La burocrazia affossa il patto per lo sviluppo in Sicilia

Economia | 14 marzo 2019

 Il fondo sviluppo e coesione (FSC), creato nel 2011, è lo strumento principale di intervento per lo sviluppo con risorse nazionali. Derivato dall'antico FAS (fondo aree sottoutilizzate), esso è destinato per l'80% alle aree a ritardo di sviluppo ed ammonta per il periodo di programmazione 2014-2020- dopo le integrazioni dell'ultima legge finanziaria -a 63.810 milioni di euro. Le delibere CIPE, attraverso le risorse vengono rese disponibili, hanno attivato oltre 50 miliardi di cui quasi 31 sono destinati ad infrastrutture, poco meno di nove ad interventi di carattere ambientale, 9,5 allo sviluppo produttivo e infine 3,3 al turismo. 

Un pacchetto ingentissimo di risorse pubbliche che avrebbe una funzione indispensabile in questo momento di crisi economica, ove fosse utilizzato in maniera rapida ed efficace. Qui casca l'asino, perché tutte le analisi dimostrano che questo vero e proprio tesoretto diverse volte è stato utilizzato in modo improprio per esigenze di spesa corrente (qualcuno ricorderà la polemica sul “bancomat”), ma troppo spesso ne è stato rallentato oltre ogni misura tollerabile l'utilizzo. 

Un Dossier di fonte ufficiale (Dipartimento politiche di coesione, consultabile sul portale dell'Agenzia per la coesione territoriale) relativo ai soli programmi nazionali segnala che lo stato di avanzamento finanziario al settembre 2018 era appena del 17%. Il monitoraggio effettuato dalla Ragioneria generale dello Stato, in riferimento ai patti per lo sviluppo con le Regioni e le città metropolitane, segnala pagamenti per appena l'1,9% delle risorse programmate (276,6 milioni su 14,3 miliardi di euro programmati). Appena il 14% dei lavori sono stati affidati e appena il 22% sono in corso di esecuzione. In sostanza si sta ripetendo quanto è avvenuto nell' ultimo decennio: si destinano risorse ma non si creano le condizioni per il loro utilizzo. Anzi, come afferma Gian Paolo Boscariol in un articolo che comparirà sul prossimo numero della “Rivista giudica del Mezzogiorno” della Svimez tutti i governi che si sono succeduti hanno fatto viaggiare il fondo col “freno a mano tirato”. Nell'ultima manovra, per esempio, se da un lato l'FSC è stato rifinanziato per 4 miliardi fino al 2023, dall'altro sono state ridotte del 50% le autorizzazioni di cassa. 

In Sicilia altro che freno a mano; c'è il bloccasterzo e, per quanto riguarda il patto regionale, siglato in pompa magna ad Agrigento il 10 settembre del 2016 tra il “governatore” pro-tempore Rosario Crocetta e l'allora presidente del Consiglio Matteo Renzi ci sono ancora le ganasce inchiavardate alle ruote. Delle somme previste in quell'intesa è stato speso al 31 ottobre del 2018 appena il 2%, I quattro patti stipulati in Sicilia (quello regionale e i tre delle città metropolitane) ammontano a quasi due miliardi di euro, ma i pagamenti monitorati sono appena 65 milioni e 779.000 mila euro. Il record appartiene alla città dello Stretto che ha pagato ben 579.278 euro, il costo di due appartamenti di media qualità in centro. Il portale Open Coesione (consultato il 13/3/2019 alle ore 12.30) chiarisce infatti che, per quanto riguarda il patto per la Sicilia, su 917, 5 milioni di dotazione finanziaria a carico del FSC (fondo sviluppo coesione) ed a fronte di 648 progetti monitorati sono maturati pagamenti per appena 54,8 milioni di euro. Nessun progetto risulta concluso, il 5% non è stato avviato, il 92% in corso. Per quanto riguarda la tipologia degli interventi il 77% di essi sono relativi al comparto ambientale, mentre scarsamente presenti sono i trasposti (3%) e l'inclusione sociale (7%). Tra il 2018 e il marzo 2019 la Giunta regionale è intervenuta con ben 20 delibere di modifica dei progetti originariamente previsti dall'allegato B dell'intesa; ciononostante la spesa è rimasta sostanzialmente ferma al palo. 

