“Rahal: agli occhi di un bambino”, i sentimenti puri di Lorella Farrauto

Cultura | 18 luglio 2018

È fresco di stampa, “Rahal: agli occhi di un bambino”, l’ultima fatica letteraria di Lorella Farrauto.

Il libro, edito dalla casa Editrice Kimerik, è stato incluso nei giorni scorsi nella piattaforma scolastica e dal prossimo anno scolastico sarà adottato in diverse scuole d’Italia.

Cosa sia Rahal agli occhi di un bambino è l’interrogativo che si incontra a narrazione inoltrata.

È un piccolo paese di provincia, è il paese, il luogo-comunità intriso di tradizioni, di usi, di “ruggine popolare” dove si intrecciano essenze ad assenze, giudizi e pregiudizi, sospetti e maldicenze, povertà, poteri forti, prevaricazione, desiderio di giustizia e di rivalsa.

È la culla di amori veri e di sentimenti puri, di ideali da rincorrere, dell’onore e l’onestà da difendere.

Questo Rahal, raccontato dalla penna di Lorella Farrauto, è un borgo siciliano in cui odori e sapori, dialetti, luoghi, spaccati di vita ne definiscono inequivocabilmente la collocazione geografica ma che, al tempo stesso, spogliato di alcuni tratti tipicamente isolani, potrebbe rappresentare un paesino di qualsiasi parte d’Italia, dell’Italia del dopoguerra, della fame, degli stenti, dell’emigrazione, della ricchezza concentrata nelle mani di pochi, nella voglia di riscatto.

Il popolino, in questo Rahal, cerca di guadagnarsi da vivere lavorando nelle miniere di sale, al buio, al caldo, in un ipotetico, fantastico altro Rahal,per esempio del Basso Polesine, sarà stato costretto a lottare contro la malaria nelle risaie.

È per questo che Rahal diventa un non-luogo, è piuttosto una rete sociale in cui si intessono le storie di uomini e donne, di bambini.

E poi c’è la vita e il lavoro oltre confine, alche oltre oceano, con una lontananza che è un dolore acuto per gli adulti e, ancor di più, per i piccoli.

Lo sa bene Totuccio, il protagonista, che si rifugia alla fontana del Raffo per vivere nel suo mondo e sentire un po’ meno le fitte al cuore che gli procura l’assenza del padre che lavora a Stoccarda.

Dalla famiglia, a gestione matriarcale, Totuccio impara quei forti e sani principi che lo porteranno a ribellarsi ai soprusi e a ricercare pesanti verità che salveranno l’onore e la reputazione della sua casa.

Durante tutto il racconto, pur nelle varie vicissitudini della vita, Totuccio è, e rimarrà sempre, il bambino del Raffo, quella fontana che sarà lo scenario principale dei più importanti eventi che lo coinvolgeranno, anche quando dovrà allontanarsi temporaneamente da Rahal.

È lì che conoscerà l’amore vero, puro, eterno, che durerà anche nel mondo parallelo in cui scivolerà pian piano, nel pieno della felicità, quasi che non ci si debba illudere di poter essere veramente felici o forse perché, come recita un vecchio detto popolare, “Chi è felice è pazzo”.

Lorella Farrauto procede con cauta dolcezza nel narrare di questo scorrere di anni, di generazioni, di evoluzioni e sembra dar fisicità alle carezze che Totuccio e Assuntina, i due innamorati, si scambiano prima furtivamente e poi apertamente.

È evidente che Lorella non scrive solo per immaginazione ma dà voce al vissuto, ai ricordi, ai racconti. A vederlo come un film del passato, Rahal, lo si potrebbe inquadrare nel filone neorealistico di Fellini o di Pasolini, in letteratura in quel verismo verghiano in cui la povertà, la sorte, la rassegnazione, la roba, animano o angustiano le vite dei personaggi.

È la sicilianità, l’elemento tangibile del romanzo, di quel dolersi, degli spaccati di cruda quotidianità che hanno impreziosito i racconti del maestro Nanà Sciascia, il grande scrittore la cui statua bronzea campeggia lungo la passeggiata della vera Racalmuto, paese in cui Lorella vive.

Lorella, qual è il personaggio che senti più vicino? La ribelle Assuntina o il sognatore Totuccio?

Sono quasi tutti personaggi volutamente «arruolati» dalla mia mente per dare senso a tutto quello di cui parlo, quasi, allontanandomi da loro...ma non dai contesti...per cui...in ognuno di loro c'è parte di me ...ma...non solo....c'è parte di chi la «storia» l'ha generata, lottando, credendo,illudendosi, sognando,, amando, soffrendo, sperando...

Nel tuo libro, i ruoli delle figure femminili spesso sovrastano quelli degli uomini. Quanto si avvicina al tuo vissuto questa predominanza matriarcale?

