Manovra azzardata, i pericoli della scommessa del governo giallo-verde

Economia | 7 ottobre 2018

E’ noto che il nostro paese ha un debito pubblico tra i più alti al mondo pari a circa il 132% del prodotto interno lordo (per dare un’idea sarebbe come se un’azienda avesse un debito superiore al 100% del suo fatturato annuo). In queste condizioni, come in una famiglia amministrata razionalmente , le soluzioni “teoriche” per il risanamento sarebbero: a) ridurre le spese, soprattutto quelle di consumo, nel nostro caso le cosiddette spese correnti e cercare di aumentare le spese d’investimento ; b) aumentare le entrate, nel nostro caso le entrate tributarie e quelle extratributarie; c) ridurre il debito attraverso la cessione di cespiti patrimoniali; d) utilizzare una o più delle soluzioni di cui sopra contemporaneamente.

Invece nella presentazione del Def da parte del governo, a quanto pare , non si è seguita nessuna delle soluzioni predette : per una dichiarata volontà di assecondare il “volere del popolo” e per realizzare un “governo del cambiamento”, in pratica per mantenere le promesse del “reddito di cittadinanza”, della “flat tax” e della correzione della “Legge Fornero”, nonostante le resistenze del Ministro dell’Economia, si è deciso di finanziare gran parte di tali provvedimenti con un deficit ( debiti ) del 2,4% , decisione che ha provocato e provoca allarme per i possibili effetti negativi sui nostri conti pubblici.

Non si contesta il ricorso alla politica del “deficit spending”, a cui ricorrono quasi tutti i paesi , si osserva da un lato che essa andrebbe limitata in presenza di elevati debiti pubblici e, dall’altra, che tale politica normalmente si consiglia per fare spese d’investimento, le uniche che producono lavoro e promettono di creare ricchezza, non per finanziare provvedimenti di distribuzione di ricchezza come il “reddito di cittadinanza” o la “pensione di cittadinanza”, ciò tanto più che non si tratta in entrambi i casi di spese occasionali ma di provvedimenti da mantenere in futuro. Vero è che il Presidente del Consiglio ha cercato di mitigare le preoccupazioni degli osservatori, degli operatori di Borsa, dei Commissari Europei dicendo che parte dei nuovi debiti sarà destinata agli investimenti ma in ogni caso bisogna riconoscere che la decisione di tanto finanziamento in deficit non poteva giustificare l’ostentata gioia di molti Ministri che si sono affacciati al balcone di Palazzo Chigi per festeggiare.

Rimangono intanto aperti il problema del collocamento dei nostri titoli pubblici, problema per noi vitale, quello della crescita dello spread con il conseguente rincaro degli interessi e la possibile incidenza sulla spesa, quello dei rapporti con l’Europa, l’incognita degli effetti del venir meno progressivo del “quantitative easing” che in passato per il nostro paese è stato un elemento di sicurezza. Il dilemma che rimane da sciogliere è se, nel lodevole proposito dei 5 Stelle e della Lega di mantenere le promesse elettorali, è opportuno esporre il paese a maggiori rischi anche considerando che in caso di uscita dall’Euro le principali vittime sarebbero coloro che hanno redditi fissi.

 di Diego Lana

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