La sicilitudine colora la stagione estiva dello Stabile catanese

Cultura | 31 maggio 2019

Una valanga di “sicilianità” (beh, forse sarebbe meglio definirla una piccola slavina viste le dimensioni ridotte). E forse ancor più che di “sicilianità” o “sicilitudine” bisognerebbe parlare d’un’irruzione fisica di “giovani turchi”. Ma né di escursioni alpestri o di giovani ottomani ribelli si parla, bensì di “Teatro Stabile di Catania” che, tutto in ghingheri e con il suo stato maggiore al completo (presidente, direttore, vicepresidente) abbinato ad un tandem politico al top (assessore regionale al Turismo e sindaco del capoluogo etneo), ha presentato nell’imponente maniero federiciano catanese (risparmiato dalla lava) il mini-programma teatrale “Estate a Castello Ursino – Sicilia Futura:Presente”.

 Questa futura Sicilia, ma detta già presente, consta di una troika, una triade di tre spettacoli di “nuova drammaturgia” (così queste performances sono definite dagli addetti ai lavori), tutti prodotti dall’ormai ultrasessantennale istituzione catanese, che tra procelle attraversate con il rischio d’affondare, ora sembra navigare in acque più tranquille e rinascere come Idra, “ad maiorem gloriam” di Thalia. Dunque, scendendo dall’Olimpo, ecco allora profilarsi, come novità assoluta, “Pescheria Giacalone e figli” (dal 15 al 27 giugno) del mazarese Rosario Lisma, già onusto di premi, acclamato (aggettivo ad usum giornalisti, presente nelle note biografiche diffuse) attore televisivo, cinematografico e soprattutto teatrale, che metterà in scena il sogno di Alice di lasciare finalmente l’ingrata terra avita per raggiungere l’agognata Milano, ma (a quanto pare) trattenuta dal consueto “ricatto degli affetti”, dal senso di colpa e da un “gentile e colto” medico lombardo (se amor sarà vedrem…). 

Lisma tira in ballo Pietro Germi ed Alfred Hitchcock (forse spericolando su tenui rimandi al “Cammino della speranza”, ma sul grande Hitch proprio non saprei dire).Interpreti: Lucia Sardo, Barbara Giordano, Andrea Narsi, Luca Iacono. A seguire recuperato “Marionette, che passione!” (Dal 6 al 18 luglio) del nisseno Rosso di San Secondo, scrittore dal respiro europeo e dal verso inquieto, ingiustamente non molto rappresentato (e qui lode alla scelta), per la regia di Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi (fondatori dell’omonima compagnia), giocato sulla contrapposizione drammaturgica comicità-disperazione, con sei attori in scena che (scrivono i registi) “evidenziano la disperazione del dovere o volere stare sulla scena”, fino a trasformarsi in marionette. Attori metamorfosanti: Giuseppe Carullo, Cristiana Miniasi, Gianluca Cesale, Manuela Ventura, Alessandra Frazzino, Ciccio Natoli. 

Ultimo fico del bigoncio “A vucca l’amma” di Luana Rondinelli (dal 27 luglio all’8 agosto) – regia di Nicola Alberto Orofino (ormai consolidata presenza di stimato “metteur en scène” della straripante offerta teatrale catanese, onnipresente nella stagione appena conclusa) – chiude il triangolo delle “proposte innovative” rivolte anche al pubblico giovane (che lo Stabile tenta di blandire). Qui “a muntagna”, l’orrida e meravigliosa Etna, entra di peso come primo attore con la spaventosa eruzione del 1669 che distrugge mezza città, ma costringe a ricostruire cambiandone così il volto. Non assente l’intercessione agatina presso il distratto ufficio divino, con esiti non proprio esaltanti vista l’inarrestabile devastazione compiuta dalla lava. Quanto al cambiamento si spera di non dover più ricorrere a fiumi di fuoco incandescenti, visto che il default in cui la città si dibatte è già sufficientemente idoneo a massacrare economicamente migliaia di catanesi. Questa volta nessuna “santuzza” sembra sia stata chiamata ad intercedere (“Che fa il nesci, Eccellenza? o non l’ha letto”?). Uno splendido e affollato team attoriale tutto, più o meno, marca “liotru” agirà in contemporanea in cinque location cittadine, già sufficientemente raffreddate: Roberta Amato, Gianmarco Arcadipane, Alessandra Barbagallo, Francesco Bernava, Giorgia Boscarino, Daniele Bruno, Marta Cirello, Cosimo Coltraro, Egle Doria, Valeria La Bua, Silvio Laviano, Giovanna Mangiù, Marcello Montalto, Lucia Portale, Luana Toscano.   

 di Franco La Magna

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