L'odissea dei migranti in mare: speranze, lacrime e morte a fumetti

Cultura | 3 dicembre 2017

Diciassette giorni a bordo della nave Aquarius di Sos Méditerranée, armati di penne, acquerelli e un taccuino su cui scrivere storie di migranti e di operatori umanitari della Ong. Hanno partecipato a quattro soccorsi nel Mediterraneo, in un mare fatto di lacrime e di timidi sorrisi di speranza. È il viaggio in cui si sono spinti a inizio novembre i due fumettisti siciliani Lelio Bonaccorso e Marco Rizzo per raccontare a disegni il dramma della migrazione. Duo già consolidato da una lunga amicizia e da numerose pubblicazioni sugli eroi dell’antimafia e sullo stesso fenomeno migratorio spiegato ai piccoli lettori, Rizzo e Bonaccorso aggiungono ora un ulteriore tassello al loro percorso di giornalismo disegnato, provando a scostare il velo del non detto sull’immigrazione. Hanno ascoltato storie di violenza, di bambini rimasti orfani e di profughi costretti a fame e sevizie, per i quali l’Europa è meta di libertà.

 La coppia di fumettisti-reporter, a metà strada fra Zerocalcare e l’inglese Patrick Kingsley, si è rivelata una novità per gli stessi operatori e volontari di Medici senza frontiere, che non avevano mai avuto a bordo due “matite” curiose e affascinate dal loro lavoro, sino a volerne fare un libro a fumetti, “Salvezza”, che uscirà per Feltrinelli il prossimo maggio. Il viaggio parte proprio dalla richiesta dell’editore milanese, che li ha contattati, dopo Daniel Pennac e Roberto Recchioni, per entrare a far parte della neonata collana “Feltrinelli Comics”, dedicata al genere della graphic novel. Li chiamano “fumetti di realtà”: un genere capace di imporsi sulle parole. «Le immagini non hanno lingue – commenta Lelio Bonaccorso – Ce ne siamo resi conto approcciandoci ai vari eritrei, ivoriani, marocchini, che abbiamo incontrato durante il viaggio. Il mio taccuino, su cui ritraevo i loro volti, spesso su richiesta, diventava uno strumento per rompere il ghiaccio. In tutti i ritratti, poi, ognuno di loro ha scritto il proprio nome quasi a sigillare l’attimo in cui ci hanno regalato le loro storie, che cercheremo di restituire nel libro, dove protagonisti saremo anche io e Marco, riprova della nostra presenza in nave da veri documentaristi». 

Sarà un libro scommessa, aggiunge Marco Rizzo: «Stiamo restituendo pugni allo stomaco e storie di dolore intime condivise da persone che non rivedremo mai più. Prima di essere un giornalista e un illustratore siamo esseri umani. Per tutto il viaggio abbiamo aiutato gli operatori, accogliendo i profughi. Abbiamo filmato e scritto con l’occhio del cronista, riscontrando quanto accanto alle problematiche legate al soccorso in senso stretto ce ne siano altre legate alla poco chiara situazione tra l’Europa e quel che resta dello Stato libico». All’inizio del viaggio sono stati fermi al porto di Catania per via del maltempo. «Lì abbiamo avuto occasione di intervistare Sophie Beau, cofondatrice di Sos Méditerranée e di prepararci al viaggio in nave, che per noi è stato innanzitutto un’esperienza in prima persona», continua Rizzo. Dentro il loro zaino hanno portato a casa storie di donne violentate e di minori che hanno attraversato il Sahara per poi essere smistati in fragili gommoni. Ma ci sono anche i giochi dei bambini eritrei che si divertivano a imitare i due “stranieri” che pian piano sono diventati per loro amici e confidenti. «Ho finito due penne e un intero blocco – continua Bonaccorso – Adesso vogliamo fare della nostra testimonianza un lavoro a favore della verità. Se c’è sempre un filtro tra quello che vedi e quello che restituisci sia essa una fotografia, un disegno o uno testo, credo che il fumetto sia il miglior elettrocardiogramma per il lettore di oggi». 

Il loro libro avrà, così, una dignità documentaria senza un preciso target di pubblico, ma sfrutterà l’empatia del fumetto capace di oltre la fredda cronaca: «La fruizione del fumetto è più attiva rispetto a un documentario – continua Rizzo – Il disegno, infatti, prevede una fruizione partecipata, a differenza del bombardamento passivo di immagini cui ci sottopongono media e social network. Davanti a una striscia a disegni il lettore è autonomo, può soffermarsi su una storia o leggerla nel verso che preferisce, restituendola, così, in modo personale. È il valore aggiunto del fumetto d’inchiesta, quale aspira a essere il nostro lavoro. Inoltre possiamo sfruttare la vicinanza dei bambini al medium, sperando che venga letto nelle scuole».

 Si ispireranno ai noti reportage di Joe Sacco e Zerocalcare, dicono, giocando tra interviste a mezzo busto e disegni delle operazioni di salvataggio o dei gommoni rhib, su cui salivano da testimoni insieme agli operatori per salvare vite umane all’interno dell’area Sar di ricerca e soccorso. «“Salvezza” sarà un’evoluzione del nostro percorso– continua Rizzo – Già avevamo parlato di storie sulla migrazione, adesso vogliamo divulgare quanto abbiamo raccolto il più possibile e già da ieri abbiamo aperto il blog salvezza.feltrinellieditore.it, in cui raccoglieremo tutto il nostro materiale d’inchiesta».(La Repubblica Palermo)

 di Marta Occhipinti

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