Le reticenze dei partiti al tempo del Rosatellum

Politica | 9 gennaio 2018

In vista delle elezioni , come è noto ormai fissate per il prossimo 4 marzo, sono cominciate le grandi manovre dei vari partiti e dei rispettivi leader per conquistare voti. Date le caratteristiche della legge elettorale recentemente approvata, che fissa al 40% dei voti il minimo per ottenere il premio di maggioranza, tutti i partiti, ad esclusione del Movimento 5 stelle, per raggiungere l’obiettivo predetto si organizzano in coalizioni.

Ed ecco la prima reticenza: nessuno dice che è molto difficile raggiungere il 40% predetto. Tutti si dichiarano in crescita e prossimi a tale percentuale fingendo di ignorare che quasi metà degli italiani non ha intenzione di andare a votare e che secondo i sondaggi l’elettorato è molto frazionato oltre che incerto, disorientato e deluso.

Poi è noto che quando si chiede un voto è necessario annunziare prima il programma che nel caso di una coalizione deve essere comune. Invece ecco la seconda reticenza: nessuno parla di programmi organici. Tutto al più come programma si indica il settore nel quale intervenire, ad esempio la scuola, la giustizia, l’occupazione, dimenticando che per avere un programma, specialmente quando i partiti coalizzati sono tanti, è fondamentale stabilire come intervenire, cosa fare in particolare, quali sono le priorità.

Non si considera, ad esempio, che in Germania, paese che si distingue per la buona amministrazione, si impiegano mesi per definire il programma della coalizione di governo. Si dimentica che un vero programma è anche caratterizzato dalle coerenze: non può contenere tutto ed il contrario di tutto e che deve avere i presupposti anche organizzativi per la sua realizzazione in termini di controlli oltre che di risorse.

Invece nel nostro paese tutto è vago: non si sa bene chi pagherà il nostro debito pubblico, come faremo a creare lavoro, come faremo le riforme di cui tutti parliamo, come faremo a sanare le disastrate casse degli enti locali, come faremo a dare le pensioni alle casalinghe, ad elevare il minimo delle pensioni, a finanziare i vari “redditi di cittadinanza, di dignità” ecc . Addirittura , stando a quanto dichiarano i vari leader, non è del tutto chiaro se vogliamo stare nell’Ue oppure no, se vogliamo difendere l’euro oppure no.

Particolarmente grave è la non considerazione da parte di tutti i partiti del grave problema del nostro colossale debito pubblico, problema cruciale per la nostra economia e per la nostra finanza. Si finge di credere, ed è questa la terza reticenza, che il problema non esiste e quindi che si possono promettere “redditi di dignità”, “redditi di cittadinanza”, redditi vari di sostegno alle casalinghe, ai disoccupati .

Ovviamente non si discute qui l’opportunità del sostegno sociale di categorie di persone bisognose ma come si è detto la mancata indicazione delle fonti di finanziamento tanto più che abbiamo vincoli europei e di mercato (spread) che già in passato hanno condizionato le nostre politiche redistributive.

Analogamente è molto grave che non si indichi come si vuole affrontare il problema della disoccupazione come è noto cruciale nel nostro paese e come tale giustamente citato come priorità da tutti : almeno bisognerebbe indicare su quale modello di sviluppo puntare considerando che per la nostra citata situazione debitoria non è possibile ricorrere senza limiti alla politica del “deficit spending”.

L’augurio è che le lacune lamentate siano colmate nel corso della campagna elettorale con la chiara indicazione di ciò che si vuol fare almeno per i più importanti problemi . Intanto dobbiamo riconoscere che molti comportamenti omissivi della nostra classe politica sono facilitati dalla nostro disinteresse per le vicende amministrative del nostro paese e che si può uscire dalla situazione in cui siamo solo avvicinandoci alla politica e sforzandoci di scegliere una classe dirigente adeguata per onestà, competenza e sensibilità sociale. E’ inutile e dannoso non votare in attesa del salvatore della patria perché la situazione è molto complicata e molto grave .

Specialmente i giovani , che spesso non si riconoscono in questa classe politica, se vogliono cambiarla , non devono disertare le urne : devono votare e combattere senza attese miracolistiche per una società migliore.

 di Diego Lana

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