I ragazzi di Brancaccio si danno al musical, la tournèe è nazionale

Cultura | 25 ottobre 2017
Faranno tappa a Milano, Verona e Brescia. Ma le date del musical “Nasci, cresci e vivi”, nato a Brancaccio, sono destinate a moltiplicarsi. A maggio lo spettacolo potrebbe essere proposto anche sul palcoscenico dell’Arena di Verona. I ragazzi dell’associazione “Quelli della rosa gialla”, da venti anni attiva a Brancaccio sulle orme del beato Pino Puglisi, non si fermano. In questi anni, grazie al musical, sono stati salvati dalla strada oltre 100 ragazzi che hanno conquistato 135mila spettatori in tutta Italia. Adesso che il sindaco Leoluca Orlando li ha designati ambasciatori di Palermo capitale della Cultura il sogno è destinato a impreziosirsi. «È arrivato il momento — dice Pippo Sicari, 61 anni, medico fondatore dell’associazione che scrive i testi e dirige i musical — di realizzare un libro o meglio ancora un film sulla storia di “Quelli della rosa galla”. Speriamo che qualche regista accolga il nostro appello. Ne abbiamo fatta di strada e di aneddoti memorabili ne abbiamo a decine. Come quando a provare i musical in via San Ciro venivano i figli di quelli che chiedevano il pizzo nel quartiere e di quelli che invece, avevano denunciato il racket. Questi ultimi arrivavano alle prove scortati. In quel momento ho capito che l’insegnamento di Puglisi era vivo più che mai».

 “Nasci, cresci e vivi”, l’ultimo musical prodotto a Brancaccio, parla di inclusione sociale e ha come protagonista un ragazzo non vedente di Brescia, città con cui l’associazione è gemellata. Dal debutto di due anni fa è stato sempre in giro. In scena oltre 60 ragazzi che cantano, danzano e recitano come fossero veri professionisti. «Dietro di loro — dice Sicari — c’è una enorme macchina organizzativa — Casalinghe del quartiere che realizzano i costumi, pensionati che si fanno avanti per lavorare come tecnici e scenografi. Ragazzi che si sono formati da noi che oggi fanno i coreografi e gli insegnanti di canto». Come Valentina Errante che oggi, a 34 anni, lavora in una scuola di danza, ma è cresciuta con “Quelli della rosa gialla” e oggi forma tanti bambini sul palcoscenico di Brancaccio. «Sono felice quando salgo sul palco — dice Gaia Lo Presti che ha otto anni e fa parte del cast del musical “Nasci, cresci e vivi” — Mi piace danzare, ma anche recitare e cantare. A Brancaccio è tutto più bello grazie alla forza di questo progetto di cui ho la fortuna di fare parte. È la mia seconda famiglia». Nel repertorio ci sono ben dieci musical su diversi temi di attualità: dalla droga all’abuso di alcol fra i giovani, dalla donazione degli organi all’immigrazione. 

«Facciamo tutto a nostre spese — dice Sicari — o grazie alla provvidenza e alle donazioni del cinque per mille. Abbiamo una sede in via San Ciro da tenere in piedi e abbiamo un grande sogno nel cassetto che non riusciamo a realizzare: una scuola informale di musical a Brancaccio. Informale perché parte dal basso, da non professionisti del settore che oggi, però, vengono applauditi sui palcoscenici di tutta Italia». Nell’attesa di realizzare il sogno della scuola di musical, ce n’è un altro dietro l’angolo che potrebbe diventare realtà: esibirsi all’Arena di Verona. «A novembre porteremo la proposta in giunta — dice Edi Maria Neri, assessore alla Trasparenza del Comune di Verona — Sarebbe bello, deve essere una scelta condivisa. Siamo fiduciosi ». Dopo tanta strada da via San Ciro a Brancaccio ai palcoscenici delle più grandi città italiane, rimane un interrogativo, quello sul futuro. «Quando ho cominciato c’era una ferita che bruciava — dice Sicari — Per me nato e cresciuto a Brancaccio il marchio di un quartiere di mafia era un peso. Così seguendo il messaggio di Puglisi sono partito dai ragazzi per cambiare le cose. Ma adesso che sono passati venti anni e che la rivoluzione è avvenuta con enorme successo serve capire davvero cosa fare di questo tesoro. Spero che le istituzioni, ma anche i privati si facciano avanti per strutturare questo traguardo: dalla scuola di musical alla realizzazione di un film». (La Repubblica Palermo)

 di Claudia Brunetto

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