Italia stanca e confusa, cerca la responsabilità perduta

Società | 30 gennaio 2018

Pur in «una interessante complessiva crescita del clima di fiducia nelle Istituzioni», la legislatura si chiude con un basso gradimento nei confronti del Governo e del Parlamento. Solo un italiano su 5 (il 21,5%) esprime fiducia nei confronti del Governo e poco più, il 22,3%, nel Parlamento. Gli sfiduciati sono però il 20% in meno rispetto al 2013. Lo rileva l’Eurispes nel Rapporto Italia 2018.

Il sentimento di affezione nei confronti nel Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è stabile al 44,5%, era il 44,1% nel 2017. Aumenta il sentimento di fiducia nei confronti dei partiti dall’11,9% al 21,6%.(segue)


In pochi - secondo quanto rilevato dall’Eurispes nel suo trentesimo rapporto annuale - si dicono convinti che il Governo sia riuscito a mettere mano ai conti pubblici, risanandoli (18,7%, contro l’81,3%). Tra le attese non corrisposte, rilanciare i consumi e gestire la crisi immigrazione (per entrambe le voci il 24% circa dei giudizi positivi), la lotta alla disoccupazione (80% contro il 20%), offrire prospettive ai giovani (80% vs 20%), maggiori diritti per i cittadini (76,3% contro il 23,7%), garantire la coesione sociale e sostenere la natalità (77,2% vs 22,8% in entrambi i casi), la diminuzione della pressione fiscale (80,6% vs 19,4%) e portare a termine una buona riforma elettorale (79,5% vs 25,5%).

E', invece, più positivo il giudizio sulla capacità di contrasto alle minacce del terrorismo internazionale: il 50% dei cittadini è convinto che il Governo sia riuscito a tutelare l'Italia. Per il 37,2% il Governo è stato in grado di contrastare la microcriminalità; molto meglio il dato sul contrasto alla criminalità organizzata (44,1%).

Il Governo ha avuto per molti il merito di tenere alta l'immagine dell’Italia all’estero (41,7%) e parallelamente sostenere il Made in Italy nel mondo (45,2%)


Il Rapporto Italia 2018 è stato costruito come tradizione attorno a 6 dicotomie, illustrate attraverso altrettanti saggi accompagnati da 60 schede fenomenologiche su: Responsabilità/Irresponsabilità - Cultura/Culture - Paura/Coraggio - Fiducia/Sfiducia - Crescita/Sviluppo - Avvenire/Divenire

Il Rapporto, che segna la sua trentesima edizione ruota quest’anno attorno al concetto di responsabilità, come “parola chiave”, considerandolo, per la sua presenza e per la sua mancanza, essenziale per tentare di descrivere le tendenze politiche, culturali, economiche e sociali in atto.

Per il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara: “La mancanza di responsabilità è diventata un elemento distintivo del vivere quotidiano ed il principale comune denominatore di una serie di vicende che hanno caratterizzato la vita pubblica italiana su diversi fronti. Una caduta del senso di responsabilità che dai piani alti della società si trasferisce a livello dei singoli soggetti rendendo sempre più difficile la tenuta degli stessi rapporti sociali e interpersonali. Tutto questo obbliga a riflettere su due questioni.

La prima: continuare a parlare di “Sistema Paese” è ormai improprio. Sarebbe più corretto parlare di Sistema e di Paese in maniera distinta. Il Sistema è l’insieme delle reti e dei servizi pubblici e privati. Le strutture delle comunicazioni, i trasporti, la sanità, la scuola, la difesa, la giustizia, l’apparato burocratico-amministrativo centrale, regionale e periferico, le diverse autorità a livello territoriale e quindi la classe dirigente che lo amministra. Il Paese è fatto da noi: cittadini, utenti, consumatori, corpi intermedi, associazioni. La seconda riguarda le organizzazioni politiche e sindacali, le stesse rappresentanze di categoria che dovrebbero costituire il collegamento tra Paese e Sistema. Tuttavia, sempre più̀, esse tendono ad alimentare la separatezza e a farsi, a loro volta, Sistema”.

Ora - prosegue Fara - il matrimonio si è sciolto e Sistema e Paese, separati in casa, convivono faticosamente sotto lo stesso tetto, spesso guardandosi in cagnesco, diffidenti l’uno dell’altro, in un’atmosfera di freddezza, tra reciproci rimproveri.

Il Paese si sente deluso, tradito da un Sistema che non riesce più̀ a garantire crescita, stabilità, sicurezza economica, prospettive per il futuro. Lo accusa di essere diventato autoreferenziale e di aver perso di vista la sua storica funzione: quella di guidarlo ed accudirlo, assicurando una sempre migliore qualità dei servizi. E, nello stesso tempo, di aver utilizzato la delega per rafforzare il proprio potere e i propri privilegi, disattendendo attese, bisogni e diritti.