Per il progetto di maggiore dimensione , la riqualificazione ambientale e risanamento igenico-sanitario dell'alveo del torrente Cataratti-Disconte , che ha un valore di 30.000.000 milioni di euro risultano effettuati pagamenti per appena 800.000 euro. Gli altri seguono a distanza. Il patto per per lo sviluppo della città di Palermo, con una dotazione finanziaria di 356 milioni ha effettuato pagamenti per 6,8 milioni , il 2% dei progetti sono conclusi, l'86% in corso di attuazione, il 12% non ancora avviati. Gli interventi sono concentrati per il 67% nel settore dei trasporti , segue l'ambiente con il 12% , cultura e turismo con il 7%. . L'opera principale è la realizzazione della seconda fase del sistema tram di Palermo per un investimento totale di 198 milioni di euro, segue il completamento dei lavori per il raddoppio della Circonvallazione con 34.152 .681 euro. Per nessuna delle due opere risultano ancora effettuati pagamenti. 

Il patto per Catania ha risorse per 61,5 milioni e pagamenti monitorati pari a 3,6 milioni; nessun progetto è concluso, il 74% risultano in corso, il 26% non avviati. Dei 36 progetti inseriti nell'accordo il 36% è destinato ai trasporti, il 20% alla cultura e turismo, il 19% all'ambiente. A carico del progetto economicamente più consistente, la viabilità di scorrimento dal Rotolo a piazza Europa, che ha un costo di 16 milioni di euro non risulta effettuato alcun pagamento. Lo stesso vale per la riqualificazione del Castello Ursino per il quale la previsione di spesa supera i sei milioni. Messina ha finanziamenti pari a 295,6 milioni di euro ma, come si diceva prima, pagamenti monitorati per appena 579.278 euro. Degli 88 progetti compresi nell'intesa, nessuno risulta concluso, il 5% non è ancora partito e il 95% è in corso . Il 67% dei progetti afferiscono al comparto trasportistico, tra cui il principale vale quasi 39 milioni di euro e prevede la realizzazione di una piastra logistico-distributiva nell'area S. Filippo.-Tremestieri- Messina; il secondo per ordine d'importanza riguarda la costruzione del porto turistico a Santo Stefano di Camastra (27 milioni di costo a fronte di 185.000 euro di pagamenti effettuati). Il 15% dei progetti si occupa di ambiente, appena il 6% di ricerca ed innovazione. Sono numeri che si commentano da sé, che spiegano tanto dell'attuale paralisi dell'economia siciliana nei settori dipendenti dalla spesa pubblica. Sono assai più chiari di tanti inutili dichiarazioni di politici ed amministratori: qualcuno vorrà occuparsene prima o poi?

Franco Garufi


Falcone: non so gli altri, ma io ho sbloccato  400 milioni

«Apprendiamo dell’indagine, condotta dal Centro studi Pio La Torre, sul modestissimo impiego del risorse del Patto per il Sud assegnate alla Regione Siciliana, e riteniamo doverose alcune precisazioni». L'assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone, interviene dopo la divulgazione dello studio che si concentra sull'uso delle risorse assegnate dall’accordo del 2016 fra Governo nazionale e regionale. «Senza entrare nel merito dei dati degli altri Assessorati - spiega Falcone - mi piace ricordare che, all’Assessorato alle Infrastrutture, erano stati assegnati 300 milioni di euro da destinare alla riqualificazione di centri storici e beni monumentali e religiosi; per gli interventi sulle strade erano stati assegnati 230 milioni di euro. Infine, al Consorzio per le autostrade siciliane erano stati destinati 120 milioni di euro». «Per quanto riguarda le riqualificazioni, su 350 progetti che erano stati avanzati, al momento ne abbiamo finanziati oltre 270, per una spesa che supera i 225 milioni di euro. Per altri 40 progetti - specifica Falcone - abbiamo già accertato le risorse ed entro un paio di settimane saranno altresì finanziati. Prevediamo dunque di chiudere l’intero programma entro fine maggio». «Ammontano poi - aggiunge l’assessore - ad oltre 110 milioni di euro gli interventi sulle strade che abbiamo già finanziato. Infine, entro pochi giorni sbloccheremo oltre 50 milioni di euro di progetti per il Cas e prevediamo di impegnare l’intero stanziamento di 120 milioni entro il 2019».  «Di fatto - tira le somme l’assessore - in quattordici mesi abbiamo sbloccato quasi 400 milioni di euro di spesa prima immobilizzata». 

 di Franco Garufi

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