Quando i numeri sui rifugiati smentiscono le narrazioni

Società | 6 luglio 2018

L’accordo raggiunto al vertice UE prevede la redistribuzione dei richiedenti asilo solo su base volontaria. I numeri aiutano a capire perché l’Italia non è nella posizione di chiedere trasferimenti verso altri stati che già hanno accolto più migranti.

Il vertice sull’accoglienza dei migranti

Dopo il vertice UE sui migranti, la Polonia ha celebrato la vittoria su Twitter: “[…] la UE adotta all’unanimità la posizione di #V4 (paesi di Visegrad) e Polonia: NO agli obblighi di redistribuzione […]”.

Secondo l’accordo, il trasferimento dei richiedenti asilo avverrà solo su base volontaria. Come scrive Bloomberg, non è chiaro perché questo accordo dovrebbe avere più possibilità di essere attuato rispetto ai precedenti tentativi di redistribuzione ma “la promessa di nuovi fondi UE per combattere l’immigrazione illegale potrebbe aiutare a oliare la macchina”.

L’intesa è arrivata dopo un duro scontro tra l’Italia e la Francia. Il presidente francese Emmanuel Macron aveva sostenuto che “l’Italia non sta vivendo una crisi migratoria” e che siamo di fronte a una crisi politica scaturita da “estremisti che giocano sulle paure”. Il ministro Luigi Di Maio aveva risposto che in Italia “l’emergenza immigrazione esiste eccome ed è alimentata anche dalla Francia con i continui respingimenti alla frontiera. Macron sta candidando il suo Paese a diventare il nemico numero uno dell’Italia su questa emergenza”.

È ormai opinione consolidata in Italia che i paesi a nord delle Alpi abbiano protetto i propri confini con i respingimenti, lasciando l’Italia sola nel fronteggiare una grave crisi umanitaria. La realtà dei fatti sembrerebbe molto diversa. Mentre gli italiani concentravano l’attenzione sugli sbarchi sulle coste siciliane, altri paesi – come la Germania, la Francia e la Svezia – hanno accolto molti dei richiedenti asilo arrivati negli ultimi anni non solo dall’Italia, ma anche da Grecia e Turchia (Figura 1).

Figura 1– Principali rotte migratorie. Flussi da gennaio 2016 a giugno 2017

Fonte: http://migration.iom.int/europe/

Rifugiati in Europa

Secondo le statistiche dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) l’Italia non fa parte dei paesi che sopportano il maggiore carico nell’accoglienza dei rifugiati. Svezia, Malta, Austria e Germania stanno facendo uno sforzo notevolmente superiore a quello del nostro paese.

Il contributo di ciascun stato nell’aiutare la Comunità europea a far fronte alla crisi migratoria può essere misurato con due indicatori: rifugiati per 1000 abitanti e prodotto interno lordo per rifugiato. Il numero di rifugiati e richiedenti asilo deve infatti essere rapportato alle dimensioni del paese e alle sue disponibilità economiche.

L’indicatore Pil per rifugiato (dove il Pil è misurato in euro e a parità di potere d’acquisto) è utile per considerare le capacità economiche che uno stato ha per affrontare le spese legate all’accoglienza dei migranti. Le statistiche, mostrate nella figura 2, fanno riferimento alla fine del 2017. Il numero di abitanti si riferisce al 2015, quando è aumentato il flusso di rifugiati verso l’Europa.

La Germania alla fine del 2017 aveva a carico 1 milione e 413 mila rifugiati, mentre l’Italia 354 mila e la Francia 402 mila. L’indicatore Pil per rifugiato rivela che la Grecia, reduce da una gravissima crisi economica e uno dei principali punti di accesso all’Europa, sopporta un carico superiore a quello dell’Italia nell’accoglienza. Così come accusare Malta di non fare la sua parte è decisamente inopportuno.

Figura 2

Il più ampio contesto migratorio

Una parte rilevante delle persone che sbarcano sulle coste italiane sono i cosiddetti migranti per ragioni economiche, i quali sono inclusi nelle statistiche Unhcr solo nel caso abbiano fatto richiesta di asilo e siano in attesa di verdetto.

Per completare il quadro, la figura 3 mostra altri dati – sempre delle Nazioni Unite – sul totale degli immigrati presenti nei diversi paesi nel 2017, specificando il numero di persone originarie da Africa e Medio Oriente.

Anche in questo caso, l’Italia non è in una situazione più difficile di altri paesi, come la Francia e la Germania. È importante precisare che la presenza di clandestini non cambia il confronto internazionale, soprattutto non a favore dell’Italia. Secondo i dati Eurostat “Third country nationals found to be illegally present”, l’incidenza dell’irregolarità scoperta dalle forze dell’ordine è più bassa in Italia rispetto ad altri paesi come la Germania e la Francia.

Dal punto di vista di una equa distribuzione dei rifugiati in Europa, l’Italia non è nella posizione di chiedere a molti altri paesi UE di accoglierne di più. I migranti per ragioni economiche non sono parte dell’accordo UE, ma anche in questo caso la situazione non sarebbe molto diversa.

Il governo italiano ha ottenuto un meccanismo che permette di richiedere ad altri stati la disponibilità a prendersi carico dei richiedenti asilo. Ricorrere allo scontro frontale, come in passato, con paesi che hanno i numeri dalla loro parte, non aiuterà a realizzare questa possibilità.(info.lavoce)

 di Claudio Baccianti

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