Viceversa, le accuse che il Sistema rivolge al Paese non sono meno forti: il Paese non riesce a rendersi conto di trovarsi di fronte a cambiamenti epocali che mettono in discussione le antiche certezze. Pretende il mantenimento di un welfare che non può più permettersi ed è troppo legato all’idea del posto, possibilmente fisso, piuttosto che del lavoro. È ricco e continua ad accumulare risparmi invece di investirli e fa di tutto per non pagare le tasse. Ha ricevuto in eredità un patrimonio che tutto il mondo ci invidia e non si cura di proteggerlo considerandolo res nullius. Devasta interi territori salvo poi chiedere al Sistema di provvedere, magari con l’ennesimo condono. Vuole che i propri figli siano istruiti ma disprezza e sottopaga gli insegnanti e ricorre al Tar quando gli stessi figli vengono bocciati. Produce quantità enormi di immondizia ma non si piega alla raccolta differenziata. Chiede un’amministrazione di qualità ma poi si lamenta se veramente funziona, quando tocca i suoi interessi”.

UN SISTEMA FRAGILE, MA NON DEBOLE

Il Sistema è, e lo sarà ancora per molti anni, fragile sotto molti punti di vista. Prosegue il Presidene dell’Eurispes. Beninteso: fragile non vuol dire debole. Anzi, l’Italia ha molte frecce nel suo arco, enormi potenzialità ma - e questo lo ripetiamo senza stancarci da anni - ha grandi difficoltà a trasformare la sua potenza in energia.

E questo deriva principalmente dalla disomogeneità della nostra classe dirigente, nel senso che essa non persegue obiettivi comuni e comunque non nello stesso tempo, non con lo stesso impegno. Anzi, nella maggior parte delle occasioni ci fa assistere a divisioni e conflitti attraverso i quali le parti in causa puntano alla sopraffazione l’una dell’altra piuttosto che a trovare l’accordo a vantaggio del bene comune. Basti osservare ciò che accade sul problema dei rifiuti a Roma o sulla vicenda dell’Ilva di Taranto per capire quale spirito di solidarietà animi la nostra classe dirigente.

Siamo in ritardo nell’ammodernamento delle nostre infrastrutture, dei trasporti, del sistema scolastico, della banda larga, dell’informatizzazione del nostro apparato burocratico-amministrativo, della tutela dell’ambiente, del territorio, e tanto altro ancora. Pesa l’ipoteca del debito pubblico che condiziona le scelte e la possibilità di impegnare le risorse necessarie per tentare di colmare questo ritardo.

La ripresa non è il frutto di uno slancio collettivo, ma della spinta e delle performances di alcuni settori che da soli possono produrre buoni risultati ma non riescono ancora a svolgere una funzione “aggregante, coinvolgente e motivante”.

Per usare una metafora militare: è come se si disponesse di coraggiosi reparti di assalto in grado di conquistare posizioni strategiche, ma le truppe necessarie a mantenere e presidiare le posizioni rimangono acquartierate in caserma.

Alcuni esempi possono aiutarci a capire meglio.

Sul piano della sicurezza l’Italia sta dimostrando grandi capacità e ciò risulta evidente da ciò che è sotto gli occhi di tutti e che, per scaramanzia, è meglio non citare espressamente. Le nostre Forze di Polizia ed i nostri Servizi di Intelligence sono considerati un’eccellenza a livello internazionale e su di essi si sono consolidati il generale apprezzamento e la fiducia dei cittadini. La Magistratura nelle sue proiezioni tradizionali ed in quelle specialistiche, come la Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, persegue senza sosta tutte le manifestazioni mafiose sul territorio e si è dotata degli strumenti necessari per intercettare ed interpretare l’evoluzione e le mutazioni delle organizzazioni criminali sempre più proiettate verso una nuova dimensione finanziaria e internazionale.

La nuova politica dei beni culturali sta dando ottimi frutti dopo le polemiche pretestuose che hanno accompagnato le nomine di esperti, spesso stranieri, alla direzione di importanti musei. Gli ultimi dati sulla presenza nei nostri siti culturali e le entrate cresciute in maniera sensibile dimostrano come la cultura si possa ben mettere a reddito.

La filiera di produzione agro-alimentare si esprime a pieno regime e il nostro export cresce di giorno in giorno. Il Made in Italy alimentare, che peraltro aveva retto bene anche durante gli anni peggiori della crisi, continua nella sua espansione e ha conquistato la vetta delle classifiche mondiali, superando tutti i concorrenti storici.

Anche sul fronte industriale si segnalano importanti risultati e i macchinari e le tecnologie italiane si proiettano e si espandono nei nuovi mercati internazionali. Eccellenti risultati arrivano dal mercato automobilistico, dal settore della moda, che non conosce crisi, e siamo tra i primi nel comparto dei beni di lusso.

Ritornando alla metafora militare: queste, ma non solo queste, sarebbero le nostre unità speciali. Purtroppo, il resto dell’esercito ancora non si vede”.

