I quattordici anni del Progetto Educativo Antimafia

Cultura | 29 luglio 2020
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I quattordici anni del Progetto Educativo Antimafia e le Linee guida per l’insegnamento dell’Educazione civica

Il tema dell’educazione alla legalità e del contrasto delle mafie scorge nella Legge 20 agosto 2019, n.92, recante Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’Educazione civica, un punto di sviluppo fondamentale per concorrere agli obiettivi di formazione della cittadinanza responsabile e promuovere la partecipazione consapevole alla vita civica, culturale e sociale della comunità all’interno delle istituzioni scolastiche. È noto come al perseguimento degli obiettivi indicati dal legislatore un ruolo di primo piano abbia la costruzione di una cultura della cittadinanza attiva orientata al pieno rispetto delle regole, dei diritti e dei doveri. 

Nello specifico, la condivisione e la promozione dei principi di legalità e cittadinanza viene sostanziata dallo sviluppo, nelle istituzioni scolastiche e di formazione, della conoscenza della Costituzione italiana e delle istituzioni dell’Unione europea. L’art. 3 della legge, inoltre, ha previsto che fossero definite, tramite specifico decreto del Ministero dell’Istruzione, le Linee guida per l’insegnamento dell’Educazione civica con le quali individuare specifici traguardi per lo sviluppo di competenze e obiettivi di apprendimento. Si tratta, dunque, di un quadro complessivo di finalità da sviluppare in coerenza con le Indicazioni nazionali per il curricolo delle scuole dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, nonché con il documento Indicazioni nazionali e nuovi scenari e con le Indicazioni nazionali per i licei e le linee guida per gli istituti tecnici e professionali vigenti. Tra le tematiche assunte a riferimento - è bene farne esplicita menzione in questa particolare sede - un ruolo significativo viene senz’altro accordato al tema dell’educazione alla legalità e al contrasto delle mafie. Ai sensi dell’art. 3 della legge menzionata, le istituzioni scolastiche devono prevedere all’interno del curricolo d’istituto l’insegnamento trasversale dell’Educazione civica, specificandone anche, per ciascun anno di corso, l’orario non inferiore a 33 ore annue e lo svolgimento nell’ambito del monte orario obbligatorio previsto dagli ordinamenti vigenti. Al fine di perseguire coerentemente l’orario destinato all’insegnamento dell’Educazione civica, si legge anche che le attività debbano essere essere svolte “in via ordinaria" da uno o più docenti della classe o del Consiglio di classe, cui l’insegnamento è affidato con delibera del Collegio dei docenti su proposta degli stessi docenti della classe o del Consiglio di classe. Nel caso gli istituti scolastici utilizzino la quota del 20% di autonomia, la progettazione dell’insegnamento specifico deve tenere conto, ad invarianza di organico, della predisposizione di uno spazio apposito nell’ambito orario settimanale. A seguito dell’espressione del parere del CSPI del 18 giugno 2020, il Ministero dell’istruzione ha pubblicato il decreto n. 35 del 22 giugno 2020 contenente le Linee guida per l’insegnamento dell’Educazione civica nelle quali viene ravvisata, con esplicito riferimento, la necessità di integrare prioritariamente il profilo finale al termine del primo ciclo di istruzione di cui alle Indicazioni nazionali del primo ciclo e il profilo educativo, culturale e professionale dello studente a conclusione del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione di cui al D.Lgs 226/2005, art. 1, c. 5, Allegato A. 

È utile ribadire come nell’adozione dell’Allegato A Linee guida per l’insegnamento dell’Educazione civica e, più specificatamente, dell’Allegato C Integrazione al profilo educativo, culturale e professionale di cui all’Allegato A al decreto legislativo n. 226/2005 venga esplicitata la necessità dell’educazione alla legalità e al contrasto delle mafie. Ancora una volta viene ribadito il valore pedagogico e l’urgenza educativa di contrasto della criminalità organizzata e delle mafie come risposta concreta al bisogno diffuso di competenze utili a perseguire, con ogni mezzo e in ogni contesto, il principio di legalità e di solidarietà nell’azione individuale e sociale. L’esercizio dei principi di cittadinanza attiva e delle regole sociali di vita democratica all’interno dell’orizzonte comunitario segue, dunque, l’approfondimento di elementi regolativi fondamentali del diritto e la concreta esplicitazione nelle modalità politiche dell’esercizio della delega e della rappresentanza.

 Tale pratica di cittadinanza attiva, come si legge, non può prescindere dalla promozione di principi, valori e abiti di contrasto delle mafie per sviluppare una piena comprensione dei problemi morali, politici, sociali ed economici che attraversano le società contemporanee e che concorrono allo sviluppo delle persona in un contesto di partecipazione all’organizzazione sociale, politica ed economica del Paese. Le Linee guida per l’insegnamento dell’Educazione civica rappresentano, pertanto, un importante elemento di indirizzo e di orientamento della programmazione didattico-educativa e un passaggio fondamentale – è il caso di ribadirlo – per predisporre specifiche azioni formative, misure di accompagnamento e supporto ai dirigenti e ai docenti all’interno del perimetro di attuazione dell’innovazione normativa prevista dalla Legge 20 agosto 2019, n. 92. In tal senso, le istituzioni scolastiche sono chiamate ad aggiornare i curricoli d’istituto e l’attività di programmazione didattica nel primo e nel secondo ciclo d’istruzione. Dal testo emerge, infine, la pianificazione di un’istruttoria da parte del Ministero entro l’anno scolastico 2022/2023 finalizzata all’integrazione delle stesse Linee guida, così da definire traguardi di sviluppo delle competenze, obiettivi specifici di apprendimento e risultati attesi sulla base delle attività delle istituzioni scolastiche e gli esiti di monitoraggio. Con Nota del 16.07.2020 n. 19479 il Ministero dell’Istruzione ha inviato alle scuole il Piano per la formazione dei docenti per l’educazione civica di cui alle legge 92/2019. Assegnazione delle risorse finanziarie e progettazione delle iniziative formative. Nel quadro di riferimento della Nota viene segnalata la necessità di traduzione delle Linee guida nel “concreto dell’attività didattica” delle istituzioni scolastiche attraverso l’accompagnamento, il sostegno e la valorizzazione dei percorsi di Educazione civica.

