La Ddr comunista e i naufraghi dell'isola che c'è

Cultura | 23 settembre 2015

Dietro la brutta copertina c'è un romanzo d'autore. In questi tempi di libri effimeri c'è spazio per (ci meritiamo?) volumi impegnativi, sfacciatamente intertestuali (tra citazioni svelate e non), pieni di digressioni e onirici, capaci di risucchiarci in lunghe bolle temporali, di illuminare meccanismi storici, raccontando una storia? Di congegni narrativi così ambiziosi non se ne scrivono e non se ne pubblicano tanti. La caparbietà con cui lavorano alla casa editrice Del Vecchio – sigla che non vuole abdicare a una letteratura mediocre, mordi e fuggi, e come tutte quelle indipendenti punta su libri singolari e di spessore – permette che in Italia ne veda la luce uno. L'ha scritto un autore tedesco, per lo più poeta (tanto che il linguaggio non è un optional ma è ricercato), alla prima prova narrativa con cui ha raccolto elogi, in larghissima parte condivisibili, per un inno alla libertà che non disdegna un aggrapparsi talvolta al grottesco e all'ironia.

Kruso” (595 pagine, 18 euro) di Lutz Seiler, ben tradotto da Paola Del Zoppo (anche direttrice editoriale di Del Vecchio), è il racconto di un'isola che c'è, Hiddensee, sul mar Baltico, meta di artisti, dissidenti, turisti, leggendaria periferia di relativa libertà nella Ddr, che era uno stato di non diritto. Furono tanti, cercando di fuggire dalla Germania est, a sperare di approdare sulle coste danesi, spiagge della libertà a cui molti arrivarono solo da cadaveri.

È un romanzo politico nel senso più nobile del termine, “Kruso”, e anche un inno all'amicizia, oltre che una specie di fiaba: racconta con una prosa densa le atrocità del regime comunista da una prospettiva particolare, quella di Hiddensee nell'estate 1989, di un ristorante turistico e di una pensione, di lavoratori stagionali; spicca il fortissimo legame, la simbiosi, fra due di questi, lo sguattero Edgar Bendler, a pezzi per la tragica morte della ragazza (travolta da un  tram) e in crisi con i suoi studi di Germanistica, e Alexander Krusowitsch, detto Kruso, russo-tedesco, leader enigmatico e carismatico (un'assenza, la scomparsa della sorella Sonja, lo accomuna a Ed), sostenitore di utopie che non siano né il comunismo né il consumismo. Via radio (Viola), i partecipanti al convivio dell'albergo Klausner sapranno dell'esodo di massa dei tedeschi dell'est attraverso il confine ungherese e, uno alla volta, lasceranno Hiddensee. Alla fine resteranno solo Ed e Kruso, fino a un epilogo (nella Copenaghen del 1993, con un passaggio dalla terza alla prima persona) che non è il caso di svelare. Di bello c'è che la fine è relativa, Seiler sta scrivendo un seguito.

 di Salvatore Lo Iacono

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