L'unico antidoto contro la povertà in Sicilia e in tutto il Paese è lo sviluppo

Economia | 19 aprile 2017

Oggi si fa un gran parlare nel campo politico- sociale di disuguaglianze anche per effetto della crisi economica recente che ha impoverito la classe media , ha fatto crescere il numero dei poveri ed ha aumentato spesso il benessere dei più ricchi. Per combatterle, o almeno limitarle, la maggioranza di governo, in attesa della tanto auspicata crescita economica , ha recentemente approvato il cosiddetto reddito d’inclusione mentre il Movimento 5 stelle propone da anni il cosiddetto reddito di cittadinanza facendone una sua bandiera.

Premesso che il concetto di disuguaglianza anche se limitato all’aspetto economico può applicarsi al rapporto tra gli uomini e le donne, tra i vecchi ed i giovani, tra il nord ed il sud, con questo articolo si vuole dimostrare che, cosi come è impostato, il problema della disuguaglianza in Italia, ed a maggior ragione in Sicilia, non ha grandi possibilità di soluzione.

Ovviamente non si discute la nobiltà delle finalità dei provvedimenti proposti, sia di quello della maggioranza di governo , sia di quello del Movimento 5 stelle. Si discute della loro realizzabilità in Italia con un debito pubblico immenso, un sistema politico-amministrativo poco coeso, lento, inefficiente e restio alle riforme.

Dato il livello di povertà di molte famiglie italiane e di moltissime famiglie siciliane, considerate le condizioni descritte del nostro sistema economico-istituzionale, francamente, il finanziamento di provvedimenti come il reddito di cittadinanza o anche il reddito d’inclusione appare difficile a meno di una radicale riorganizzazione di tutto ciò che attiene al welfare ed in genere alla spesa pubblica, riorganizzazione difficilissima in tempi brevi dato che presuppone governi stabili, governi coesi, governi disposti ad affrontare gli effetti sociali dei “tagli” che si renderebbero necessari, governi allo stato attuale impossibili nel nostro paese anche considerando che il Movimento 5 Stelle, massimo propugnatore del reddito di cittadinanza, in base ai sondaggi è accreditato intorno al 30% e da sempre dichiara di volere governare da solo.

Certo si potrebbe obiettare che la massa di risorse necessaria potrebbe limitarsi gradualizzando l’estensione del reddito di cittadinanza come pare si voglia fare col reddito d’inclusione e cominciando dai soggetti più bisognosi, ma rimarrebbero gli altri ostacoli: il forte indebitamento dell’Italia e della Regione Sicilia in particolare, i tempi richiesti per la riorganizzazione di cui si è detto del welfare e della spesa, i governi disposti ad affrontare l’impopolarità dei “tagli”. Né potrebbe costituire un valido mezzo di finanziamento l’imposizione di nuove tasse o l’elevazione di quelle esistenti dato l’alto livello da queste raggiunto e la mancanza di maggioranze politiche disposte a farlo

Ecco perché l’unica possibilità per ridurre le disuguaglianze, a parte provvedimenti parziali come il cosiddetto reddito d’inclusione recentemente approvato dal Parlamento, sarebbe lo sviluppo, parola magica e vaga di cui si parla continuamente nel dibattito politico per indicare l’accrescimento delle attività produttive con lo scopo di aumentare l’occupazione, far lievitare le entrate dello Stato e degli enti locali con le imposte e le tasse, diffondere ricchezza con la distribuzione di salari, stipendi ed utili, aumentare i consumi e la domanda globale con l’accresciuto potere d’acquisto dei cittadini.

Purtroppo però lo sviluppo non nasce il più delle volte a caso: occorrono particolari condizioni e/o apposite politiche tanto più che oggi con la globalizzazione dell’economia una impresa può localizzarsi in tutto il mondo ed un imprenditore non sceglie per la sua impresa un paese come l’Italia, una regione come la Sicilia, dove si pagano molte tasse, dove la sicurezza non è assicurata, dove i servizi non sono efficienti, dove la giustizia è lenta. Ecco dunque un’altra difficoltà .

Allora anche per ridurre le disuguaglianze il tema è il seguente: esistono le condizioni per fare le riforme necessarie per avviare lo sviluppo o anche il reddito di cittadinanza ? In particolare esistono in Sicilia le condizioni politiche per realizzarle? Noi italiani, noi siciliani siamo disposti ad accettare i sacrifici necessari? L’Italia, La Sicilia, dispongono di governi disposti ad affrontare l’impopolarità dei “tagli” necessari?

Tutto questo viene detto non per bocciare a priori il reddito di cittadinanza o forme analoghe di sostegno sociale ma per fare un discorso realistico pur nella consapevolezza della gravità dell’attuale situazione economico-sociale che colpisce principalmente i giovani, le donne ed in genere le persone socialmente deboli .

 di Diego Lana

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