I turchi, gli americani, i russi. E noi europei, i vasi di coccio

Società | 16 ottobre 2019

Ha ancora ragion d’essere la NATO se ne fanno parte gli Stati Uniti di Donald Trump, la Turchia di Recep Erdogan, l’Ungheria di Victor Orbàn, la Polonia di Jaroslaw Kaczynski, il Regno Unito di Boris Johnson? Cosa ci unisce ai governi di questi stati per i quali la declinazione di alleanza euro-atlantica e la concertazione di interessi comuni è lontanissima se non addirittura inesistente? Ha un senso definire alleato un presidente degli Stati Uniti il cui principale passatempo consiste nello scardinare l’Unione Europea e nel minare con l’introduzione di dazi non solo le esportazioni cinesi negli USA ma, ponendole sullo stesso piano, le esportazioni europee negli USA e quindi le economie dei paesi “amici ed “alleati” che fanno parte dell’Unione Europea? Da quando in qua la cifra comune delle alleanze è costituita dall’azzoppare le economie dei paesi “amici” che dell’alleanza fanno parte? Che razza di declinazione di alleanza è mai questa?

E, a proposito di alleanze, se nella sconsiderata aggressione militare turca contro i curdi di questi giorni (curdi fino a ieri – lo ricordiamo - alleati sul campo degli USA, coloro che combattendo casa per casa hanno sconfitto l’Isis e che, con un atto di infamia che rimarrà nella storia, sono stati abbandonati al loro destino dall’Amministrazione Trump) l’esercito russo schierato come forza di interposizione, visto che Mosca ha ormai fatto della Siria più che un suo protettorato una sua dépendance, dovesse scontrarsi con quello turco cosa succederebbe? Per gli obblighi di mutua assistenza tra i paesi NATO dovremo tutti schierarci in armi a fianco dell’aggressore di Ankara contro i russi? Anche se ripugna a tutto il mondo, non solo ai paesi che fanno parte della NATO, l’aggressione perpetrata dal “sultano” neo-ottomano Erdogan contro i valorosi combattenti curdi, uomini e donne, che a prezzo del loro sangue ci avevano liberato dai macellai tagliagole dell’Isis? Siamo consapevoli di quanto sappia di genocidio e di trasferimento coatto di interi popoli l’intendimento turco? Ci è chiaro che l’obiettivo dell’operazione militare consiste nel costituire nella zona nord della Siria confinante con la Turchia meridionale una fascia-cuscinetto di parecchie migliaia di chilometri quadrati, finora abitata in prevalenza dai curdi e da loro controllata dopo averla strappata all’Isis, per stanziarvi almeno un milione dei tre milioni di profughi siriani attendati sul suolo turco e così mettere in minoranza i curdi che rischiano di diventare stranieri nella loro terra? Ci è chiaro che peraltro a pagare per miliardi di euro le spese di questa massa di sfollati in Turchia a causa della guerra civile siriana, che Erdogan minaccia di spedire sul nostro continente se lo si ostacola o lo si critica nella sua azione militare, è l’Unione Europea cioè siamo noi con i versamenti dei nostri bilanci nazionali al bilancio della UE?

Si rendono conto gli americani di quanto scellerata, caotica, infantile sia la politica dell’attuale presidente degli Stati Uniti? Stanno prendendo coscienza di come ogni sua azione od ogni suo twitter non faccia altro che accrescere presenza e prestigio di un altro uomo forte - lo “zar” russo Vladimir Putin - diventato il vero dominus che parla con tutti e fa affari colossali di vendite di armamenti con tutti nel mondo e, per quanto qui ci riguarda, in Medio Oriente, a partire dal Caucaso fino alla penisola arabica? Mentre gli Stati Uniti non si comprende cosa facciano e cosa vogliano ormai in questa area – immensa, strategica, esplosiva – se non battibeccare con l’Iran e punzecchiarsi a vicenda con Teheran? Hanno chiaro gli americani che se si sono stancati di fare, come si diceva fino a qualche tempo fa, “i gendarmi del mondo” o semplicemente non intendono più farlo, a rimpiazzarli, immediatamente, saranno i russi ed i cinesi che hanno tutta la forza e la spregiudicatezza per saperlo fare?

E abbiamo preso atto noi minuscoli, divisi e modesti europei, che viviamo di passato e nel passato, di quanto siamo assenti, inconsistenti in questi scenari? Avremo mai consapevolezza di quanta ragione avesse il navigato Henry Kissinger quando commentava: “La lentezza burocratica dell’Unione Europea è tale che trasforma una trattativa in una crisi”?

Capiremo mai noi italiani – assorbiti dal chiacchiericcio quotidiano, dalle mille inutili polemiche del giorno spacciate per alta politica quando in effetti ne costituiscono la negazione – di non contare nulla già ad un metro dal perimetro delle nostre coste in un mondo così in preda al disordine? Siamo convinti che i due riferimenti della nostra storia repubblicana – a cui beninteso chi scrive crede e secondo il quale continuano ad essere essenziali – ovvero la NATO e l’Unione Europea, così sotto attacco, così lacerate, possano continuare a resistere a lungo senza radicali, incisive manutenzioni? Se siamo “Occidente” e “Unione Europea” – e lo siamo e vogliamo proseguire in questa identificazione geografica, politica e strategica – siamo sicuri che si potrà continuare ad esserlo sotto i colpi assestati dall’interno dagli sfasciatori alla Trump o dai “perfidi Iago” della Brexit o dai neosultani ottomani o dagli uomini forti al potere nelle “democrazie” illiberali sovraniste centroeuropee ossessionate dalla chiusura a migranti e globalizzazione? Se i competitor internazionali non sono solo le superpotenze Russia e Cina ma dobbiamo prima ancora che da loro guardarci alle spalle da chi dentro la NATO e dentro la UE va per conto suo e si è dato regole proprie ignorando l’esistenza di patti e obiettivi comuni quanto dureranno ancora la NATO e l’Unione Europea? In particolare quella Unione Europea che è la nostra casa, il nostro paese, il nostro stato e che già a giorni perderà un pezzo importante, non un tassello secondario, in nome di una idea sotto sotto nostalgica, di certo irripetibile, che sospira al ricordo dell’impero britannico e si illude in un mondo di superpotenze di ben altro calibro economico, territoriale e militare di rinnovarne almeno in parte i fasti?

E non è una conferma di pochezza, di incapacità di analisi e di azione, la proposta “punitiva” nei confronti della Turchia nella crisi turco-curdo- siriana in corso di sospendere le nostre vendite di armi ad Ankara quando anche i bambini sanno bene che il caro “alleato” Erdogan di armi da Russia, Cina e altri stati ancora nei vari continenti potrebbe comprarne a iosa se noi non gliene vendiamo? Ma, santa pace, davvero crediamo con iniziative da solletico di questo tipo - buone solo per l’effetto annuncio davanti ai microfoni ed ai telefonini in versione registratore dei giornalisti - di spaventare o mettere in crisi il supernazionalista despota padrone della Turchia?

Questo articolo – volutamente – è fatto solo di domande. Non fornisce risposte. Vanno cercate nelle domande.


 di Pino Scorciapino

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