L'elegia americana di J.D. Vance e una certa avversione al "Trumpismo"

Cultura | 12 maggio 2017

J.D. Vance, 

Elegia Americana

Garzanti euro 18


L'elegia è definita su Wkipedia “un componimento letterario improntato a motivi di confessione autobiografica e di sfogo sentimentale”; e davvero il libro di J.D. Vance, un americano poco più che trentenne, racconta la vita dell'autore e contemporaneamente ricostruisce un pezzo di storia sociale degli Stati Uniti d'America che può aiutare a comprendere anche alcune recenti evoluzioni della politica nord-americana. Se il titolo italiano richiama la Pastorale americana di Philipp Roth, drammatica epopea familiare nella comunità ebraica del New Jersey, l'originale “Hillbilly Elegy” rimanda direttamente al proletariato bianco americano ed alla sua discesa agli inferi dopo la crisi della grande industria manifatturiera. Hillbilly è (secondo la definizione di Urban Dictionary) un bianco del Sud che possiede un fucile, va a piedi scalzi, porta in testa un vecchi cappello floscio, beve wiskey distillato clandestinamente che spesso produce da sé, suona il banjo, guida un vecchio pick up, ha i denti malandati ed è poco istruito. Ma soprattutto egli spesso vive “ in the middle of nowhere”, cioè in un posto sperduto fuori dalle grandi arterie della modernità. In italiano potremmo chiamarli montanari o- più propriamente- “cafoni” se posso azzardare una similitudine con l'uso che di tale termine si riscontra in Ignazio Silone o nel Carlo Levi del “Cristo si è fermato ad Eboli”. 

Di origine scozzese ed irlandese, “essi rappresentano la sottocultura regionale più persistente ed immodificabile del paese. Mentre in quasi tutte le altre zone la gente si distacca in massa dalla tradizione, le loro strutture familiari, le loro convinzioni religiose, e politiche e la loro vita sociale restano immutate”. Tradizionalmente dediti all'agricoltura, gli hillbilly negli anni immediatamente successivi alla conclusione della seconda guerra mondiale furono costretti a migrare in massa da queste aree dove “l'unica opzione possibile era andare a lavorare in miniera ad estrarre carbone” e passare la vita “sull'orlo della povertà se non immersi fino al collo nella miseria” verso l'Ohio, il più orientale degli Stati del Midwest, sede di importanti insediamenti industriali. 

I nonni dell'autore si trasferirono a Middletown, sede della AK Steel Holding Corporation una delle maggiori industrie dell'acciaio negli USA che a quei tempi si chiamava ARMCO. Da contadini ad operai non fu un cambiamento semplice, da nessun punto di vista: “nel giro di due generazioni gli hillbilly trapiantati si erano sostanzialmente allineati alla popolazione indigena.. ma il successo ne mascherava il disagio culturale”. La fede quasi religiosa nell'american dream, nella possibilità di accedere all'agognata condizione di middle class, fece del nonno di Vance un fervente democratico perché quel “partito proteggeva gli operai”; tuttavia egli restava sempre agli occhi del mondo esterno, come gli altri della comunità appalachiana in Ohio, un “redneck”( letteralmente “collo rosso”) proveniente dalle aree agricole del Sud e perciò, secondo lo stereotipo prevalente, razzista, conservatore di mentalità gretta. Sono tra le più belle del libro le pagine nelle quali l'autore descrive il rapporto con i nonni, cui il libro è dedicato, che costituiscono i riferimenti principali del suo processo di crescita tanto che da adulto ne assumerà il nome di famiglia lui, cresciuto con il cognome di uno dei tanti compagni che si avvicendavano accanto alla madre (“portavo un nome che non apparteneva a nessuna persona cui tenessi particolarmente..e quando Bob se n'è andato spiegare perché mi chiamassi J.D. Hamel era ancor più imbarazzante”). 

