Per un approccio diverso ai problemi del Paese

Politica | 5 marzo 2019

Tutte le analisi sulla situazione del nostro paese riconoscono che rispetto al periodo della ricostruzione e del cosiddetto miracolo economico, ma anche rispetto agli anni ’70 ed ’80, la condizione dell’Italia è profondamente cambiata non solo per lo stato delle nostre strutture e delle nostre infrastrutture ma anche per il clima che si respira nella società.

Le strutture e le infrastrutture sono complessivamente poco curate, senza la manutenzione ordinaria e a volte senza quella straordinaria, con inevitabili ripercussioni sulla sicurezza degli utenti come ha dimostrato la recente tragedia del ponte Morandi di Genova. Il clima che si respira nella società rispetto al periodo considerato è peggiorato non solo per la maggiore incidenza dei furti, delle violenze , della droga, della criminalità organizzata ma anche perché c’è meno lavoro, meno fiducia nel futuro, più povertà, più aggressività, più disuguaglianze, meno solidarietà, il tutto, si badi, in un contesto caratterizzato da una profonda crisi delle agenzie educative, da una grande incertezza politica, da una profonda crisi economica ed in un periodo in cui nel mondo occidentale, in nome dell’interesse nazionale, sono messe in discussione le tradizionali alleanze oltre che la stessa libertà degli scambi

In queste condizioni per un governo come quello attuale, nato come dicono i promotori per il cambiamento, sarebbe stato logico, razionale, non commettere gli errori fatti dai governi precedenti e quindi: affrontare il problema dell’ordine pubblico e della criminalità organizzata con la prevenzione oltre che con la repressione, essere a livello politico più presenti nelle sedi Ue per sfruttare al meglio le opportunità offerte dalla Unione Europea, potenziare la scuola e l’università al fine di migliorare la formazione dei giovani e sostenere la ricerca, tagliare la spesa corrente per ridurre il debito pubblico ed aumentare gli investimenti, avviare un programma di manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture e delle infrastrutture del paese per ridurre la disoccupazione e sostenere il turismo , affrontare le riforme che rendono poco appetibile il territorio italiano agli investitori, ridurre il costo del lavoro per aumentare la competitività dei nostri prodotti nei mercati esteri, eliminare le cause che hanno impedito ed impediscono alle regioni del sud di utilizzare i fondi dell’Ue, ridurre l’evasione fiscale, dare efficienza alla pubblica amministrazione, riformare la giustizia , ecc.

Invece il governo giallo-verde , sulla base di un “contratto” stipulato tra i due partiti al momento della sua nascita, ha preferito per l’immediato un programma i cui cardini fondamentali sono: un atteggiamento di insofferenza se non di sfida verso l’Ue non solo sul problema dei migranti, che può essere comprensibile, ma anche su quello del finanziamento in deficit della spesa pubblica; la pace fiscale col contribuente, ossia un incentivo a chiudere le vertenze fiscali con vantaggio; la chiusura dei porti agli immigrati onde premere sulla Ue per risolvere il problema della ripartizione di questi ultimi; la flat tax, ossia un programma di riduzione del carico fiscale delle famiglie e delle imprese, per altro poi molto limitato in fase di esecuzione; la quota 100 in materia di pensioni, un provvedimento che agevola il pensionamento in date condizioni; e soprattutto il reddito di cittadinanza, ossia un provvedimento di grandissimo impegno finanziario tendente a fornire appunto un reddito (ed anche una pensione) appunto di cittadinanza (base 780 euro) a coloro che si trovano in date condizioni di reddito e di patrimonio e si dichiarano disponibili ad accettare un posto di lavoro.

Vedremo se i provvedimenti predetti del Governo, sui quali non solo i promotori puntano molto, produrranno l’effetto sperato per il paese. Le maggiori perplessità si hanno sul reddito di cittadinanza anche perché il provvedimento presuppone la soluzione di tanti problemi organizzativi in un breve lasso di tempo e si dà per scontato che si possano creare molti posti di lavoro senza per altro avere programmato grandi investimenti .

L’augurio è che questa importantissima riforma riesca, come sostengono i promotori, a ridurre la disoccupazione, ad animare l’economia, senza provocare problemi di spread nel finanziamento del debito pubblico ma è doveroso ricordare, come si è fatto intendere, che la cura attraverso il reddito di cittadinanza per molti studiosi, per molte istituzioni finanziarie, per l’Ue, appare poco convincente oltre che rischiosa, nè appaiono risolutivi ai fini del quadro del paese sopra delineato gli altri provvedimenti proposti dalla Lega, la quota 100, ciò che rimane della flat tax, il decreto sicurezza perché essi non appaiono congrui rispetto alle cause che hanno determinato il declino del nostro paese.

 di Diego Lana

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