Famiglie con bimbi piccoli fuori dagli aiuti per la crisi sanitaria

Società | 29 dicembre 2020
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Nei paesi ad alto reddito, secondo il rapporto realizzato dal Centro di Ricerca Innocenti dellUNICEFSupporting Families and Children Beyond COVID-19: Social Protection in High Income Countries”, ci si aspetta che la povertà infantile resti sopra i livelli pre-COVID almeno per i prossimi 5 anni. Nonostante ciò, solo il 2% degli aiuti finanziari erogati dai governi nei paesi OCSE e dellUnione Europea sono stati allocati per supportare i bambini e le famiglie con bambini durante la prima ondata della pandemia.

La pandemia COVID-19 è molto più della crisi finanziaria globale del 2007-2008, o delle recessioni nazionali che molti paesi ad alto reddito hanno vissuto. Quella legata al COVID-19 è, infatti, una crisi sociale ed economica, innescata da una prolungata crisi sanitaria. I paesi ad alto reddito hanno un’esperienza molto limitata nell’affrontare le crisi sanitarie e le condizioni uniche che si sono verificate- l’avvalersi dei servizi sanitari e umani oltre le loro capacità, la limitazione dei viaggi delle loro popolazioni o la chiusura dei luoghi di lavoro e delle scuole- hanno creano nuove e serie sfide per le economie e le società di tutti i paesi ad alto reddito. Con l’evolversi di queste sfide, i bambini sono tra quelli a maggior rischio di vedere il loro tenore di vita e il loro benessere personale calare. L’ammontare degli aiuti finanziari assegnati direttamente ai bambini e alle famiglie- ha dichiarato Gunilla Olsson, Direttore del Centro di Ricerca Innocenti dell’UNICEF- non è adeguato alle gravi conseguenze della pandemia, né alla durata prevista dell’impatto che la crisi avrà su questi paesi”.

Il rapporto mette in evidenza che tra febbraio e la fine di luglio 2020 i paesi ad alto reddito hanno speso la storica cifra di 10,8 trilioni di dollari per la risposta al COVID-19 e il 90% di questi soldi sono stati investiti in pacchetti di incentivi fiscali diretti a, o passando per, le aziende. Il sostegno alle imprese, nonostante sia una parte essenziale della risposta alla crisi, escluderà inevitabilmente i bambini più emarginati e le loro famiglie nella società, il che significa che coloro in situazioni peggiori saranno quelli maggiormente colpiti. Circa un terzo dei paesi OCSE e UE compresi nel rapporto non hanno implementato nessuna politica specifica per supportare i bambini nella risposta alla prima ondata della pandemia. Fra i paesi che hanno investito in interventi di protezione sociale per i bambini e le famiglie compresa lassistenza allinfanzia, l’alimentazione scolastica e gli assegni familiari la maggior parte sono durati in media solo tre mesi.

Da quanto si evince dal rapporto, la natura a breve termine di questi interventi è del tutto inadeguata per affrontare la durata prevista della crisi e i rischi legati alla povertà infantile nel lungo periodo. Gunilla Olsson ha lanciato un appello: “Chiediamo ai governi di incrementare la protezione sociale per i bambini, insieme agli aiuti alle imprese. Politiche familiari più forti devono includere una combinazione di sostegno incondizionato al reddito delle famiglie più povere, sussidi per il cibo, per l’assistenza all’infanzia e per esenzioni per utenze, affitti o mutui a lungo termine per porre delle basi più solide affinché tutti i bambini, e le loro famiglie, possano riprendersi da questa crisi”.

Il rapporto dell’UNICEF presenta altresì delle linee guida per aiutare a trovare un migliore equilibrio per rispondere sia ai bisogni delle famiglie con bambini e sia agli aiuti necessari alle imprese, che comprendono strategie per proteggere i bambini e le famiglie dalle ulteriori conseguenze della seconda ondata di COVID-19. Occorre innanzitutto riequilibrare gli attuali stimoli fiscali per incrementare la spesa per la protezione sociale, in linea con le evidenze su ciò che funziona per la protezione dei bambini durante le crisi. I costi pubblici e privati legati al peggioramento attuale delle condizioni di vita della popolazione minorile saranno di lunga durata e costosi, in quanto, nel tempo, la domanda di interventi sociali sarà maggiore. In particolare, allentare i criteri di ammissibilità alle politiche familiari esistenti, comprese le condizioni di lavoro, i contributi sociali e per la casa/residenza, per consentire a tutte le famiglie vulnerabili con figli- ad esempio, le famiglie senza lavoro, quelle a rischio povertà e i nuovi migranti- di accedere ai sussidi in questo momento.

Occorre altresì diversificare le risposte per la protezione sociale per coprire la gamma dei bisogni dei bambini e delle loro famiglie durante il COVID-19, compreso il supporto al reddito, allalimentazione scolastica/nelle scuole e/o la sostituzione di servizi, assistenza allinfanzia, assistenza sanitaria e le esenzioni per le utenze, laffitto e/o mutui. Mentre i paesi guardano a un futuro post COVID, bisogna assicurare che politiche familiari inclusive - progettate specificamente per proteggere i bambini dalla povertà e migliorare il benessere di tutti i bambini - siano integrate nel cuore delle risposte per la ripresa dal COVID-19.

I continui sostegni alle imprese possono includere condizioni che cerchino di promuovere un investimento equo e favorevole di questi fondi pubblici per le famiglie - ad esempio, regolando le condizioni di congedo e di lavoro per i genitori - opzioni finora sottoutilizzate nei pacchetti di stimolo fiscale. Proteggere le misure di sostegno e i servizi per bambini e famiglie dallausterità, cosa che può alimentare violenze, indurre le persone a perdere la casa, favorire cattive condizioni di salute e aumentare la presenza di bambini in istituto. Guardando al lungo periodo, infine, ci si auspica di rafforzare i sistemi di protezione sociale e le politiche familiari e per linfanzia per prevenire la povertà e massimizzare i progressi secondo gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e costruire la resilienza a shock futuri. 



 di Melania Federico

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