Provenzano: interessi particolari sulla sanità siciliana

Società | 24 novembre 2020
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“La sanità è stata duramente colpita da un lungo processo di disinvestimenti, con un divario inaccettabile che ha comportato avere cittadini di serie A e B a seconda della regione di provenienza, questo anche per il frutto di un eccesso di regionalismo e il prevalere di interessi particolari che hanno reso meno efficiente il nostro sistema”. Sono le parole del ministro per il Sud e la coesione sociale, Giuseppe Provenzano, intervenuto alla seconda videoconferenza del progetto educativo antimafia promosso dal centro studi Pio La Torre su “Un nuovo modello di sviluppo sostenibile in Italia per cancellare disuguaglianza, povertà e assicurare pace, lavoro progresso”. L'incontro ha visto la partecipazione di altri tre relatori: la docente del liceo Vittorio Emanuele di Palermo, Annalisa Cannata, Franco Garufi, del centro La Torre e il sociologo e docente Luiss di Roma, Antonio La Spina. 

“Sono state oltre 600 le scuole collegate in videoconferenza da Nord a Sud Italia, con migliaia di studenti anche delle case circondariali – ha detto il presidente del centro, Vito Lo Monaco - Sanità, lavoro, questione femminile, sviluppo sostenibile, Ilva sono gli argomenti delle tante domande degli studenti coinvolti arrivate durante la videoconferenza trasmessa in streaming sia sul sito del centro Pio La Torre che sul portale Ansa Legalità & Scuola. I ragazzi hanno colto i vari aspetti della disuguaglianza: tecnologica, di genere, sociale.E noi ne ricaviamo una lezione seguendo il solco di Pio La Torre, che combatteva sia contro la mafia che contro il capitalismo arrogante”.

 “La storia ci insegna che il divario tra Nord e Sud del Paese ce lo portiamo dall’Unità, ma non è impossibile non invertirlo. È già successo in passato, grazie a grandi lotte e battaglie sociali per lo sviluppo e modernizzazione, alcune di queste le ha fatte Pio La Torre. Come governo siamo stati accusati di essere meridionalisti, come se questa fosse un'offesa – ha aggiunto il ministro Provenzano – io ne sono fiero. Non è solo la rivendicazione di qualcosa, quanto l'idea di liberare il potenziale che c'è al Sud, solo così possiamo contribuire allo sviluppo del Paese. Voglio dirlo agli studenti: questa pandemia non è il cigno nero, ma rivela alcune dinamiche già presenti nella nostra società, se il mondo si è guastato è perchè le disuguaglianze avevano superato la soglia dello scandalo”. 

 Uno squilibrio che rischia di essere un vantaggio per le mafie, come hanno sottolineato il presidente Vito Lo Monaco e i relatori Garufi e La Spina: “Con la ministra Lamorgese – ha replicato Provenzano – stiamo lavorando per potenziare gli strumenti contro racket e usura, è una grande battaglia per la libertà di impresa nei nostri territori. Ma occorre anche puntare a un piano integrale dei rifiuti per spezzare i legami opachi che ci sono stati con le imprese criminali che hanno fatto troppi affari sulla pelle del Sud. Oggi la questione meridionale è essenzialmente una questione giovanile e femminile. Ci sono aree del Mezzogiorno che risultano agli ultimi posti d’Europa per l’occupazione. Servono asili nidi, serve il tempo prolungato nelle scuole, questa crisi ha colpito maggiormente le donne”. 

“Occorre calarsi nelle ferite del Sud – ha proseguito il ministro - e Taranto è una ferita, perchè è stata colpita dall'alternativa tra salute e lavoro, ambiente ed economia. Abbiamo tanti investimenti per risolvere questa scelta tragica, l'acciaieria va resa sostenibile e serve diversificare la produzione”. Nuove sfide che possono essere raccolte “con gli investimenti “Next generation you” e un'Europa non più arcigna, come era stata con la Grecia e l'austerità mostrata nella precedente crisi – ha concluso il ministro – ma con un modello di sviluppo nuovo che non mostri più disattenzione verso il Mediterraneo, dove si giocano altre grandi questioni, come le sfide lanciate dal clima, le migrazioni, la pace”.

 di Antonella Lombardi

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