 

 

UN PAESE CONFUSO

 

Il Paese - secondo il Presidente Fara - è confuso sul piano politico e ondeggia indeciso tra conservazione e cambiamento. Tra desiderio di stabilità e spinte populiste. Tra ragionevolezza e nichilismo. Fatto sta che si confrontano due tendenze fondamentali: quella dell’etica della responsabilità e quella dell’etica della convinzione. Per semplificare e volgarizzare: l’etica della responsabilità si affida alla testa, quella della convinzione alla pancia. Tradotta in termini politici, l’etica della responsabilità impone la riflessione, il calcolo, la capacità previsionale, il confronto nel rapporto tra mezzi, fini e risultati possibili e, di conseguenza, si rappresenta con il metodo democratico nella scelta delle azioni.

L’etica della convinzione si affida ad una fede, ad una mera visione di carattere messianico-religioso, interpretata da un capo carismatico, che non può essere messa in discussione se non attraverso un’eresia, con tutte le conseguenze del caso per l’eretico.

Ovviamente, per dirla con Aron, non è che l’etica della convinzione coincida con la mancanza di responsabilità e l’etica della responsabilità con la mancanza di convinzione. Ma vi è una differenza incolmabile tra l’agire secondo la massima dell’etica della convinzione e l’agire secondo la massima dell’etica della responsabilità. Tuttavia, il rischio è che, stabilendo come fondamentale una alternativa che diviene reale solo in casi estremi, ci si espone ad un duplice rischio: dare una specie di giustificazione da una parte ai falsi realisti che scartano con disprezzo i rimproveri dei moralisti, e dall’altra ai falsi idealisti che condannano senza discriminazione tutte le politiche perché non si conformano al loro ideale e che finiscono col contribuire, coscientemente o no, alla distruzione dell’ordine esistente, a vantaggio dei rivoluzionari ciechi e dei tiranni”.

A seguire alcune delle indicazioni emerse dal Rapporto Italia 2018:

FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI: LENTA E FATICOSA RIPRESA, MA È AFFIDATA A INTELLIGENCE, FORZE ARMATE E FORZE DI POLIZIA. SOLO 1 ITALIANO SU 5 SI FIDA DEL GOVERNO

Fiducia nelle Istituzioni: una lenta risalita. I giudizi positivi continuano a convergere su Forze di polizia, Difesa e Intelligence, Volontariato e Protezione civile.

Dalla rilevazione Eurispes sul livello di fiducia nelle Istituzioni nel loro complesso emerge, rispetto allo scorso anno, un incremento dei cittadini che esprimono un aumento di fiducia dal 7,7% del 2017 all’attuale 13% (erano solo il 2,4% nel 2015). Allo stesso tempo, diminuiscono coloro che indicano una fiducia in calo: dal 42,8% al 34,4%. Il Governo ha ottenuto gradimento presso un italiano su cinque (21,5%). I consensi nei confronti del Parlamento arrivano al 22,3%, gli sfiduciati sono il 20% in meno rispetto al 2013. Cresce anche la fiducia nella Magistratura (+5,8), ma il tasso dei consensi non supera il 40%. Il sentimento di affezione nei confronti nel Presidente della Repubblica, Mattarella, non ha subìto variazioni (44,5%, era il 44,1% nel 2017).

Se letta attraversi i risultati in serie storica (2004-2018), l’indagine di quest’anno segnala una interessante complessiva crescita del clima di fiducia nelle Istituzioni. I dati mostrano una inversione di tendenza in senso positivo che interessa tutte le Istituzioni, ma la fiducia continua a concentrarsi con maggiore intensità sulle Forze di Polizia, sulle Forze Armate e sui Servizi di Intelligence o su alcune delle altre Istituzioni prese in considerazione come il Volontariato e la Protezione civile.

L’Arma dei Carabinieri raccoglie il 69,4% dei consensi nel 2018 (+10,8% rispetto al 2017), la Polizia di Stato il 66,7% (rispetto al 61,1% del 2017), la Guardia di Finanza il 68,5% (+8,6%). Aumenta anche il dato della Polizia penitenziaria (66,3; +15,4% di fiduciosi). Da questa edizione del Rapporto Italia entra a far parte della rilevazione il Corpo dei Vigili del Fuoco, che conquista subito una posizione altissima nella graduatoria della fiducia (86,6%). L’Esercito Italiano passa dal 59,6% delle indicazioni di fiducia nel 2017 al 70,4% nel 2018, in maniera simile in termini di crescita si assestano i valori dell’Aereonautica (dal 61,4% del 2017 al 72,9% del 2018) e della Marina Militare (dal 62,1% al 72,1%). L’Intelligence raccoglie nel 2018 il 65,4% dei consensi.

