Le calamità che ci aspettano e le priorità della Sicilia

Politica | 1 gennaio 2018

Auguri alle siciliane ed ai siciliani che, scampati al 2017, si chiedono cosa possa riservar loro l'anno che va a cominciare.

 I primi tre mesi saranno caratterizzati dalla campagna elettorale per il rinnovo della Camera dei Deputati e del Senato, campagna in realtà già in corso da mesi ma ora formalizzata dalla firma da parte del presidente della Repubblica del decreto di scioglimento delle Camere. Solo con la palla di vetro si potrebbero formulare previsioni credibili, in considerazione dell'intreccio tra una nuova e complicata legge elettorale ed una situazione politica ormai visibilmente instabile. La vera scommessa riguarderà la capacità di far tornare al voto elettori profondamente sfiduciati che nelle ultime tornate elettorali hanno portato l'astensionismo al massimo storico. Il risultato delle urne consentirà di dar vita ad un governo stabile capace di affrontare i complessi problemi che stanno di fronte al paese? Ardua previsione alla quale mi sento francamente inadeguato; certo quello che è successo in Spagna ed in Germania dove le elezioni non sono riuscite a sciogliere i nodi delle alleanze fa temere anche per il nostro paese un post 4 marzo difficile. 

Buon anno a Rosario Crocetta che si sta godendo il meritato riposo e sta cercando di liberarsi dallo stigma con cui lo hanno segnato i siciliani, scaricando sopra di lui tutte le promesse non mantenute di un quinquennio che non è riuscito a rappresentare la svolta di cui la Sicilia aveva bisogno. Crocetta di errori ne ha fatti moltissimi, ma soprattutto ha introdotto uno stile di governo declamatorio e sopra le righe che si è trasformato in un vero e proprio boomerang nei suoi confronti. La rimozione e la damnatio memoriae di un' esperienza di riformismo senza riforme e con un consenso sociale che si è progressivamente esaurito non serve a quanto resta del centrosinistra siciliano. La grave crisi che il PD isolano sta attraversando segnala la necessità ed urgenza di una riflessione approfondita sul rapporto di quel partito con i fenomeni che si stanno verificando nella società siciliana e che sembrano sempre più lontani da una politica sostanzialmente autoreferenziale. La riduzione del confronto alla tattica assembleare, con una parte del gruppo parlamentare che tenta alleanze con la maggioranza e l'altra che discute con i Cinquestelle danno la misura della povertà di un'azione politica ridotta ai minimi termini. 

Auguri al presidente Musumeci che come stile è l'opposto del suo predecessore ma ha battuto il record dell'uomo politico gelese quanto alla durata dell'assessore all'energia ed ai rifiuti. Figuccia ha utilizzato la dichiarata volontà di Gianfranco Micciché di abolire i tetti stipendiali dei vertici dell'Assemblea regionale per uscire da una condizione che per lui si faceva pesante per la difficoltà di trovare soluzioni al problema pesantissimo dello smaltimento dei rifiuti. Una delega assessorile difficile, probabilmente non desiderata, ma anche la spia di uno scontro dentro Forza Italia dalla quale l'ex assessore era uscita appena prima delle elezioni per aderire all'UDC. Figuccia stesso, infatti ha recentemente definito la Giunta regionale come il governo Micci...meci.  

Buon anno anche alla maggioranza parlamentare di Palazzo dei Normanni che è riuscita ad approvare il bilancio provvisorio solo grazie ad una discutibilissima in interpretazione del regolamento da parte del presidente. I siciliani sono ancora in luna di miele con l'appena eletto presidente oppure cominciano ad avvertirsi i primi scricchiolii di un'operazione politica che aveva superato tutte le interne contraddizioni con la parola d'ordine: riprendiamoci la Sicilia? Ma la Sicilia è una realtà in sommovimento con bisogni ed aspettative che non si riconducono più ai valori dell'Autonomia speciale. Non si spiegherebbe in altro modo altrimenti la scarsissima partecipazione al voto e la distanza della gente dai politici. 

Buon anno ai siciliani che vivono quotidianamente i problemi drammatici della mancanza di lavoro, dell'enorme disoccupazione giovanile, della povertà crescente, dei servizi scadenti. Sono questi, non gli assetti di potere interni alla maggioranza, i nodi che la gente considera prioritari per fare uscire veramente l'isola da una crisi ormai più che decennale. Sono per convinzione personale contrario alla paralisi ed allo sfascio; il centrodestra ha vinto e deve riuscire a produrre risultati utili. Non servirebbe ad alcuno se dopo le elezioni nazionali ed a fronte di ritardi e delusioni, si cominciasse a sentir qui e là Arridatece er puzzone.

 di Franco Garufi

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