Olmi, Moretti e grandi retrospettive al Torino Film Festival

Cultura | 7 novembre 2018

Sarà “The front runner” diretto da Jason Reitman (in sala in Italia il 21 febbraio 2019) - storia dello scandalo sessuale che nel 1988 travolse il senatore democratico Gary Hart, candidato alla presidenza, accusato d’intrattenere una relazione extraconiugale con una modella - il film con cui verrà inaugurato il Torino Film Festival (23 novembre - 1 dicembre 2018), quest’anno giunto all’invidiabile traguardo della 36.a edizione. Diretto da Emanuela Martini, già riconfermata ad inizio 2018, la storica kermesse piemontese - immancabile rendez-vous annuale per cinephiles, critici, giornalisti, provenienti da tutta Europa - vanta ormai da anni un folto pubblico fidelizzato, indigeno e generalista, che della manifestazione da sempre ne affolla le molte sale disseminate sotto la cupola torreggiante della Mole ed altre zone centrali della città. 

Dedicato ad una “funambolica”, ancora acerba e pressoché esordiente Rita Hayworth, poi conturbante diva del secolo appena trascorso di cui ricorre il centenario della nascita, il manifesto che la ritrae nel suo secondo film, “Non sei mai stata così bella” (1942) di William A. Seiter, prolifico ed eclettico regista newyorkese. L’ “atomica”, epiteto esplosivo acquisito dopo che una sua foto fu appiccicata alla devastante bomba sperimentale sganciata sull’atollo “Bikini”, vi piroetta con il più famoso attore-danseur della storia del cinema, Fred Astaire, nei panni d’un ballerino disoccupato, mentre lei interpreta la capricciosa figlia d’un ricco impresario. Al nuovo lavoro di Nanni Moretti, che il Festival ha diretto nel biennio 2007-2008 ed il cui ultimo lungometraggio (“Mia madre”) risale al 2015, è affidata la chiusura della manifestazione con l’anteprima del documentario “Santiago, Italia” (2018, nelle sale a partire dal 6 dicembre), assemblato con interviste e materiali d’archivio, ricostruzione dei drammatici mesi successivi al cruento colpo di stato dell’11 settembre 1973, con cui in Cile si concluse nel sangue l’esperienza democratica del governo del socialista Salvador Allende. 

Il documentario concentra l’attenzione soprattutto sul poco noto ruolo svolto dall’Ambasciata italiana a Santiago, che permise non soltanto di trovare rifugio a molte centinaia di oppositori dello spietato regime del generale Pinochet, ma di consentirne successivamente l’espatrio nel nostro paese. Episodio del tutto dimenticato, riesumato dal regista di Brunico per non smarrire la memoria di quei terribili avvenimenti. “Lunga vita ad Ermanno Olmi”, è la giornata-omaggio dedicata al grande regista bergamasco, deceduto all’età di 86 anni nel maggio di quest’anno. Olmi sarà ricordato con un significativo spaccato dell’opera omnia (film, documentari, incontri, testimonianze, rarità…), accompagnati dalla presenza di Maurizio Zaccaro, anch’egli regista, amico e storico collaboratore del maestro lombardo - nato come documentarista, poi passato al cinema alla fine degli anni ’50, fondatore a Bassano del Grappa della scuola “Ipotesi cinema” - il cui perfezionismo formale e l’estremo rigore morale gli hanno procurato nel 2008 il Leone d’Oro alla carriera. La giornata è organizzata dal Torino Film Festival, dal Museo Nazionale del Cinema in collaborazione con Rai Cinema, Rai Teche, Istituto Luce Cinecittà e la famiglia Olmi.

 Da sempre Festival di grandi retrospettive, l’attesa manifestazione piemontese non tradirà le aspettative degli aficionados: “Da una parte il sogno, la bizzarria, l'avventura e l'incubo che si concretizzano in inarrivabili fantasmagorie, in vertiginosi movimenti della macchina da presa, in narrazioni eccentriche, in quella distorsione ed enfatizzazione continua del potere dello sguardo (e dell'occhio della cinepresa) che ha affascinato e influenzato i giovani Scorsese, De Palma e Coppola: il cinema di Powell & Pressburger, "gli Arcieri" del desiderio, della passione, dell'eccesso (così si chiamava la loro compagnia di produzione, The Archers). Tra i più grandi visionari della storia del cinema, l'inglese Michael Powell (regista e produttore) e l'ungherese Emeric Pressburger (scrittore) hanno costruito tra la fine degli anni ‘30 e l'inizio degli anni ‘60 lo spettacolo cinematografico perfetto, quello che parla all'inconscio degli spettatori”. Così si legge nella presentazione della retrospettiva dedicata ai due registi, sui quali la Martini ha pubblicato nel 1988 un saggio nella collana “Il Castoro Cinema”, ben nota a chi si occupa di cinema.Venti i film che hanno realizzato insieme, da “49° Parallelo” a “Duello a Berlino”, da “Narciso nero” a “Scala al Paradiso”, dal cult “Scarpette rosse” a “ I racconti di Hoffmann”; ma non mancherà il capolavoro maudit del solo Powel “L'occhio che uccide”. Jean Eustache, "fratello minore" della “Nouvelle Vague” è l’altro regista prescelto. Autore “scomodo”, “crudele”, cantore del malessere, emarginato dall’industria, di Eustache (morto prematuramente nel 1981) la retrospettiva presenterà tutti i suoi film, tra i quali “Mes petites amoureuses”, “Une sale histoire”, “La maman et la putain”. Da poco ottantenne il regista, sceneggiatore e scrittore bolognese Pupi Avati nelle vesti di “Guest Director” ha già scelto i film che presenterà nella sezione “Unforgettables”, quattro biopic, più uno segnalato dalla Martini, dedicate a grandi jazzisti . 

More solito prevista per il 13 dicembre una doppia conferenza stampa di presentazione dell’intero programma (dove, tra l’altro, verranno annunciati i titoli dei film in concorso): a Roma nei locali della Casa del Cinema la mattina e nel pomeriggio a Torino presso una delle sale del Cinema Massimo, uno dei cinema dove da anni si svolge questo Festival antiglamour che ha conquistato un’attenzione sempre crescente ed un lusinghiero giudizio critico. 

 di Franco La Magna

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