Tra le altre Istituzioni, aumenta la fiducia per le associazioni degli imprenditori (dal 29,4% del 2017 al 41,1% del 2018), le confessioni religiose diverse da quella cattolica (dal 19,1% al 28%), la Pubblica amministrazione (dal 23% al 32,3%), i sindacati (dal 28,6% al 40,2%), il Sistema sanitario (dal 52,9% al 61,2%), i partiti (dalll’11,9% al 21,6%) e, in misura meno marcata, le associazioni di consumatori (+0,5%), la Chiesa cattolica (+2,4%), la Scuola (+2,6%); l’Università si attesta al 69,8%. Rimangono su valori molto elevati di consenso la Protezione civile (76,3%) e le Associazioni di volontariato (64,9%).

Il governo e le aspettative (disattese) dei cittadini. Male il versante economico, occupazionale, di sostegno alle famiglie e l’immigrazione. Più positivo il giudizio su contrasto a criminalità e terrorismo, sull’immagine dell’Italia all’estero anche attraverso il sostegno al Made in Italy.

In pochi si dicono convinti che il Governo sia riuscito a mettere mano ai conti pubblici, risanandoli (18,7%, contro l’81,3%). Tra le attese non corrisposte, rilanciare i consumi e gestire la crisi immigrazione (per entrambe le voci il 24% circa dei giudizi positivi) la lotta alla disoccupazione (80% contro il 20%), offrire prospettive ai giovani (80% vs 20%), maggiori diritti per i cittadini (76,3% contro il 23,7%), garantire la coesione sociale e sostenere la natalità (77,2% vs 22,8% in entrambi i casi), la diminuzione della pressione fiscale (80,6% vs 19,4%) e portare a termine una buona riforma elettorale (79,5% vs 25,5%).

Più positivo invece il giudizio sulla capacità di contrasto alle minacce del terrorismo internazionale: il 50% dei cittadini è convinto che il Governo sia riuscito a tutelare l’Italia. Per il 37,2% il Governo è stato in grado di contrastare la microcriminalità; molto meglio il dato sul contrasto alla criminalità organizzata (44,1%). Il Governo ha avuto per molti il merito di tenere alta l’immagine dell’Italia all’estero (41,7%) e parallelamente sostenere il Made in Italy nel mondo (45,2%).

La politica dei Bonus, quello consumi giudicato meno positivamente (55% vs 45%).

Sia il Bonus cultura sia il Bonus mamme hanno riscontrato apprezzamento da parte della maggioranza dei cittadini: rispettivamente il 59% e il 60,3% si dicono convinti che questi provvedimenti abbiano avuto un impatto economico positivo. Solo il Bonus consumi ha un giudizio a maggioranza negativo (55% vs 45%).

ECONOMIA DELLE FAMIGLIE: SI TORNA A “CONSUMARE” MA 4 FAMIGLIE SU 10 ANCORA COSTRETTE A INTACCARE I RISPARMI, SI SGONFIA IL FENOMENO DELLE VENDITE A RATE, VOLANO GLI ACQUISTI ON LINE

Stabile l’economia del Paese per circa il 38,9% degli italiani, ma 4 famiglie su 10 sono ancora costrette ad intaccare i risparmi.

Il 38,9% dei cittadini ritiene che la situazione economica del Paese negli ultimi 12 mesi sia rimasta stabile. In parallelo, diminuiscono i pessimisti che riferiscono una condizione peggiorata (41,5%; -17,6% rispetto al 2017) e aumenta la quota degli ottimisti (16,6%; +3,2%). Nonostante i segnali di ripresa dell’economia, ancora 4 italiani su 10 sono costretti ad utilizzare i propri risparmi per arrivare a fine mese e solo il 30,5% riesce a far quadrare i conti senza grandi difficoltà. Solo una minoranza riesce a risparmiare (18,7%), mentre sono ancora tanti a manifestare difficoltà per pagare le utenze (29,4%) e le spese mediche (23,2%). Sono in affanno anche molti italiani che devono sostenere un mutuo (25,4%) o un affitto (38%). Per far fronte alle difficoltà economiche, l’aiuto arriva soprattutto dalla famiglia d’origine (31,6%)

 

I consumi riprendono, si spende di più per i prodotti alimentari (43,7%), si usa di più l’auto (35,7%) e si investe in salute con controlli ed esami medici (31,7%). Sui prodotti alimentari di qualità il 42,3% degli italiani non è disposto a risparmiare.

Nell’ultimo anno, il 43,7% degli italiani riferisce di aver speso di più per i prodotti alimentari rispetto agli anni precedenti, il 35,7% afferma di avere usato di più l’automobile, il 34,9% ha speso di più per controlli ed esami medici, il 31,7% ha destinato un importo maggiore del budget familiare all’istruzione privata dei figli, il 27,8% ha mangiato più spesso fuori casa, il 26,3% ha speso di più per il tempo libero, il 24,9% per la badante, il 22,8% per l’acquisto di articoli tecnologici, il 22% ha destinato una somma maggiore del proprio denaro alla cura degli animali domestici, il 21,8% ha speso di più per vestiario ed accessori, il 21,2% per i collaboratori domestici e il 21,1% ha fatto più viaggi e vacanze. Circa un italiano su cinque (19,9%) ha speso una quota maggiore rispetto al passato per la babysitter, il 16,7% ha speso di più per estetista, parrucchiere, articoli di profumeria, il 14,1% ha destinato una somma maggiore di denaro per l’attività sportiva e il 13,7% ha speso di più per la casa (mobili e complementi d’arredo).

