenere le navi dell'EU impegnate nel controllo di questo tratto del Mediterraneo esclusivamente sul versante dei migranti, stia consentendo un sviluppo incontrollato dei traffici illegali. 

Siamo insomma di fronte ad una sottovalutazione del problema che potrebbe condurre a danni ancor più gravi. A ciò si aggiungono le preoccupazioni derivanti dalla politica di Erdogan, che sempre più sembra richiamarsi alla logica imperiale ottomana, L'ultima notizia è che le motovedette donate alla Guardia costiera libica dai governi Gentiloni e Conte da alcuni giorni vengano adoperate da istruttori turchi che insegnano ai colleghi libici come pattugliare l’area di ricerca e soccorso. Una zona "Sar" la cui istituzione è stata progettata e pagata dall’Italia. Anche gli interventi dei pattugliatori di fabbricazione italiana saranno decisi in accordo con le forze armate turche, che senza investire un centesimo dispongono adesso di una flotta supplementare nel Mediterraneo meridionale. 

La rivista Atlante, in un articolo del giugno 2020, ha così individuato gli obiettivi della politica di Erdogan in Libia: ”La Turchia guarda alla Libia come un approdo che può seriamente contribuire a rafforzare la sua influenza nel Mediterraneo. Per quanto la campagna militare sia stata presentata in patria in relazione al comune passato nell’ impero ottomano, la politica turca in Libia si basa soprattutto sulla dottrina mavi vatan (in turco, “la madrepatria azzurra”): una strategia elaborata negli anni da alcuni generali turchi che vede nel Mediterraneo una prosecuzione del territorio anatolico e mira al suo controllo per proteggere la Turchia stessa e aumentare la sua influenza nelle partite energetiche che si giocano in quelle acque. A novembre 2019 Ankara e Tripoli hanno infatti siglato un accordo marittimo che mette in comune le acque territoriali libiche e turche.” Si provi a vedere in questa luce anche il lungo sequestro dei diciotto pescatori mazaresi e ci si renderà facilmente conto che c'è davvero di che essere preoccupati.

 di Franco Garufi

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