L'emergenza amianto che ancora non viene affrontata

Economia | 7 luglio 2018

Le morti per amianto in Italia continuano ad aumentare: nel 2017 sono state 6.000 a causa dei lunghi tempi di latenza delle malattie provocate dalla sottilissime particelle liberate dal minerale, largamente utilizzato fino agli anni '80. Mentre le morti sono destinate a raggiungere il picco intorno al 2030, sono ancora 40 milioni le tonnellate di amianto da bonificare nel nostro Paese. E’ quanto è emerso dal 'Libro Bianco delle morti di amianto in Italià, dell’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona) presentato a Roma nella sede dell’Istituto. Parallelamente va avanti la ricerca sui nuovi farmaci in grado di combattere le malattie da amianto.

«Propongo una cabina di regia unica sull'amianto. E’ arrivato il momento di dare delle risposte: sulla mappatura, sul monitoraggio, sulle bonifiche, sulla ricerca», commenta il ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

Tra le malattie da amianto, la più comune è il tumore del polmone, responsabile di 3.600 delle 6.000 morti per amianto registrate nel 2017, seguita dal mesotelioma (1.800) e asbestosi (600). Secondo il rapporto, «il trend è in aumento dalla fine degli Anni '80 e continuerà nei prossimi anni, con un picco previsto nel 2025-2030». Per il presidente dell’Ona, Ezio Bonanni, «si tratta di una strage silenziosa, che nei prossimi 10 anni potrebbe portare a più di 60.000 morti». Le cause di questa tendenza, ha aggiunto, sono «la maggiore esposizione e i lunghi tempi di latenza, che variano da 33 a 38 anni». Il problema è comune in tutto il mondo, considerando che secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) il numero di morti per amianto nel mondo, solo nell’ambito professionale, è stato di 104.000.

La bonifica resta la soluzione più efficiente ed è un fronte sul quale c'è ancora moltissimo da fare, considerando che i 40 milioni di tonnellate di amianto da bonificare in Italia contaminano 50.000 siti industriali e circa 1 milione di edifici privati e pubblici, fra i quali 2.400 scuole, 250 ospedali e 1.000 tra biblioteche e siti culturali. Per facilitare le operazioni di bonifica l’Osservatorio propone di «togliere l’Iva sugli smaltimenti e introdurre un credito d’imposta per le bonifiche, sia per le imprese che per i privati».

Sul fronte della ricerca si punta a farmaci intelligenti, capaci di frenare la proliferazione delle cellule tumorali con trattamenti cuciti su misura sui pazienti colpiti da mesotelioma pleurico, una delle più aggressive forme di tumore causata dall’esposizione all’amianto. Li sta sperimentando il gruppo di Antonio Giordano, che insegna nell’Università di Siena e dirige il Centro Sbarro per la ricerca sul cancro presso l’Università Temple di Philadelphia. «I primi test sugli animali hanno dato risultati positivi ed è già partito l’iter per il brevetto», ha detto Giordano all’ANSA. I nuovi farmaci, ha spiegato, si basano su molecole che «mimano la funzione di geni oncosoppressori e agiscono su bersagli precisi, i cosiddetti check-point, che regolano il ciclo di una cellula permettendole ad esempio di entrare in fase di divisione senza tornare indietro». Questo nuovo approccio, ha concluso, eviterà di «bombardare i pazienti con chemioterapie inefficaci perché non trovano nel corpo il bersaglio giusto».

 di Maria Tuzzo

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