Si sta sgonfiato il fenomeno della “formula a rate”.

Il 25,8% (-9,3 rispetto al 2017) degli italiani nel corso dell’ultimo anno ha fatto ricorso a forme di pagamento rateizzate nel tempo per l’acquisto di beni o servizi (ad eccezione del mutuo per l’acquisto della casa) per se stessi o per le proprie famiglie.

Il 47,8% degli italiani fa acquisti sul web, di questi la quasi totalità (92,6%) ha utilizzato come canale un sito despecializzato. La consuetudine di effettuare acquisti online sta diventando sempre più una modalità ordinaria di consumo. Il 47,8% degli italiani effettua compere online, di questi la quasi totalità (92,6%) ha utilizzato come canale un sito web despecializzato; il 38% afferma di aver effettuato acquisti mediante store su smartphone o di aver acquistato su un sito web specializzato. Il 34,6% e il 34,4% degli acquirenti online rivelano di aver operato rispettivamente mediante applicazione su smartphone e tramite il sito web di un negozio.

Consumi online: non sempre è necessario provare un prodotto (67,5%) per decidere di acquistarlo. Il 67,5% di coloro che hanno dichiarato di aver fatto acquisti on line nell’ultimo anno (47,8%) ha deciso di acquistare un prodotto dopo averlo visto esclusivamente online e che una fetta altrettanto ampia, il 67,1%, ha preferito prima vedere o provare in un negozio un capo o un prodotto, avendo poi posticipato l’acquisto online. Ad essere valida è in ogni caso anche la tendenza opposta, che ha visto il 45,8% acquistare in negozio un prodotto visto online in riferimento al quale risultava probabilmente necessario accertare dal vivo la qualità. La pubblicità continua ad essere un’importante leva commerciale per la scelta dei prodotti, anche per quelli acquistati online (53,2%).

Risparmio: il 35,4% degli italiani preferisce la sicurezza del conto corrente e il 24,3% investirebbe in case e terreni. Un italiano su 5 ha chiesto un prestito negli ultimi tre anni, soprattutto per comprare casa (34,9%).

Il 19,5% degli cittadini ha chiesto un prestito bancario negli ultimi tre anni, soprattutto per il mutuo della casa (34,9%), la ristrutturazione della prima casa (27,5%), l’acquisto di beni durevoli come macchine e mobili (27,1%), il pagamento di debiti contratti negli anni precedenti (26,8%), le spese per cerimonie (18,6%) e per cure mediche (11,2%). In una prospettiva di risparmio per i prossimi 12 mesi, il 35,4% degli italiani preferisce la sicurezza del conto corrente e il 24,3% investirebbe in case e terreni.

PASSATO E FUTURO: NONNI D'ORO PER 7 FAMIGLIE SU 10, PER 3 GENITORI SU 4 LA RACCOMANDAZIONE è “ACCETTABILE”

 

Nonnid'oro” per 7 famiglie su 10.

È opinione condivisa che oggi i nonni contribuiscono al sostegno economico della famiglia (72,7%) e che diano supporto ai figli mettendo a disposizione il loro tempo per aiutarli a gestire i bambini e negli impegni quotidiani (78,6%). Parallelamente, i nonni vengono visti come persone che vivono la propria vita, coltivando i propri interessi (56,8%). Non manca però chi è convinto (56,8%) che molti nonni, forse perché troppo anziani, abbiano comunque bisogno di aiuto da parte dei figli.

Un nucleo familiare su tre si trova a dover gestire un parente anziano non del tutto autosufficiente che viene curato in famiglia in circa il 50% dei casi.

Realizzazione dei figli nel mondo del lavoro: lo desiderano 3 genitori su 4, 2 su 10 si aspettano che i figli contribuiscano all'economia della famiglia. Farli raccomandare è accettabile.

Quattro persone su dieci trovano accettabile far raccomandare i propri figli da un amico/conoscente per trovare un lavoro; il 23% si rivolgerebbe ad un politico o una persona influente e il 20,2% arriverebbe anche uno scambio di favori (20,2%). Tra chi è genitore, invece, le aspettative riguardano soprattutto la speranza che i figli si impegnino nel mondo del lavoro (74,5%), raggiungano il prima possibile la loro l’autonomia (73,5%) e conseguano la laurea (60,4%). Due genitori su dieci (23,2%) si aspettano che i figli diano apporto economico al nucleo familiare. Il campione si divide a metà sull’ipotesi di far “stazionare” i figli a casa fino a che non abbiano raggiunto i traguardi ai quali aspirano (49,9% di favorevoli vs il 50,1% dei contrari).

Sharing economy all’italiana... quasi 2 su 10 usano il car sharing.