 L’assegnazione dei fondi, con un budget destinato al finanziamento di 1250 moduli formativi a livello nazionale (circa 3.200 euro per ciascun percorso formativo), prevede per l’a.s. 2020/21 l’adeguata formazione del personale scolastico sugli “obiettivi, i contenuti, i metodi, le pratiche didattiche, l’organizzazione dell’educazione civica […] da inserire trasversalmente nelle discipline previste nello specifico corso di studi”. Una riflessione più approfondita merita la particolare curvatura teorica che le linee di orientamento propongono nella definizione della programmazione dell’educazione alla legalità e al contrasto delle mafie. Se indubbiamente il dettato e i valori costituzionali mantengono il ruolo fondamentale di codice chiaro e organico, di valenza culturale e pedagogica, all’interno del quale sviluppare il progetto di educazione civica, la consapevolezza dei diritti inalienabili dell’uomo e del cittadino nel loro progredire storico e la centralità del dibattito filosofico e letterario definiscono compiutamente la cornice teorica della proposta educativa e didattica. Proprio questo particolare passaggio teorico nell’ordinamento scolastico sembra confermare la linea progettuale che, in questi ultimi quattordici anni, con pregevole lungimiranza formativa e didattica è stata perseguita dal Progetto Educativo Antimafia del Centro Studi Pio La Torre. La natura e la valenza formativa degli interventi scientifici, erogati nel corso delle videoconferenze antimafia, hanno sempre perseguito un approccio orientato a una lettura interpretativa della complessità del fenomeno mafioso e del fatto storico all’interno del più ampio perimetro epistemico delle Social & Human Sciences. L’orizzonte categoriale del Progetto Educativo Antimafia ha saputo declinare, sin dalle prime fasi di progettazione, i principi e gli obiettivi generali della filosofia del diritto e della storia delle dottrine politiche all’interno di una piattaforma di ricerca d’interesse socio-antropologico, giuridico-economico e storico-letterario di straordinario spessore scientifico. Con il supporto di accademici e attori sociali di primo piano, infatti, la memoria storica di migliaia di studenti italiani è stata sollecitata ripercorrendo le implicazioni sociali delle imprese letterarie di grandi intellettuali sullo sfondo della storia delle mafie dall’Unità d’Italia sino alla fase repubblicana.

 Il contributo didattico-educativo del Centro Studi Pio La Torre ha ripercorso la strage di Portella della Ginestra, proiettandosi sul senso e l’importanza storica della Legge Rognoni-La Torre, approntando alla stagione delle stragi di Capaci e via d’Amelio, senza dimenticare i rapporti tra mafia e Chiesa.

 In anticipo sui tempi, ancora una volta, il Progetto Educativo Antimafia ha saputo accompagnare migliaia di studenti verso una presa di consapevolezza storica e sociale degli esiti economici e finanziari dell’economia criminale, delle ripercussioni globali nell’era dell’espansione territoriale delle mafie e del progressivo dilagare del fenomeno mafioso nelle regioni del Nord Italia. Le videoconferenze antimafia hanno raccolto segnali, istanze e domande del mondo imprenditoriale per fare luce sui rapporti tra politica e corruzione, restituendo la voce alla tragedia dei flussi migratori e analizzando le dinamiche criminali della tratta degli esseri umani. Diversi relatori hanno indagato sapientemente il ruolo della figura femminile nella cultura mafiosa e nella lotta antimafia, gli effetti della corruzione sul PIL nazionale, le direttive europee e internazionali contro la proiezione globale della corruzione e della criminalità organizzata.

 Alla luce delle indicazioni formalizzate dalle Linee guida e dei principi richiamati dalla norma, per dovere di completezza ed esaustività nella descrizione dell’efficacia della proposta formativa del Progetto Educativo Antimafia, una nota di merito dovrebbe essere accordata alla ricerca incessante di metodi e strumenti informatici e multimediali che il Centro Studi Pio La Torre non ha mancato d’implementare nel corso di questi anni. In realtà, una lettura in controluce delle fonti normative sull’insegnamento dell’Educazione civica lascia trasparire, con chiara insistenza, un atto d’indirizzo di notevole importanza per le finalità e gli obiettivi del Progetto Educativo Antimafia: il richiamo al principio della trasversalità come matrice valoriale sulla quale sviluppare processi di interconnessione tra saperi disciplinari ed extradisciplinari. Si tratta di una proposta importante da parte del Ministero per ovviare al rischio di “superficiali e improduttive aggregazioni di contenuti teorici”, una proposta che oggi trova nell’esperienza più che decennale di trasversalità e di pluralità degli obiettivi di ricerca del Centro Studi Pio La Torre uno storico e decisivo precursore.

 di Francesco Paolo Ammirata

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