Imprenditore e pure politico, alle aziende piace governare

Politica | 5 aprile 2018

Openpolis, il sito che monitora con il metodo degli opendata (cioè dei dati aperti e liberamente accessibili a tutti) l'attività politica ed amministrativa italiana pubblica un interessante servizio sulle partecipazioni e sugli incarichi aziendali detenuti dai membri del Parlamento eletto lo scorso 4 marzo. Ne esce un quadro di qualche interesse su chi sono e cosa hanno fatto prima dell'elezione un buon numero di deputati e senatori. Già nel corso della campagna elettorale il sito “A schede scoperte” aveva fatto emergere una fitta rete di interessi economici anche trasversali, con rivali politici che si rivelavano soci in affari. 

In Sicilia 146 candidati avevano incarichi politici (102), proprietà in aziende (30) o incarichi aziendali (69). Già in quella fase fu notata la presenza di aziende che costituivano veri e propri hub di partito, con numerosi amministratori , consiglieri e soci tutti candidati nelle stesse liste. Ad elezioni avvenute ed alla vigilia dell'avvio delle consultazioni da parte del presidente della Repubblica per la non facile individuazione di una possibile maggioranza di governo, Openpolis torna sul tema e scopre che ben tre consiglieri della Mondadori, azienda editoriale appartenente a Berlusconi sono stati eletti in Parlamento. Uno di questi, Pio Graziano Cannatelli è anche vicepresidente di Fininvest, azienda che ha portato in Parlamento anche il consigliere Salvatore Sciascia, naturalmente sono stati tutti eletti nelle liste di Forza Italia. Un'altra azienda hub è la Dedalo comunicazioni che ha visto eletti due dei suoi tre soci in Fratelli d'Italia, la formazione politica di destra presieduta da Giorgia Meloni. 

Comunque, è Forza Italia a farla da padrone: a questo schieramento appartengono il 35% degli incarichi aziendali e il 33,53% delle partecipazioni riconducibili a deputati e senatori. Seguono la Lega di Matteo Salvini con il 28% di incarichi aziendali e il 21,68% di partecipazioni, il Movimento 5 stelle il 19,50% di incarichi aziendali e il 20,23%di partecipazioni. Fratelli d'Italia detiene l'8% di incarichi aziendali e il10,40% di partecipazioni, mentre il PD ha il 7,83% di incarichi aziendali e il 10,98% di partecipazioni. La collocazione dei pentastellati al terzo posto in graduatoria non meraviglia dato che essi hanno schierato nelle liste uninominali numerosi imprenditori; il più conosciuto dei quali è Salvatore Caiata presidente del Potenza calcio, che è stato eletto nonostante il disconoscimento da parte del Movimento e risulta attualmente aderente al gruppo misto. 

Tra i democratici si trovano di nomi di noti imprenditori come Andrea Marcucci, neo capogruppo al Senato, che viene da un famiglia di industriali nel settore farmaceutico ed Andrea Colaninno vice presidente della Piaggio. Il primatista assoluto è il deputato berlusconiano Guido Della Frera, imprenditore nei settori sanitario, turistico-alberghiero e ristorativo, che è socio di 8 società e detiene ben 21 incarichi aziendali. Anche nelle liste che non hanno superato la soglia del 3% si riscontra il fenomeno di aziende che sono possedute da esponenti di forze politiche: Casapound è strettamente legata alla Pivert di Torino, noto marchio di abbigliamento. Sia l'amministratore unico Marco Racca che i soci Matteo Rossino e Federico De Petris sono stati candidati nelle liste del movimento di estrema destra . Per quanto riguarda le personalità politiche di origine siciliana, l'ex magistrato ed amministratore di Sicilia E-servizi Antonino Ingroia, leader della lista Popolo per la Costituzione, è socio insieme a Giulietto Chiesa, Margherita Furlan e Gennaro D. D'Amato, anch'essi candidati di quel movimento politico di Pandora tv , prima community video-giornalistica italiana. 

Fin qui i dati: essi servono solo ad esaudire la nostra legittima curiosità di sapere da chi siamo rappresentati nelle massime istituzioni elettive? Credo, piuttosto, rispondono ad un'idea corretta di trasparenza nella gestione della politica e nel rapporto tra cittadini e cosa pubblica. Gli imprenditori sono sempre stati presenti in Parlamento, ma un'analisi più di dettaglio delle provenienze sociali degli eletti ci permetterebbe di scoprire dati altrettanto interessanti: per esempio che nell'attuale Parlamento, sono state ridimensionate figure tradizionalmente egemoni come i professori universitari, mentre è restata significativa la presenza di avvocati e medici. Il dato più rilevante, tuttavia, è che sono del tutto scomparsi gli operai ed i lavoratori manuali in genere che nel passato erano stati sempre presenti nei principali gruppi parlamentari, specialmente in quelli dei partiti della sinistra. Segno anche questo di un'Italia in cui la politica ha progressivamente perso la sua dimensione sociale e il rapporto con il mondo del lavoro dipendente si è profondamente trasformato.

 di Franco Garufi

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