Nell’era della condivisione, il 18,6% degli italiani ha usato il servizio di car sharing (+7,5% rispetto al 2016), il 17,1% ha utilizzato biciclette pubbliche con il servizio di bike sharing (+9%), il 15,4% ha provato il servizio di ride sharing (+5%) e il 14,7% ha condiviso libri tramite la pratica del bookcrossing (+1,7%); solo l’8,4% ha fatto couchsurfing(+3,8%), mentre il 6,2% ha condiviso un ufficio con il coworking (+1,1%)

SCUOLA ED EDUCAZIONE: 7 SU 10 CHIEDONO IL RITORNO DELL'EDUCAZIONE CIVICA, MENTRE IL LATINO NON è NECESSARIO PER IL 48%

A scuola bisognerebbe tornare ad insegnare “Educazione civica” (67,8%), ma l’insegnamento del latino non sarebbe necessario, neanche nei Licei (47,9%). Immaginando nuove materie a Scuola, molti vorrebbero un’ora di Cultura europea (60,8%).

Il 67,8% dei cittadini è favorevole alla reintroduzione dell’insegnamento dell’Educazione civica nelle scuole. Reintrodurre il latino nella scuola secondaria di I grado non raccoglie invece gli stessi consensi (67,2%) e, a sorpresa, per molti l’insegnamento del latino non sarebbe necessario neanche nei Licei (contrari 47,9%).

L’indagine Eurispes ha sondato anche l’opinione sulla possibilità di introdurre nella scuola dell’obbligo l’insegnamento di nuove materie, per un’ora alla settimana. Hanno riscosso successo soprattutto: Cultura europea (60,8% dei favorevoli) e Principî di economia (56,8%). L’introduzione di un’ora dedicata allo studio della Società e della cultura islamica è invece una delle proposte meno condivise (solo il 25,6% dei favorevoli).

INFORMAZIONE E PERCEZIONE DEL RISCHIO: PIU' DELLA META' DEGLI ITALIANI SOPRAVVALUTA LA PRESENZA DEGLI IMMIGRATI. CORRUZIONE, POLITICI INCOMPETENTI, MAFIA E SMOG: SONO I PRINCIPALI INCUBI

Solo il 28,9% dei cittadini sa che l’incidenza di stranieri sulla popolazione è all’8%; il 31,2% valuta correttamente la presenza di immigrati di religione islamica che è del 3%.

Ai cittadini è stato chiesto di valutare una serie di fenomeni messi particolarmente in risalto dal circuito mediatico, con l’obiettivo di sondare le opinioni diffuse e metterle a confronto con i numeri reali.

Solo il 28,9% indica correttamente l’incidenza di stranieri sulla popolazione all’8%. Più della metà del campione, al contrario, sovrastima la presenza di immigrati nel nostro Paese: per il 35% si tratterebbe del 16%, per ben il 25,4% addirittura del 24% (un residente su quattro in Italia sarebbe non italiano).

Meno di un terzo (31,2%) valuta correttamente la presenza di immigrati di religione islamica in Italia che è del 3%, in tutti gli altri casi (68,7%) viene sovrastimata.  Gli italiani che stimano con esattezza la presenza africana in Italia (a circa l’1,7% della popolazione) sono soltanto il 15,4% del totale.

Il 27,4% dei cittadini individua come principale regione d’origine l’Africa del Nord, da dove in realtà proviene solo il 12,9% degli stranieri arrivati in Italia.

Ius soli: solo il 17,7% conosce i contenuti della proposta.

Solo il 17,7% degli italiani associa il provvedimento dello ius soli proposto nel nostro Paese, non solo alla nascita, ma anche alla frequentazione della scuola italiana. La netta maggioranza (56,9%) ritiene che con la nuova proposta di legge sia sufficiente nascere sul suolo italiano, come accade negli Stati Uniti.

Corruzione (87,7%), politici incompetenti (86,2%), organizzazioni mafiose (85,6%), inquinamento dell’aria (81,1%), attentati (78%) e crisi dell’acqua (74,1%) sono le questioni che i cittadini avvertono come vere e proprie minacce. Un terzo degli italiani (33,6%) guarda con sospetto le persone dai tratti medio-orientali. Il 56,2% userebbe un’arma contro estranei in casa di notte. Il 32% conosce qualcuno che ha subito stalking.

Nonostante la forte paura di subire attentati anche nel nostro Paese, la maggioranza dei cittadini (72,9%) afferma di avere mantenuto le stesse abitudini quotidiane di sempre. D’altra parte, un terzo degli italiani (33,6%) ammette di guardare con maggior sospetto le persone dai tratti medio-orientali e il 29,2% cerca di viaggiare meno.

Se avessero un’arma e si sentissero minacciati dall’intrusione di estranei in casa di notte, la maggior parte degli italiani la utilizzerebbero per difendersi (56,2%: il 38,5% probabilmente, il 17,7% sicuramente).

