La ricchezza dei migranti in Italia vale 130 miliardi l'anno

Economia | 19 ottobre 2017

È di 130 miliardi il valore aggiunto prodotto dai 2,4 milioni di occupati immigrati in Italia nel 2016, l’8,9% del PIL nazionale. Un valore che, messo a confronto con la ricchezza prodotta dalle altre economie dei paesi UE, pone il ‘paese degli immigrati in Italia’al 17° posto della classifica, prima di Ungheria (112), Slovacchia (81), Lussemburgo (54), Bulgaria (47), Croazia (46) e di altri paesi più piccoli. È il dato che emerge dalla settima edizione del Rapporto 2017 sull’economia dell’immigrazione “La dimensione internazionale delle migrazioni” della Fondazione Leone Moressa, presentato ieri alla Farnesina. Sull’impatto economico dell’immigrazione in Italia, dal Rapporto si evince che le imprese gestite dagli immigrati continuano a crescere: negli ultimi cinque anni hanno registrato un +25,8%, raggiungendo quota 570 mila (9,4% sul totale) e producendo 102 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 6,9% della ricchezza complessiva. Nello stesso arco temporale, invece, le imprese italiane sono diminuite del 2,7%.

Gli imprenditori stranieri in Italia che nel 2016 hanno prodotto di più sono originari del Marocco (10,9%) e della Cina (10,2%), ma coloro che sono in ascesa provengono dal Bangladesh. E tra le imprese straniere in Italia, negli ultimi cinque anni sono maggiormente cresciute quelle nel settore alberghiero e della ristorazione (+46%), dei servizi (39,6%) e del commercio (+32,4%). Accanto agli imprenditori stranieri, vi sono anche immigrati impiegati in massa in alcuni settori specifici: il 74% dei lavoratori domestici è straniero, così come il 56,1% di badanti e il 51,6% di venditori ambulanti. Quest’ultimo dato dimostra che non si tratta di occupazione in concorrenza con quella italiana, ma complementare. È ciò deriva anche dal diverso titolo di studio tra italiani e stranieri: solo l’11% degli immigrati è laureato, a fronte del 31% dei nostri connazionali.

Va ricordato inoltre che il contributo economico dell’immigrazione si traduce in 7,2 miliardi di Irpef versata. Anche sul versante previdenziale i lavoratori immigrati giocano un ruolo importante in un Paese che invecchia (7 nascite contro 11 morti ogni mille abitanti): 11,5 miliardi sono i contributi previdenziali versati dai lavoratori stranieri e gli stessi immigrati garantiscono un saldo positivo per le casse INPS. Il rapporto traccia altresì l’andamento e le caratteristiche dell’immigrazione in Italia negli ultimi venticinque anni. Nel 1991 era inferiore all’1% della popolazione, mentre nel 2016 gli immigrati regolari in Italia sono 5 milioni, 28 volte di più rispetto ai migranti accolti nei centri di accoglienza (176 mila). Le nazionalità più numerose sono Romania, Albania e Marocco. Immigrati che, attraverso le rimesse inviate in patria (5,1 miliardi - 0,30% del PIL), generano un flusso economico più consistente degli Aiuti Pubblici allo Sviluppo investiti dall’Italia nel 2016 (2,9 miliardi - 0,17% del PIL) e si “aiutano a casa loro”.

Confronto tra la ricchezza prodotta dagli immigrati in Italia e il PIL dei Paesi UE27

Paesi UE 27

PIL 2016

(Miliardi Euro)


Paesi UE 27

PIL 2016

(Miliardi Euro)

1. Germania

3.132


15. Rep. Ceca

174

2. Francia

2.227


16. Romania

169

3. Italia

1.671


Immigrati in Italia 2016

131

4. Spagna

1.113


17. Ungheria

112

5. Paesi Bassi

696


18. Slovacchia

81

6. Svezia

462


19. Lussemburgo

54

7. Polonia

424


20. Bulgaria

47

8. Belgio

421


21. Croazia

46

9. Austria

349


22. Slovenia

40

10. Danimarca

277


23. Lituania

39

11. Irlanda

266


24. Lettonia

25

12. Finlandia

214


25. Estonia

21

13. Portogallo

185


26. Cipro

18

14. Grecia

176


27. Malta

10

Elaborazioni Fondazione Leone Moressa su dati Istat e Banca Mondiale



 di Alida Federico

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