Gestione dei rifiuti pessima e carissima nel Sud Italia

Economia | 3 maggio 2018

E' stato presentato al Teatro Adriano di Roma il VI Green Book edito da Utilitatis in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti sulla gestione dei rifiuti in Italia. Il rapporto presenta una panoramica pressoché completa degli aspetti organizzativi ed economici del ciclo dei rifiuti in Italia. Dai dati del Green Book emerge il paradosso che in Italia il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti viene pagato di più da chi riceve un servizio peggiore, in palese contraddizione con il principio “chi inquina paga” che informa la legislazione europea. Infatti, una famiglia di tre persone che vive in un'abitazione di 100mq paga nella media nazionale 312 euro annui di Tari, ma il tributo scende a 273 euro se la famiglia vive al Nord mentre sale a 362 euro, il 33,6% in più rispetto alla media nazionale, se il nucleo familiare vive nel Mezzogiorno.

 Notevole difformità tra le aree territoriali si riscontra anche per quanto riguarda la raccolta differenziata che nel Sud copre appena il 37,6% del servizio a fronte del 64,2% del Centro Nord. Nel Meridione sono rari gli impianti di trattamento tecnologicamente più avanzati, in particolare quelli che utilizzano processi biologici per ricavare dai rifiuti biogas, compost ecc.: in Italia esistono 31 impianti di questo tipo, ma l'83% di essi sono al Nord. Gli unici due esistenti nel Meridione sono in Campania e Sardegna. La Sicilia, da anni bloccata attorno alla querelle pro o contro i termovalorizzatori, è del tutto priva di impianti di ultima generazione per il recupero energetico. Mentre l'immondizia continua a far bella mostra di sé nelle strade di città e paesi dell'isola, restano in gran parte inutilizzati i finanziamenti per la realizzazione di nuove infrastrutture tecnologiche per modernizzare e rendere efficiente il ciclo dei rifiuti. Eppure l'UE ha destinato all'Italia 1,3 miliardi di euro per investimenti nel settore che, aggiunti alla cifra di pari entità stanziata dal fondo sviluppo e coesione, assommano alla considerevole cifra di due miliardi 600 milioni i quali, per la quota parte di spettanza dell'isola, potrebbero contribuire in maniera sostanziale alla soluzione di uno dei maggiori problemi che deprimono la qualità della vita nel territorio siciliano. 

La gravità della situazione della Sicilia, che vive da oltre vent'anni un'eterna emergenza ed è soggetta ad un procedimento europeo che potrebbe farle perdere una quota dei fondi europei cui sopra accennavamo, appare ancor più grave se si leggono i dati del Catasto nazionale rifiuti dell'ISPRA , l'istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale: nella nostra isola il costo pro-capite dei rifiuti (euro/abitanti/anno) è pari a 170,63 euro superiore di tre punti alla media italiana di 167, 47. Assai più alto della Lombardia dove è appena 137,04 euro, ma lontano dalle vette del Lazio (216,64) e della Liguria (218,41). Il dato più allarmante, tuttavia, è la bassissima quota di raccolta differenziata pari appena al 16,1% nel 2016 a fronte di una media nazionale del 54,6%, mentre la Lombardia arriva addirittura al 68%. Anche il confronto con le altre regioni del Sud è negativo, se solo si pensi che la Campania, che partiva dal nostro stesso 3% di differenziazione, ha superato il 45%. 

Il presidente della Regione on. Nello Musumeci ha ottenuto dalla presidenza del Consiglio i poteri speciali ed ha insediato il nuovo assessore, tecnico di provenienze nordica, ma la situazione appare immutata e le nostre tariffe per la raccolta dei rifiuti solidi urbani restano tra le più alte d'Italia, 396 euro a famiglia, record superato solo dai 418 euro l'anno pagati dai cittadini campani (dati 2017 dell'osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzaattiva)... Intanto continuiamo a mostrare ai turisti che per fortuna affollano in questa incerta primavere l'isola del sole, i monumenti all'immondizia che sono in bella vista tutt'attorno alle strade che collegano i principali aeroporti siciliani ai centri urbani. Pessima immagine di una Sicilia capace di finire sulla grande stampa nazionale come “paradiso del posto pubblico e fisso” (il Sole 24 ore di oggi) per l'ennesima prodezza dell' assunzione- grazie alla Finanziaria appena approvata dall'ARS – di 2900 PIP nell'antica e mai chiusa Resais, ma incapace di affrontare e risolvere i problemi fondamentali del vivere civile.

 di Franco Garufi

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