Il tema della violenza sulle donne al centro della cronaca nera ha indotto i cittadini a ritenere che i casi negli ultimi due anni siano aumentati (75,5%). Un’idea fortemente condivisa dalle donne (81,2%) più che dagli uomini (69,9%).

Circa una persona su 10 ammette di aver subito stalking (11,9%), confermando il trend registrati negli ultimi sei anni. Il fenomeno investe principalmente le donne (12,6%) nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 24 anni (20,8%).

La matrice amorosa delle relazioni è quella che più spesso porta il risentimento a trasformarsi in ossessione, lasciando spazio ad un amore malato che può giungere fino a situazioni estreme. Nel 27,5% dei casi lo stalker è l’ex partner, nel 21,4% un conoscente, nel 15,3% un collega e nel 11,5% dei casi di un parente.

Il tasso di conoscenza indiretta del fenomeno ne descrive un’ampiezza diversa: nel 32% dei casi si è a conoscenza di qualcuno, tra familiari, amici, colleghi e conoscenti, che è stato stalkerizzato.

IL MONDO DEI MEDIA: TV ”VOLGARE” PER IL 75%, 9 SU 10 HA UN TELEFONINO, IL 60% DEGLI ITALIANI VIAGGIA  SUI SOCIAL

Il 75,3% degli italiani mal sopporta la volgarità/turpiloquio presenti in Tv, ma il 38,3% la userà per farsi un’idea e decidere chi votare. 9 italiani su 10 hanno un telefonino facendone spesso un uso pericoloso (camminando 54,3% o guidando 23%) e nel 35% dei casi si rincorre l’ultimo modello. Sui Social Network “viaggia” il 60% degli italiani. In molti si dicono convinti che inducano un utilizzo eccessivo (76,8%), favoriscano comportamenti aggressivi e offensivi con l’anonimato (67,7%), siano pericolosi perché mettono a rischio la privacy (65,1%).

Per farsi un’idea ed esprimere il proprio voto la Tv è un punto di riferimento (38,3%), ma un elettore su 5 sa ha già chi voterà. L’aspetto più negativo della Tv, secondo l’opinione degli italiani, è la volgarità/turpiloquio (75,3%), la larga maggioranza stigmatizza anche le persone che litigano nei talk show/reality show (60,9%) e quelle che parlano di questioni intime e private nei talk show (60,7%). I ragazzi sono i meno infastiditi da contenuti forti o sgradevoli. Il telefonino è ormai un’appendice: 9 italiani su 10 ne hanno uno e nel 35% dei casi si rincorre l’ultimo modello. Molti ne fanno un uso distratto, potenzialmente pericoloso: mentre camminano (54,3%) o quando guidano (23%). È opinione diffusa che i Social Network inducano un utilizzo eccessivo (76,8%), favoriscano comportamenti aggressivi e offensivi con l’anonimato (67,7%), siano pericolosi perché mettono a rischio la privacy (65,1%). I Social rappresentano comunque un “luogo” nel quale tenersi in contatto con i propri amici (75,5%) e permettono di essere sempre informati sull’attualità (70,3%). Sui Social Network “viaggia” il 60% degli italiani, soprattutto per guardare le attività e le foto dei propri contatti (85,4%) oppure per chattare con i propri amici (85,4%) e rimanere informati su quel che accade (80,5%).

ALIMENTAZIONE: VEGETARIANI E VEGANI SONO IL 7%

Vegani e vegetariani sono il 7% della popolazione dai 18 anni in su.

Effettuando una ricerca sul portale Tripadvisor, su un totale di 225.490 ristoranti recensiti in Italia, il 23,4% propone menù vegetariani ed il 17,2% menù vegani; percentuali molto alte rispetto a quanti dichiarano di aver aderito a questi stili di vita. Secondo l’indagine Eurispes 2018, il 6,2% degli italiani si dichiara vegetariano e lo 0,9% vegano. Negli ultimi 5 anni, il totale di chi ha optato per un regime alimentare vegetariano e vegano si è mantenuto abbastanza costante con valori compresi fra il 7 e l’8%. Tra questi troviamo chi segue regimi alimentari ancora più stringenti: quella crudista (32%) o fruttariana (23,1%) fino alla paleo-dieta (12,8%). Si segue questo tipo di dieta perché convinti degli effetti positivi in termini di salute (38,5%) oppure per amore e rispetto nei confronti degli animali (20,5%).

Mangiare in aereo, treno, nave ed autogrill è spesso un problema se ci si attiene ad un’alimentazione vegetariana/vegana (73,6%), ma anche trovare qualcosa da “mettere sotto i denti” nei ricevimenti di cerimonie, feste o eventi può essere difficoltoso (67,6%). Le mense nei luoghi di lavoro si sono in parte attrezzate per accogliere i lavoratori vegetariani/vegani: non riscontra problemi il 44% di chi vi usufruisce. Mentre mangiare al ristorante/bar può essere complicato (55,4%).

