Giornali colpiti dal virus ma l'informazione ci ha guadagnato

Società | 12 settembre 2020

Accreditamento dell’informazione tra i cittadini e crollo dei modelli di business basati sulla pubblicità. Questo è il duplice trend, inaspettato e senza precedenti, dell’informazione nei diciassette Paesi analizzati dal progetto di ricerca Media for Democracy Monitor 2020, dopo il lungo periodo di lockdown per via della pandemia da CoViD-19. Secondo i dati raccolti dall’Euromedia Reserach Group, a partire da marzo 2020 i media hanno raggiunto una audience più ampia e hanno acquisito maggiore fiducia tra i cittadini. In Italia, ad esempio, anche se le vendite dei giornali in edicola sono diminuite, gli internauti hanno aumentato notevolmente le visite alle app e ai siti web dei giornali (Comscore). E tale tendenza probabilmente è stata maggiore rispetto a quella di altri utenti europei (durante la prima settimana di blocco +140% rispetto a una settimana normale prima del CoViD-19; durante la settimana di Pasqua, ad aprile, + 90% rispetto a una settimana normale prima del CoViD-19). L’aumento della richiesta di notizie, dettata da una situazione del tutto nuova e preoccupante, è stata adeguatamente soddisfatta dai mezzi di informazione che hanno garantito una informazione affidabile grazie a giornalisti qualificati. A titolo esemplificativo, basti pensare che le informazioni relative alla pandemia in atto hanno dominato fino al 70% dell’intera copertura mediatica in Svizzera per il primo semestre 2020. La buona risposta del mondo dell’informazione al bisogno diffuso dei cittadini di essere costantemente aggiornati è giunta sia dal servizio pubblico sia dai media privati, che hanno assicurato una buona copertura tanto offline (televisione, giornali, spesso radio) che online (siti web, profili sui social media, ecc.).

La crisi economica che ha investito numerosi comparti come il commercio, i servizi e il settore dei viaggi e della mobilità a seguito del lockdown ha trascinato con sé anche il mondo dell’informazione. La maggior parte di questi settori economici, infatti, sono inserzionisti chiave, sia offline che online. Durante il lockdown hanno dovuto sospendere le loro attività promozionali, con gravi effetti sui modelli di business dei media basati sulla pubblicità. Come dato generale, gli introiti pubblicitari del mercato dei media sono crollati di circa il 30-50%, a seconda dei paesi. Di conseguenza, centinaia di testate hanno cessato la propria attività o sono passate ad una pubblicazione esclusivamente online.

Malgrado il lavoro professionale di molti addetti all’informazione, il fenomeno delle fake news e della disinformazione nelle piattaforme digitali si è ulteriormente allargato negli scorsi mesi. Ecco perché i governi nazionali, per porvi un freno, hanno sostenuto finanziariamente le imprese mediatiche, anche in qui paesi tradizionalmente avversi a concedere sussidi diretti al settore dell’informazione. La Germania, ad esempio, ha istituito un fondo di sostegno ai media di non meno di 200 milioni di euro. Il governo finlandese è tornato al regime di sovvenzioni precedentemente abbandonato. E il governo britannico ha deciso di spendere circa 35 milioni di sterline a sostegno del settore. Altri paesi hanno incrementato sostanzialmente il contributo erogato annualmente: l’Austria ha aumentato i sussidi per la stampa di una volta e mezza, la Svezia ha ampliato il regime di sovvenzioni di 70 milioni di euro e i Paesi Bassi hanno istituito un fondo di sostegno temporaneo di quasi 10 milioni di euro, con un’opzione per altri 24 milioni di euro da settembre a dicembre 2020. Nella maggior parte dei casi, le sovvenzioni sono state destinate a garantire il normale flusso di notizie e a mantenere il personale giornalistico al lavoro, ma non hanno interessato il gran numero di giornalisti freelance né sono state impiegate a sostegno di una strategia per far fronte alla crisi dei media. L’esperienza della pandemia, invece, ha svelato il ruolo fondamentale di una informazione affidabile e, quindi, la necessità di riforme strutturali come risposta all’ambiente digitale in evoluzione.

 di Alida Federico

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