L'inventario dei terreni confiscati alla mafia diventa smart

Economia | 30 gennaio 2018

 Un inventario digitale e grafico condiviso da diverse realtà della pubblica amministrazione per misurare congruamente il valore dei terreni confiscati alla criminalità organizzata e dare una fotografia realistica per i bandi di assegnazione di questi beni immobiliari dove può nascere buona economia. E’ l’obiettivo del protocollo d’intesa, firmato oggi al Mipaaf, tra il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, l’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Agea) e l’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc). Il protocollo intende facilitare una più efficiente gestione dei terreni e delle aziende agricole confiscate, incentivando la condivisione del patrimonio informativo. «L'intesa ha una portata strategica poiché consente di conoscere, e di conseguenza valorizzare, il patrimonio fondiario - ha detto il prefetto Ennio Mario Sodano - che in questi anni è stato soggetto a sequestro e confisca proprio grazie allo scambio dei dati. Si tratta, su base catastale, di 13.141 beni immobili confiscati e restituiti alla collettività; di questi il 29% sono terreni (3.800 beni). Il 90% dei terreni si trovano nelle quattro regioni con storico insediamento della criminalità organizzata: Campania, Calabria, Puglia, Sicilia. Ma ci sono aziende di rilievo in Toscana e aree ad alto valore fondiario al Nord’'. Per il vice ministro alle Politiche agricole Andrea Olivero «l'intesa raggiunta oggi fa parte di un percorso di consapevole riappropriazione di beni della collettività, da riportare a valore della collettività. Ricollocare un bene confiscato - ha osservato - ha un notevole livello di complessità, basta solo pensare alla pluralità di soggetti necessari per una corretta gestione. Allo stesso tempo, dobbiamo sostenere e accrescere il riconoscimento del valore sociale ed economico del bene stesso dal momento della sua "rinascita». Per questo ritengo che la rete attivata oggi possa contribuire al rafforzamento dei principi etici e legali della buona economia. E l’agricoltura sociale sarà un buon alleato». 



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