Nessun altro punto di riferimento avevano lui e la sorella Lindsay, con padri pressoché sconosciuti e una madre troppo fragile e presto prigioniera dell'alcol e della droga. “La nonna ed il nonno erano i miei migliori amici ...Erano le persone più toste che conoscessi: vecchi hillbilly che tenevano una pistola carica nella tasca del cappotto e sotto il sedile della macchina...tenevano a bada i mostri”. Il sogno tuttavia non era destinata a durare a lungo: nel 1989 la gravi difficoltà dell'industria manifatturiera americana costringono la ARMCO a fondersi con la giapponese Kawasaki. Insieme al declino industriale, è l'intera comunità che mostra segni di progressivo deterioramento con importanti conseguenze economiche, sociali ed anche politiche. “La spiegazione” del passaggio degli Appalachi e del Sud dal Partito democratico al Partito repubblicano “sta .. nel fatto che che molti bianchi della classe operaia ….negli anni settanta cominciarono a guardare con fiducia a Richard Nixon perché avevano la sensazione che il governo pagasse i disoccupati per non fare nulla. Questa gente si fa beffe della nostra società e noi siamo dei grandissimi lavoratori che vengono presi per i fondelli perché vanno a lavorare tutti i giorni (citato da R. Pelstein “Nixonland: the rise of a president and the fracturing of America” 2008). Il riavvicinamento adolescenziale al padre porta J.D. a frequentare per un periodo una delle sette religiose che costituiscono il substrato culturale- e qualche volta la strumento di diffusione capillare - della destra americana. Il percorso di studi alla Middletown High School verrà concluso da una performance che lascia molto a desiderare, ma porta con sé la consapevolezza di non essere maturo per l'accesso all'Università. A questo punto l'elegia muta repentinamente tono e la sconfitta sociale di un intero mondo si trasforma nella riconquista della porta di accesso al sogno americano.

 L'arruolamento nei marines, il duro addestramento, l'istruttore duro e offensivo ricordano il sergente Hartman di Full Metal Jacket (Stanley Kubrick 1987). Dopo non c'è il Vietnam ma l'Iraq, come addetto alle pubbliche relazioni. L'autore afferma onestamente di aver “avuto la fortuna di non combattere; forse per questo non v'è traccia della lucida disperazione e del senso di fine che permeano “ American Sniper”, un film sulla guerra in quel paese mediorientale diretto nel 2014 da Clint Eastwood. Qui l'accettazione dell'american way of life, che permette al bravo ragazzo di salvarsi dal degrado dell'ambiente che lo circonda e di puntare al successo, è piena e consapevole. La soluzione risiede esclusivamente nella capacità individuale di imboccare la strada giusta. Famiglia, istituzioni pubbliche a partire da quelle militari e chiese sono i pilastri su cui tutto si regge. Se Vance, come sostiene qualche opinionista, rappresenta il leader del futuro di una destra americana che vuol liberarsi dell'anomalia Trump, le sue fondamenta ideologiche risiedono nella rivendicazione dell'identità (“a Nonna e Nonno che mi hanno fatto diventare un vero hillbilly” sta scritto nella dedica del libro”) e nella possibilità di utilizzare l'ascensore sociale posseduta dal sistema americano che consente ad un outsider di frequentare un'università della Ivy League, Yale dove Vance si è laureato in legge, e di accedere all'aristocrazia laica delle professioni.  

Nelle ultime pagine viene a galla una sorta di manifesto politico-pedagogico depurato dagli aspetti indigeribili del trumpismo come l'isolazionismo dell'America first ed il protezionismo economico. Innanzitutto il ruolo della famiglia e dell'ambiente come regolatori sociali:”crescere circondati da padri e madri single e vivere in un posto in cui quasi tutti i vicini di casa sono poveri riduce significativamente le tue possibilità”. Perciò- a suo dire- i servizi sociali, in un paese come gli USA dove non esiste un welfare universale, “non sono fatti per le famiglie hillbilly e spesso servono solo a peggiorare il problema” perché il vero dramma di tanti ragazzi è ciò che accade all'interno delle mura domestiche. A me il libro, letto alla vigilia delle elezioni francesi, ha fatto pensare a quanto sta avvenendo nelle antiche periferie operaie d'Europa devastate dalla lunga crisi economica e sociale. Anche qui un proletariato bianco e prevalentemente maschile ha maturato la sensazione di trovarsi tra i perdenti della globalizzazione e sembra essersi ripiegato in una protesta a volte rancorosa e priva di speranza, alla quale la sinistra non sa offrire alcuna prospettiva. Il libro di Vance, che parla di un mondo apparentemente lontano, offre un'utile chiave di lettura del ribollire di malesseri e tensioni sociali che sta fermentando a pochi chilometri dalle nostre case. 

 di Franco Garufi

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