Ogni giorno 57 laureati volano al Nord in cerca di lavoro

Economia | 21 ottobre 2018

Il numero dei giovani laureati che negli ultimi anni hanno lasciato il Sud per trovare lavoro al Centro Nord e all’estero è in aumento. Si è passati dalle 9mila unità del 2002 al nuovo massimo storico di quasi 21mila nel 2016, con una media di 57 giovani che ogni giorno si allontanano dalla propria terra in cerca di occupazione. Nell’arco dei sedici anni presi in considerazione dalla Svimez è, inoltre, contestualmente diminuito il numero di coloro che ritornano nella propria terra: il gap tra “partenze” e “ritorni” è passato dalle 5mila unità alle 20mila. Il saldo complessivo del territorio è negativo ed è da ricondurre soprattutto alla fascia dei laureati. 221mila laureati hanno spostato la loro residenza in altre città, con un saldo negativo di 163mila giovani. A ciò si aggiungano i cosiddetti “pendolari fuori regione”, coloro che lavorano lontano dalle città d’origine, ma che preferiscono mantenere la residenza nel paese natio. Anche in questo caso il numero è in aumento: una crescita del 5,5% rispetto all’anno precedente, un salto del 30% dai valori minimi del 2015, per un totale di quasi 145mila unità.

I dati complessivi sugli spostamenti dal Sud al Centro Nord e all’estero si sono mantenuti pressoché invariati negli anni, con valori che oscillano tra le 120 e le 130 mila unità. Quello della migrazione interna è, dunque, un fenomeno vecchio e “strutturato”. Ciò che lo rende “nuovo” è la sua composizione e il “processo” in cui tale fenomeno si sviluppa. Un tempo ad emigrare erano soprattutto coloro che lavoravano nelle fabbriche come operai, coloro che non avevano un titolo di studio medio-alto. Oggi, invece, a spostarsi sono principalmente i giovani e i “cervelli”. Oltre il 40% di coloro che partono dalle regioni meridionali ha meno di 35 anni (rispetto al 22% degli occupati totali), mentre i laureati rappresentano il 30% del totale. Il nuovo trend è determinato da una serie di fattori che hanno accresciuto la domanda delle imprese di Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna, come testimonia il calo della disoccupazione sotto il 10%, il minimo dal 2012. La ricerca di personale tecnico specializzato non sempre viene soddisfatta dai lavoratori del territorio, quindi ciò spinge le aziende a prendere in considerazione risorse da altre regioni. Anche i “tempi” in cui il fenomeno migratorio si articola sono cambiati rispetto al passato. Già prima dell’ingresso nel mondo del lavoro, molti giovani meridionali scelgono di studiare presso un ateneo del Centro Nord. Nell’anno accademico 2016/2017 175mila giovani del Sud risultavano iscritti in università del Centro-Nord, mentre gli studenti del Centro-Nord che frequentavano gli atenei del Mezzogiorno erano appena 18mila. Considerato che, a differenza di quanto avviene nelle regioni meridionali, le imprese del Centro Nord collaborano da decenni con le università locali al fine di facilitare l’ingresso dei laureati nel mondo del lavoro e renderlo quanto più efficace, questo dialogo rappresenta un valore aggiunto che incoraggia lo spostamento dei giovani verso le regioni settentrionali. «Se in termini di percorsi individuali e opportunità di carriera si tratta di un fenomeno certamente positivo - precisa il direttore di Svimez Luca Bianchi - non altrettanto possiamo dire per il territorio nel suo complesso, che attraverso questo trasferimento di risorse di alto profilo perde sicuramente una parte del proprio potenziale di sviluppo». I dati del Rapporto SVIMEZ 2018 “L’economia e la società del Mezzogiorno”, anticipati da Il Sole 24 Ore e che saranno presentati il prossimo 8 novembre a Palazzo Montecitorio, a Roma, lasciano presagire una maggiore desertificazione sociale del Meridione.

 di Alida Federico

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