La Signora delle camelie e La Capinera in scena sotto l'Etna

Cultura | 11 dicembre 2018

Prosegue, quasi senza alcuna soluzione di continuità, l’ultracentenaria fortuna “cine-teatral-operistica” di Giovanni Verga. Il contegnoso padre del verismo, che in vita divenne persino “produttore cinematografico” (nella qualità di socio della “Silientium Film” di Milano), trascinò in tribunale (vincendo) l’imprudente Mascagni rivendicando i diritti esclusivi di “Cavalleria rusticana” e rinnovò con sconvolgenti innovazioni il teatro (trasformando i suoi racconti e novelle in opere teatrali), viene ora ripreso dal compositore catanese Gianni Bella, che in questi giorni mette in scena al Teatro Massimo Bellini (fino a martedì 18 dicembre) un’operistica Capinera

Affiancato dal fedele e sodale Giulio Rapetti Mogol, con cui vanta un’ormai storica collaborazione, autore dei testi, Bella si cimenta da “neofita” nel difficile campo della musica operistica con una operazione rischiosa, giungendo tuttavia ad un risultato piuttosto gradevole, ottenendo alla prima mondiale del lavoro un’inaspettata standing ovation dall’attento pubblico etneo, accorso numeroso all’evento musicale. Estrapolando il fulcro narrativo dal romanzo epistolare verghiano (scritto nel 1869, durante il soggiorno dello scrittore a Firenze e più volte trasposto anche in film) Mogol, apre con estro stravagante il primo e secondo atto dell’opera fisicizzando il “colera” (dapprima vincente e poi sconfitto), seguendo poi la sciagurata vicenda della professa fino alla morte, una fuga estrema che consente alla povera Maria, monacanda coatta, di sfuggire al destino di reclusa e di sicura follia, santificandone anche la figura. “L’abbraccio che (Maria) aveva accettato da Nino durante la processione di S. Agata (portata in scena in “miniatura”) - scrive il noto compositore - fu dovuto al fatto che il giovane le sembrava impersonasse la figura di Gesù, venuto sulla terra per abbracciarla”. Regia e scenografia tutta catanese di Dante Ferretti. Le musiche ritmate di Gianni Bella (spesso accompagnate da cupi timpani, ma alle volte ripetitive) - ora coraggiosamente proiettato verso più ambiziosi traguardi nonostante la provenienza dal mondo della musica leggera dove ha ripetutamente mietuto successi (vedremo se l’opera avrà la forza di imporsi a livello nazionale o addirittura internazionale) - sono state degnamente sostenute dalla buona prova canora di tutti i protagonisti.

La capinera, melodramma moderno in due atti; liriche di Mogol; libretto di Giuseppe Fulchieri; Arrangimenti, orchestrazioni ed elaborazioni di Geoff Westley; musica di Gianni Bella; Personnaggi e interpreti: Maria Cristina Baggio-Giulia De Blasis (11, 13, 15 dicembre), Nino Andrea Giovannini-Alessandro Fantoni (11, 13, 15 dicembre), Il padre di Maria Francesco Verna-Salvatore Grigoli (11, 13, 15 dicembre), La matrigna di Maria Sonia Fortunato, Giuditta Sabrina Messina, Il colera Carlo Malinverno-Giuseppe De Luca (11, 13, 15 dicembre), La badessa Lorena Scarlata Prete Alfonso Ciulla, Danzatori Doriana Barbato, Chiara Filardo, Martina Mora, Aldo Nolli, Benedetta Roghi, Sara Tomesani; Orchestra e Coro del Teatro Massimo Bellini, Direttore Leonardo Catalanotto, Maestro del coro Luigi Petrozziello, Regia, scene e costumi Dante Ferretti, Coreografo Valerio Longo, Collaboratore alla regia Marina Bianchi, Assistente ai costumi Giovanna Giorgianni. 

 Prostituta dal cuore d’oro che rinuncia all’unico vero amore della sua vita La signora delle camelie, divenuto un vero e proprio fetisch letterario (in questi giorni in scena in versione teatrale al “Brancati” di Catania) - rivive in tutto il suo disperato afflato pencolante tra eros e thanatos (nell’adattamento del regista veronese Matteo Tarasco) in un atto unico, prodotto da Gitiesse Artisti Riuniti. Lo scoprirsi donna innamorata, nonostante la patina di cinismo con cui copre la sua vita dissoluta, permette a Marguerite Gautier di godere già della piena assoluzione, sicché opportunamente - nel testo di Tarasco - la rinuncia alla rappresentazione della morte (soltanto evocata, ma reale nello “scandaloso” romanzo di Alexandre Dumas figlio) ne conferma l’ormai raggiunta redenzione ed il sipario cala con la giovane prostituta che si dondola su un’altalena. Intensa prova di Marianella Bargilli (nei panni della protagonista) cui fa da pendant Silvia Siravo, altra donna di piacere sguaiata e linguacciuta, ma che non rinuncia alla propria dignità quando - dopo il colloquio con il padre di Armando (Carlo Greco) - ormai abbandonato da Margherita per vendetta Armando (Ruben Rigillo) tenta di “corromperla” offrendole del denaro. La stagione del “Brancati”, ormai affermato teatro cittadino, include in cartellone come prossima rappresentazione il dramma di Luigi Pirandello Il giuoco delle parti.

 di Franco La Magna

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