Il cinema rivive a Taormina nell'arte dei manifesti

Cultura | 7 agosto 2017
Fate uno sforzo di memoria e cercate di ricordare i nomi di alcuni disegnatori e pittori di manifesti cinematografici. Niente da fare, vero? Ed è una vera ingiustizia. Perché quando i trailer non erano ancora nati, si andava al cinema (o si decideva di non andarci) dopo aver sbirciato le locandine che, finita la programmazione, diventavano carta straccia. Invece, erano dei piccoli capolavori di comunicazione visiva e «propaganda», testimonianze uniche dello stile pittorico figurativo italiano. La loro vita iniziava sui muri del centro città e all’ingresso delle sale di prima visione, per poi seguire il film in quelle di seconda e terza, e anche in provincia. In questi giorni (e fino al primo ottobre), se metti in fila, uno dietro l’altro, dipinti rari, realizzati dai maggiori disegnatori, avrai la mostra «Disegnatori di sogni », organizzata da Taormina Arte, in collaborazione con il «Museo del Cinema a pennello» di Montecosaro, e curata da Ninni Panzera e Paolo Marinozzi: oltre cento anni di cinema raccontato attraverso i bozzetti dei manifesti, un’arte pressoché scomparsa con l’avvento del digitale.

 Da decenni, infatti, al cinema non si disegna più: al posto del pennello, fotografia e computer. In esposizione, invece, c’è il tratto di Ballester, Capitani, Martinati, Brini e De Seta ma anche dei loro eredi naturali Ciriello, Cesselon, Nano, Manno, Geleng, Avelli, Iaia, Nistri e Mos, impareggiabili pittori-artigiani che con le loro pennellate hanno contribuito a rendere grande il cinema nella sua età dell’oro. È come trasferire l’unico museo di bozzetti al mondo, quello del «Cinema a pennello», ospitato da Palazzo Marinozzi di Montecosaro nei pressi di Macerata, al Palazzo del Cinema di Taormina, spostare le immagini più identificative di un film, e partecipare a un viaggio cinematografico indimenticabile, raccontato attraverso i bozzetti. Perché la «fabbrica dei sogni» s’è fatta pubblicità per ottant’anni con i manifesti, un patrimonio che mette insieme i quadri e i disegni realizzati a mano prima della stampa della locandina vera e propria in occasione dell’uscita di film come «Ben Hur», «I vitelloni», «La grande guerra», «Colazione da Tiffany», «I soliti ignoti», «Sedotta e abbandonata», «Poveri ma belli», «C'era una volta il West», «Per un pugno di dollari», «La dolce vita» e tanti altri.

 Se sono in molti a conoscere il titolo, il regista, l’attore o l’attrice protagonista, pochi riescono a identificare gli autori della grafica pubblicitaria ma questa mostra riporta alla ribalta artisti che con la loro bravura evocativa hanno contribuito a creare la magia del cinema, attraverso il «cinema dipinto», artisti capaci di illustrare e sintetizzare, in uno spazio limitato, le vicende, il tono, le emozioni e i volti di un film con opere di una tale raffinatezza espressiva e potenza iconica da sedimentarsi nell’immaginario collettivo e col tempo diventare oggetto di uno sfrenato collezionismo. Due sono le sezioni speciali, in esclusiva per la mostra di Taormina, che è sostenuta dall’Assessorato regionale Turismo, dal Ministero per la Coesione territoriale, da Sensi contemporanei, dalla Sicilia Film Commission e dai Comuni di Taormina e Messina e la Città Metropolitana di Messina, e che si avvale della collaborazione del Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani: sono dedicate alla filmografia in Sicilia, con i bozzetti dei manifesti di «Il Gattopardo», «Il giorno della civetta », «A ciascuno il suo», «Il bell’Antonio», «Cavalleria rusticana », e ai film vincitori dei Nastri d’Ar - gento. Insomma, quei «fogli» sono sfondo di milioni di privati amarcord in grado di «riportarti a certi momenti della tua vita, impedendoti di perderli», come sosteneva Fellini. (Giornale di Sicilia)

 di Antonella Filippi

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