Il pericoloso mito della flat tax, dannosa e pure incostituzionale

Politica | 6 giugno 2019

Come è noto il governo giallo-verde nell’impostare il “contratto” all’insegna del “cambiamento” rispetto al passato ha privilegiato ai fini della ripresa economica la via dei consumi argomentando che allentando la stretta finanziaria, e quindi lasciando più soldi nelle tasche degli italiani, si possa aumentare la domanda di beni e di servizi, con conseguente aumento dell’attività produttiva e quindi dell’occupazione.

In questa ottica , dopo la recente vittoria elettorale della Lega, Salvini pone ora il problema di varare immediatamente la flat tax, ossia la tassa piatta del reddito, (con una o due aliquote) anche per le famiglie, trascurando che:

1) essa almeno nel breve andare provocherebbe una riduzione delle entrate tributarie e quindi, in assenza di provvedimenti correttivi, aumenterebbe il debito pubblico;

2) sarebbe contraria al principio di progressività del carico tributario sancito dalla nostra Costituzione che prescrive il calcolo dell’imposta in base alla capacità contributiva dei soggetti;

3) gli sperati benefici del provvedimento, ossia la ripresa e la speranza di ridurre l’evasione fiscale , sarebbero molto eventuali e comunque realizzabili nel medio e lungo termine.

Gli inconvenienti di cui sopra non sono di poco conto. In pratica , a fronte di sicuri effetti negativi per la collettività e per la situazione finanziaria del nostro paese, la flat tax finirebbe per abbassare le tasse soprattutto per coloro che hanno redditi elevati e che attualmente subiscono l’effetto della progressività dell’imposta .

Con questo non si vuole dire che abbassare le tasse in genere sia un male ma solo che il beneficio non dovrebbe finanziarsi col debito ed eventualmente riservarsi ai percettori di reddito fisso, lavoratori e pensionati, i soli che pagano le tasse senza evasione, ed a coloro che assumono personale in modo da ridurre in questo ultimo caso gli oneri sociali, favorire la competitività dei nostri prodotti all’estero e combattere la disoccupazione.

La condizione di non incidere sul debito pubblico deve ritenersi prioritaria non solo perché è stato già annunziato il possibile avvio a carico del nostro paese di una procedura d’infrazione per eccesso di debito da parte dell’Ue ma anche e soprattutto per le possibili difficoltà di trovare finanziatori.

Per avere un’idea delle nostre possibili difficoltà di finanziamento del debito bisogna considerare che siamo come una famiglia che ha molti debiti finanziati da una banca. La banca mantiene l’affidamento e/o rinnova il finanziamento fino a quando il titolare ha un reddito (tasso di sviluppo), un fatturato (pil), oltre un patrimonio. Se questi vanno indietro, o si verifica una condizione che desta allarme, la banca non solo non concede più credito ma cerca di recuperare quello concesso. Nel nostro caso il rischio è che i risparmiatori allarmati dalla entità del debito pubblico e/o dalle nostre vicende politiche possano rifiutarsi di sottoscrivere i nostri titoli o almeno richiedere tassi d’interesse superiori fino ad arrivare al caso estremo (Grecia) con le conseguenze note.

In queste condizioni più che puntare per la ripresa economica su provvedimenti parziali di stampo elettorale, come la flat tax, occorre aumentare la consapevolezza dei cittadini sulla grave realtà economico-finanziaria del nostro paese, ridurre l’evasione fiscale, tagliare gli sprechi, avviare l’ammortamento del debito pubblico, attuare le riforme istituzionali necessarie per rendere più rapide le decisioni del parlamento e del governo, migliorare la qualità della nostra classe dirigente , rimuovere con le riforme della giustizia e della pubblica amministrazione tutto ciò che in passato ha impedito la creazione di posti di lavoro e la produzione di servizi efficienti, favorire la libertà degli scambi commerciali, dare respiro alla nostra politica estera, lavorare per rendere effettiva l’Unione Europea, favorire la conoscenza e la pratica della nostra Costituzione.

Occorre inoltre un ritorno all’osservanza delle regole compresa quella del mantenimento degli impegni presi. In questo senso ripensamenti come quelli sulla Tav, a lavori iniziati, oltre ad essere discutibili sul piano economico e sul piano amministrativo, non giovano alla nostra credibilità, minano la nostra affidabilità e non sono educativi, cosi come non giova alla nostra reputazione screditare la scienza, la tecnica, la cultura e l’esperienza in genere.

Bisogna in sintesi prendere atto della gravità della situazione e cercare di sanarla senza illusioni, ovviamente assumendosi le relative responsabilità e con una visione sostanziale e non ideologica delle soluzioni adottate. In ogni caso è necessario fugare preliminarmente due illusioni molto diffuse: quella di non pagare l’enorme debito pubblico che abbiamo e quella di creare posti di lavoro per decreto.

 di Diego Lana

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