La ripresa c'è solo per alcuni, cresce l'Italia del rancore

Economia | 1 dicembre 2017

E’ un’Italia che dopo anni di crisi comincia finalmente a vedere la luce grazie alla ripresa economica e a un’industria che va. Ma è ancora un’Italia in difficoltà, che ha poca fiducia nella politica, che considera il declassamento «il nuovo fantasma sociale» e che assiste alla polarizzazione dell’occupazione, con un rilancio delle professioni intellettuali (+11%) e di quelle meno qualificate (+11,9% dal 2011 al 2016) a scapito del ceto medio. Il futuro è "incollato al presente», la politica rimane «intrappolata in un quotidiano 'mi piacè» mentre 4,7 milioni di persone vivono ancora in povertà assoluta, il 165% in più rispetto al 2007. Ed è per questo, sottolinea il Censis nel 51/mo Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese, che cresce il rancore. «Un rancore polverizzato» - afferma il segretario generale, Giorgio De Rita - che «trova nei social e nella tecnologia una sponda» e contro il quale «una società deve trovare gli anticorpi». 

 ITALIANI NON CREDONO AD ASCENSORE SOCIALE - L’87,3% di chi appartiene al ceto popolare pensa che sia difficile salire nella scala sociale, così come l’83,5% del ceto medio e il 71,4% dei benestanti. Paura anche per il declassamento (71,5%; 65,4%; 62,1%). 

 POCA FIDUCIA IN GOVERNO E PARTITI - E’ il pensiero rispettivamente del 78% e dell’84% degli italiani, che non credono neppure nel Parlamento (76%) e nelle istituzioni locali (70%). 6 su 10 non sono soddisfatti di come funziona la democrazia nel nostro Paese; il 52,1% boccia l’operato della Pa. I sindacati perdono 180 mila tessere in un anno. 

 RIPRESA VA, MA BOOM PERSONE IN POVERTA' ASSOLUTA - Tutti gli indicatori, a eccezione degli investimenti pubblici (-32,5%), confermano la ripresa economica. Aumentano i consumi - anche quelli finalizzati al proprio benessere -, migliora la condizione occupazionale delle donne e qualcosa si muove anche per i giovani. Cresce anche il turismo, con +22,4% di arrivi e +7,8% di pernottamenti nel 2016 rispetto al 2008. Ma allo stesso tempo gli italiani stanno assistendo a un rimpicciolimento demografico (-76.106 persone nel 2016; -130.061 nel 2015) e a una polarizzazione dell’occupazione che penalizza impiegati (-3,9% tra 2011-16), artigiani e operai (-11%); mancano inoltre laureati (26,2% dei 30-34enni; siamo penultimi in Europa), che comunque il mercato non riesce ad assorbire, e sempre più persone vanno all’estero. Ci sono città come Roma e Milano che segnano un «più» per numero di abitanti, altre al Sud - Napoli, Palermo e Catania - che vivono invece «un vero tracollo» del Pil. Rispetto al 2007 si registra un boom (+165%) di persone in povertà assoluta: un fenomeno che riguarda tutte le regioni ma in particolare Centro (+126% dal 2007) e Sud (100%) Italia. E' una povertà che si accentua nel caso degli stranieri (25,7% delle famiglie contro il 4,4% di quelle italiane). 

 DIMINUISCONO REATI, -8,2% DAL 2008 - 2.487.389 quelli denunciati nel 2016, soprattutto a Milano, Roma, Torino e Napoli. Diminuiscono omicidi, rapine e furti, ma crescono borseggi (+31%), furti in abitazione e truffe tradizionali (+45,4%). 

 LE REAZIONI DELLA POLITICA - «Devastante» per Luigi di Maio, il dato sulla povertà: «la dimostrazione evidente che le politiche dei bonus e delle mancette per le famiglie è fallimentare». Dal rapporto, afferma Giulio Marcon (Sinistra Italiana-Possibile), emerge «una situazione disastrosa frutto di politiche economiche sbagliate e fallimentari». «Noi stiamo dalla parte della speranza contro la rabbia, dell’impegno contro la protesta», chiarisce il leader dem Matteo Renzi. «La sinistra ha fallito», conclude il presidente nazionale dell’Udc, Antonio De Poli.



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