L'appello di Pietro Grasso: contro la mafia una rivolta etica del Paese

Cultura | 18 maggio 2017

Invoca una «coscienza collettiva sui temi della lotta alla mafia e della legalità», perché a 25 anni dalla morte di Falcone e Borsellino l’Italia ha bisogno di una «rivolta etica» contro quella criminalità organizzata che non ha più ucciso in modo tanto plateale, ma tornando invisibile resta «pericolosissima». Il presidente del Senato Pietro Grasso, ex procuratore nazionale antimafia che per tanto tempo ha lavorato a fianco di Giovanni Falcone, sceglie il Salone del Libro di Torino per presentare 'Storie di sangue, amici e fantasmì (Feltrinelli). Non la celebrazione di due eroi, ma la storia di due «semplici cittadini, persone per bene, che hanno 'solò fatto il loro dovere. Perché nel fare il proprio dovere - sottolinea - c'è già un forte spirito rivoluzionario».

In una Sala Rossa del Lingotto gremita, la sindaca di Torino Chiara Appendino in prima fila, per Grasso la presentazione del volume pubblicato da Feltrinelli, e da oggi nelle librerie, è soprattutto l’occasione di ricordare due amici. «Perché continuare a ricordare non è scontato, bisogna farlo fino allo sfinimento», sottolinea Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, l'attore e regista diventato famoso con 'La mafia uccide solo d’estatè. «Il loro sacrificio, e la loro battaglia contro la mafia, non vanno dimenticati, come è accaduto per altri prima di loro, da Chinnici a Mattarella», aggiunge Pif, annunciando di voler realizzare un film sul maxiprocesso di Palermo.

Già, Piersanti Mattarella, fratello di Sergio, attuale presidente della Repubblica, che firma l’introduzione del libro. "Quel giorno ero io il magistrato di turno - ricorda a proposito dell’uccisione dell’allora presidente della Regione Sicilia -. Per me è stato molto emozionante quando, 35 anni dopo, in qualità di presidente della Repubblica supplente dopo le dimissioni di Napolitano, ho passato le consegne al presidente Mattarella. Una cosa che mi ha dato bene l’idea della strada fatta e di quanto sia importante portare avanti il messaggio di Falcone e Borsellino».

Non due eroi, ribadisce il presidente del Senato, ma due amici. «Da 25 anni, da quando Giovanni (Falcone, ndr) è stato ucciso dalla mafia - conclude il presidente del Senato - praticamente gli parlo tutti i giorni, gli chiedo consigli. Perché da allora sono cambiate tante cose, c'è meno omertà, i giovani chiedono ai genitori di prendere le distanze, ma la mafia c'è. E colpisce ancora».



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