Italia inadempiente, quasi 550 milioni di multe in 6 anni

Economia | 6 aprile 2019

Il conto presentato dalla Commissione europea all’Italia nel 2018 per il pagamento delle sanzioni economiche relative alle infrazioni della legislazione comunitaria è stato il più “salato”degli ultimi anni. Le penalità per ottemperare alle condanne della Corte Europea di Giustizia, infatti, sono costate al Bel paese €148,73 milioni, 31 milioni di euro in più rispetto al 2017, nonché quasi il doppio dell’ammontare medio versato ogni anno dal nostro paese, pari a 78 milioni di euro. Dal 2012 ad oggi, come certificato dalla Corte dei Conti nella Relazione annuale 2018 “I rapporti finanziari con l’Unione europea e l’utilizzazione dei fondi comunitari”, pubblicata a inizio 2019, l’Italia ha corrisposto all’Unione europea un totale di 547 milioni a causa delle sue inosservanze. Nello specifico, le infrazioni responsabili di questo esborso riguardano gli aiuti concessi per interventi a favore dell’occupazione (caso risalente al 2007), la faccenda delle 200 discariche abusive (arrivata nel 2014), che è costata all’Italia un totale di 204 milioni euro, e la questione delle “ecoballe in Campania”, per un ammontare di 43,8 milioni, che è stata la più gravosa per le casse dello Stato nel 2018.

Il 2018 non è stato per l’Italia soltanto l’anno nero per l’esborso delle spese connesse ad infrazioni aperte negli anni precedenti, ma anche quello in cui è aumentato il numero di inadempienze contestate da Bruxelles al nostro paese. Nel corso degli anni precedenti, infatti, le violazioni del diritto europeo da parte dei governi in carica erano state ridotte, passando dalle 119 del febbraio 2014 sotto il governo Letta (all’insediamento erano 98) a 70 con l’esecutivo Renzi e a 59 con il premierato di Gentiloni. Le procedure di infrazione si erano assestate ad un valore al di sotto della media continentale (119). Con il governo Conte, però, le infrazioni aperte nei confronti dell’Italia hanno raggiunto quota 73, trascinando l’Italia al sesto posto tra i paesi con più procedure pendenti. Di queste, quasi 2/3 (32,39%) sono state avviate nell’ultimo anno. Per 1/3 dei casi l’invio risale a più di 5 anni fa. Poco meno del 10%, invece, sono state aperte oltre 10 anni fa. Come fa notare Openpolis nel report “Infrazioni europee”, delle 73 procedure attualmente in corso, 37 (il 50,68%) sono ancora all’inizio dell’iter, cioè all’invio della lettera in costituzione in mora da parte della Commissione. Sedici (il 21,92%) sono al secondo passaggio, ossia il parere motivato da parte della Commissione. Per altre 11 (15,07%), invece, la Commissione europea ha già fatto ricorso alla Corte Europea di GiustiziaTra le procedure attualmente aperte, l’ambiente è il settore più “bacchettato” con il 26% delle infrazioni (19 casi su 73). Seguono le questioni legate al mercato interno (16,44% - 12 casi) e quelle che riguardano tassazione e dogane (13,70% - 10 casi).

Aumentato anche il numero di segnalazioni nei confronti dell’Italia per possibili violazioni, che nel 2017 ha raggiunto quota 533, dato più alto tra i paesi UE. Gran parte di queste segnalazioni non ha alcun sviluppo. Solo in 4 casi, infatti, si è arrivati all’apertura di Eu Pilot, il sistema che anticipa l’avvio di una procedura d’infrazione. Appare evidente come l’Italia, più degli altri stati membri dell’Unione europea, ha registrato un tasso di risoluzione particolarmente elevato.

L’Italia non è la sola a “disobbedire” alle decisioni comunitarie. I paesi più “indisciplinati”, che tra il 2014 e il 2017 hanno registrato nuove procedure, sono Cipro (174) , Portogallo (170) e Belgio (167). Seguono la Spagna (152), la Francia (136) e la Germania (135). Quelli più virtuosi, invece, sono Malta (78), Estonia (68) e Paesi Bassi (67).

 di Alida Federico

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