AMICI ANIMALI: 3 ITALIANI SU 10 VIVONO CON UN ANIMALE, OLTRE LA META' DEI PET DORME NEL “LETTONE”

3 famiglie su 10 accolgono un pet, soprattutto cani (63,3%) e gatti (38,7%). In un caso su due dormo nel “lettone” con i padroni che sacrificano anche buona parte del loro tempo libero per accudirli. Aumenta chi spende da 51 a 100 euro mensili per le esigenze degli animali domestici (31,4%, erano il 15,4% nel 2017).

Circa 3 italiani su 10 accolgono un animale domestico in casa (32,4%). Si tratta nella maggior parte dei casi di cani (63,3%) e gatti (38,7%). A seguire nella graduatoria dei pet che ci fanno compagnia in casa: uccelli (6,2%), conigli (5,9%), tartarughe (5%), pesci (4,8%). Dormire con il proprio pet è un’abitudine diffusa (53,5%); la stessa quota di intervistati sacrifica una buona parte del proprio tempo libero per il benessere e le necessità del suo amico animale (passeggiate, gioco, attività all’aperto, ecc.). Il 46,2% di chi ha un animale domestico rinuncia in alcune occasioni ad uscire o a fare un viaggio per non lasciarlo solo. Meno diffusi sono l’abitudine di preparare i pasti con alimenti freschi piuttosto che offrire cibo per animali già pronto (37,3%) e ridurre le spese personali in favore di quelle per il proprio animale (32,8%).

Cibo, vaccini e spese veterinarie in generale, pulizia: il 57,7% di chi possiede un animale domestico mantiene al di sotto dei 50 euro le spese mensili per prendersene cura. Aumenta invece il numero di chi spende da 51 a 100 euro mensili: il 31,4%, erano il 15,4% nel 2017.

CLIMA CHE CAMBIA:FA PAURA A 3 ITALIANI SU 4, OLTRE LA META' PRONTA A RISPARMIARE ENERGIA E ACQUA

Cambiamenti climatici: fanno ancora paura al 77,5% degli italiani. La larga maggioranza è disposta ad adottare comportamenti di virtuosi per risparmiare energia elettrica e acqua.

Tra il 2008 e il 2018, i timori dell’opinione pubblica sulla questione dei cambiamenti climatici, pur restando largamente condivisi, sono complessivamente diminuiti: dall’81,5% del 2008 al 77,5% del 2018.

Ridurre i consumi quotidiani al fine di limitare il riscaldamento terrestre è un comportamento da adottare, ma che serve solo se lo fanno in tanti tutti i giorni (41%, nel 2008 la pensava così il 34,9% dei cittadini); sono invece convinti che si tratti di una strategia giusta da adottare sempre e comunque il 23% degli italiani (erano il quasi il 40% nel 2008). Un cittadino su 5 pensa al riscaldamento terrestre come un problema troppo grande che il singolo non può affrontare (+6,7 rispetto al 2008).

Per risparmiare energia elettrica e acqua, si è pronti ad usare meno il riscaldamento durante l’inverno (61,4%) e i condizionatori in estate (70,3%), a diminuire i consumi di acqua (72,6%), a far installare pannelli fotovoltaici (61,6%), ad acquistare lampadine a basso consumo energetico (81,6%), a prendere meno l’automobile privata (61,9%), a far installare pannelli fotovoltaici (61,6%).

RIPARTIRE DALLA NOSTRA COSTITUZIONE PER RICUCIRE “PAESE” E “SISTEMA”

 “Nel dibattito corrente - conclude il Presidente dell’Eurispes -usiamo spesso, come abbiamo accennato, espressioni come “cambiamenti strutturali”, “crisi strutturali”. Ma, se vogliamo davvero uscire dalla retorica che tutto uniforma, copre e nasconde e se vogliamo invece assumerci la resposabilità che l’uso di queste parole comporta ed aiutare davvero il nostro Paese a recuperare una fiducia condivisa nel futuro, dovremmo piuttosto fermarci e misurare il valore della nostra cultura, del nostro pensiero, della nostra etica sullo scenario che vorremmo realmente costruire, sull’idea del futuro che abbiamo in mente e che vorremo realizzare.

Noi non troviamo - questa è la nostra idea - un sistema valoriale ed orientativo migliore di quello iscritto nella Costituzione italiana, purché si abbia il coraggio di reinterpretarla e soprattutto di operare scelte che consentano di vivere concretamente i suoi princìpi alla luce dei cambiamenti in atto.

Leggiamo e rileggiamo, dunque, la nostra Costituzione. Pensiamola e condividiamola, senza retorica e conservatorismi sterili, ma con la responsabilità di proiettarla verso quei nuovi orizzonti che la globalizzazione ci propone. Una rilettura condivisa dei princìpi e valori costituzionali è, infatti, la sola via per guidarci nel processo di discontinuità in atto nella società  italiana. Allo stesso tempo è il solo modo per creare le condizioni utili a promuovere una ricucitura tra “Paese” e “Sistema”.



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