Italiani non più brava gente, forse non lo sono mai stati

Società | 1 agosto 2018

Nel clima xenofobo creato dagli imprenditori politici della paura, capeggiati dal ministro degli interni Matteo Salvini, si stanno moltiplicando gli atti di violenza contro chi ha un diverso colore della pelle.  Il governo sta riuscendo a far si che l'attenzione sia tutta concentrata sul  braccio di ferro con l'Unione Europea sulla gestione degli sbarchi; sbarchi che- è bene ricordarlo- sono diminuiti nell'ultimo anno dell'ottanta per cento- e sulla guerra santa proclamata, con l'ausilio  di qualche procura della Repubblica  contro le ONG che si vogliono costringere a sgombrare dal Mediterraneo. Si è giunti perfino ad attuare il primo respingimento verso un porto libico di un centinaio di migranti che erano stati soccorsi dalla nave italiana Asso 28. Dietro c'è il tentativo di Salvini di far considerare sicuri porti come quelli libici dove non esiste alcuna garanzia di rispetto dei diritti umani. 

I signori che ci governano fanno finta di non sapere che è proprio sulle coste libiche che hanno sede i campi in cui sono concentrati in condizioni inumane i migranti in arrivo dall'Africa sub sahariana.  Evidentemente non leggono ormai neppure i giornali amici.  Stefano Feltri su Il Fatto del 18 luglio ha scritto che tra i capi del traffico di esseri umani c'è Abd Al Rahman Al-Milad capo della guardia costiera libica nella zona di Zawiya. Il quotidiano di Travaglio certamente non puo' essere inserito tra la stampa che il guru dei cinque stelle,  comico Beppe Grillo, accusa di star costruendo una campagna contro gli attuali governanti, per questo la sua inchiesta è  ancor più significativa. I  principali trafficanti sono cinque. Ermias Ghermay un etiope sotto inchiesta a Palermo e ricercato da tutte le polizie europee a cui si attribuisce la responsabilità del naufragio di Lampedusa in cui perirono oltre 350 persone. Il braccio destro di Ghermay, etiope anche lui, Medhane Yehdego è in carcere a Palermo ma in sede processuale ha finora negato la sua identita' sostenendo di esente un semplice falegname.  Il più noto tra i mercanti di uomini é  però Ahmad Dumar Al-Dabashi capo di una banda che controlla gli itinerari che portano i migranti dal cuore dell'Africa fino alla costa libica e titolare anch'egli di campi in cui uomini donne e bambini vivono in condizioni terribili.  Pare che Al-Dabashi abbia avuto rapporti con l'Isis e Il Fatto parla addirittura di un  patto con i servizi segreti italiani che gli avrebbero consegnato cinque milioni di euro in cambio di un rallentamento dei flussi. 

A controllare le rotte terrestri e i passaggi sui barconi sono anche Fitiwi Abdelrazak,  Mus'ab Abu-Qarin e Mohamed Kachlaf. Di nessuno di costoro sono stati provati rapporti con le ONG , al contrarip di quanto sostiene il governo italiano. La discussione pubblica in Italia, dalle dichiarazioni ufficiali al mondo dei social, è in questo momento dominata da una  falsificazione sistematica della realta' che sta creando nel paese un pericolosissimo clima di intolleranza. Le migrazioni sono sempre esistite nella storia dell'umanita': per un lungo periodo esse si sono dirette dall'Europa verso i continenti di nuova scoperta da colonizzare, magari dopo il genocidio dei nativi  come avvenne nell'America del nord. In questa fase esse si dirigono dal mondo povero, angosciato dalla fame e dai conflitti ,verso un 'Europa che è vista -a ragione dal punto di vista di chi si muove dal luogo natio- come un terra di occasioni e di lavoro. Gli europei farebbero male a se stessi se reagissero con la paura, la chiusura,  la cultura identitaria. L'Italia sta vivendo con ritardo fenomeni che paesi di più antica immigrazione , come Gran Bretagna e Francia, o meglio organizzati coma la Germania hanno vissuto qualche decennio fa. Si può far tutta la polemica nei confronti di Bruxelles che certamente ha gestito male diversi passaggi, a partire dal rapporto con Polonia ed Ungheria e dal deprecabile accordo con la Turchia di Erdogan, ma il nodo dell'accoglienza, dell'integrazione, del contributo che i migranti possono dre alla nostra società resta decisivo. Per questo è tempo di svegliarsi,  di impedire che prevalga la cultura del razzismo che demagoghi interessati vanno predicando.  Il mondo cattolico ha dato segnali importanti; è l'ora che l'associazionismo,  i sindacati, la sinistra politica battano un   colpo. La misura e' colma: non si può più aspettare. 

 di Franco Garufi

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