Licenziata per risparmiare 20 mila euro Concetta s'incendiò

Cultura | 12 novembre 2017

Concetta.Una storia operaia

Gad Lerner Pagine: 176 Prezzo: 15e

E ditore: Feltrinelli



Concetta non ha avuto un

raptus. Non è una pazza.

Darsi fuoco non è una forma di

suicidio, ma un tentativo estremo

di protesta che usa l’unica

cosa che ti è rimasta: il tuo

corpo. In un anno in Italia lo

hanno fatto 20 persone.

Gad Lerner racconta il suo

Concetta (i diritti del libro

saranno devoluti alla protagonista),

storia di una donna

di Settimo Torinese che a

giugno s’è data fuoco per

protesta. Chi è Concetta?

È una donna che lavorava in

un’impresa di pulizie. Aveva

un contratto a tempo indeterminato

da poche centinaia

di euro. Poi un giorno

l’impresa ha esternalizzato

il servizio e l’ha

affidato a una coop guidata

dalla figlia del titolare

dell’azienda: Concetta

è stata licenziata.

Senza Tfr. E per un cavillo

non riusciva ad avere l’i ndennità

di disoccupazione.

Così è andata

d a v a n t i

a l l’Inps e si è data 



fuoco. Se Concetta fosse morta,

sarebbe stata dimenticata.

Invece è sopravvissuta.

Chi sono le Concetta d’Italia

e quante sono?

Sono le donne che ho incontrato

a Genova e sono pagate

pochi euro al mese per fare le

pulizie a Banca Carige. A volte

addirittura perdono denaro

pur di conservare il lavoro.

Ma quel posto a

tempo indeterminato

è un filo che le

lega alla speranza

di un futuro. “S iamo

peggio delle

schiave – mi hanno

detto – perché almeno

loro avevano

vitto e allog



gio”. Un milione di donne oggi

fanno questo lavoro.

Un milione, ma tutte sole…

Concetta è una donna che frequenta

i social. Scrive i suoi

pensieri, le sue passioni, sfoga

la sua rabbia, si potrebbe dire

grillina”. Ma non condivideva

la cosa che più la tormentava:

la perdita del lavoro e il

sussidio che non arrivava.

Perché?

Si è fatta della povertà una

colpa. Da vivere nel privato e

senza condividerla.

Concetta soffriva, aveva

fatto perfino

debiti. Eppure non aveva

raccontato niente,

nemmeno alle persone cui

vuole più bene.

Con lei ha parlato...

Appena ho letto la notizia

sono andato a Settimo Torinese,

ho parlato con Giuseppe,

il fratello di Concetta,

un uomo straordinario.

Lui ha accettato di

farmela incontrare.

Appena si è risvegliata,

dopo

due mesi di coma,

sono stato il

primo tra i non

familiari a incontrarla.  E Concetta ha voluto

parlare, subito, aveva bisogno

di comunicare.

Trent ’anni fa lei ha scritto Operai.

Ora torna nella periferia

torinese: come sono

cambiati gli operai?

Allora parlai della marcia dei

40 mila, una grande sconfitta

operaia. Eppure anche la

sconfitta manteneva una dimensione

collettiva. Non si era

soli, come Concetta.

Mirafiori arrivò ad avere 70

mila dipendenti. E le cattedrali

del lavoro di oggi?

Oggi il cuore non è più, credo,

nella produzione, ma nello

smistamento. Penso a Castel

San Giovanni dove troviamo

l’immenso capannone di Amazon.

Il centro è la logistica,

merci che devono essere spostate

a velocità forsennata. Un

sistema dove i rapporti di lavoro

sono stravolti, regnano i

subappalti e il lavoro notturno.

Non abbiamo idea di cosa

accada dal nostro clic sulla tastiera

al momento in cui la

merce ci arriva a casa.

Raccontando la storia di

questa donna, lei descrive

anche la metamorfosi degli

imprenditori …

Ho incontrato i datori di lavoro

di Concetta. Hanno accettato

di parlarmi e per questo

sono loro grato. Sono dei cattolici

che a Settimo Torinese

sono considerati imprenditori

illuminati. E conoscevano

Concetta, cantavano insieme

in oratorio. Eppure, guidati

dal loro commercialista, hanno

deciso di esternalizzare il

servizio di pulizie della loro

grande birreria che dà lavoro

a decine di persone e alla fine

di licenziare lei e le sue colleghe.

Per risparmiare 20 mila

euro. La storia di Concetta

racchiude tutto questo. (Il FATTO QUOTIDIANO

 di Ferruccio Sansa

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