La «matriarcalità»...io l'ho vissuta, devo dire GRAZIE alle mie «NONNE»...e, poi, a mia madre...ed in essa la positiva affermazione che «in molte donne, il potere gestionale, risolleva, le famiglie, da uno status anarchico, riportando all'ordine, non solo di natura affettiva, ma anche social-economico»...detto ciò non accetto che la figura matriarcale debba «comandare» sulle vite di ogni individuo che compone la famiglia!!!...Matriarca, si,...ma nel rispetto delle libere scelte individuali all'interno del nucleo!

Nel romanzo, le vicende intime dei personaggi si intrecciano con quelle socio-storico-poliche dei periodi in cui si snocciola il racconto, ma vi entrano quasi di sottecchi, come un panorama sfocato, come il bokeh di una foto. Nella tua Rahal quanta influenza ha veramente avuto la politica?

«La politica»...che sembra essere, ormai, un «concetto in disuso»...avulso dal primordiale significato...e, ormai, relegato ai concetti di «far politica per tornaconto»...«far politica come professione»...«far politica per business»... dovrebbe rappresentare la comunità...in una piattaforma territoriale socio-economico-vitale, curando gli interessi dell'intera popolazione!!!...ecco perché, nel mio libro, alcuni perrsonaggi, come, ad esempio, Totuccio, lottano contro gli abusi di potere, pur di ottenere ciò che gli spetta...ma anche l'emigrazione è il fenomeno di risposta che, milioni di persone, andandosene e abbandonando la propria terra, danno ad un potere politico dormiente!!!...La politica non fa nulla ...nemmeno per quei «fazzoletti interminabili di terreno» abbandonati all'arsura...quando invece potrebbe distribuirla a chi, come il personaggio Lillo, vorrebbe possederne un po' per dar vita ad un suo sogno: coltivare il terreno per ortaggi e verdura da distribuire, come conserve, nei mercati limitrofi...in lui ...l'idea di Azienda a conduzione familiare....ED INVECE?????è costretto ad emigrare!!! 

Oggi, come vedrebbero l’attuale Rahal, gli occhi di un bambino? E come vorrebbero vedere Rahal i tuoi occhi?

RAHAL... indossa gli occhi di tutti quei bambini che, pur essendo stati proiettati in un «non luogo» tecnologicamente avanzato, pur avendo una miriade di mezzi innovativi, pur vivendo in una società apparentemente libera, democratica, continuano ad assistere a episodi vitali che la storia ci ha fatto vivere in passato:...bullismo, emigrazione, abusi di potere, povertà...etc....e allora....cos'è cambiato?????....cambiano gli occhi di un bimbo che assistendo a tutto ciò: SPERA, LOTTA, SI ILLUDE, CAMBIA, SI INNAMORA, ...VIVE non perdendo di vista ciò che è stato e LOTTA, senza contrastare la sorte, ma cercando di cambiarla con la mera speranza!...è per quei che RAHAL la vedo proiettarsi in un futuro migliore grazie alla forza che, soprattutto i giovani, devono trovare per ottenere il cambiamento «socio-economic-vitale»...credere nei cambiamenti, studiare nuove formule che servano a bypassare questo stato di cose fermo ai «post bellici»!!! 

Come Totuccio e Lillo, anche tu hai vissuto lontana dalla tua Racalmuto e hai voluto tornarvi. Quanto viscerali sono le proprie radici e quanto è utopia pensare di poter divenire, un giorno, cittadini del mondo, quasi apolidi?

Malgrado le «radici », da cui, sovente,non ci si vuole staccare, io amo essere una «apolide»...perché la terra, questo meraviglioso pianeta, che attraversiamo, lasciandoci rapire dagli incantevoli riflessi, è il transito su cui lasceremo la totalità dell'essere ciò che si è...e...appartiene ad ognuno di noi ...ovunque ci troviamo...qualunque sia il «triangolo di terreno» che tocchiamo con piedi e mani e che rendiamo confidenzialmente nostrano ,lasciando che i sensi vengano piacevolmente rapiti!

Nel tuo romanzo tieni “sciolta” la fine, quasi un “lascio interpretare il lettore” di manzoniana memoria che, al tempo stesso, potrebbe prestarsi ad un prosieguo letterario della storia o di un suo innesto in un contesto più ampio. Stai già pensando al dopo Rahal?

Non è solo alla fine che lascio i lettori alla libera interpretazione!..lo faccio, per «strategia lorelliana», con i molteplici punti di sospensione, in questa «geniale sintesi» (per come è stata definita), pur non annoiando il lettore, ma invitandolo ad interpretare, tra le diverse tematiche, concetti che volutamente ho espresso dando il via così ad una epistola aperta a tutti coloro che leggeranno, affinché riflettano su questo «viaggio incantato che madre natura ci ha donato»!! 
Di tanto altro e...più....parlerò' nel prossimo romanzo...semi-pronto nel pc!(...che ha sostituito i vecchi cassetti)!!! 

Il libro sarà disponibile nelle librerie già dalle prossime settimane o potrà essere acquistato online; è di scorrevole lettura e reca la presentazione del Prof. Giovanni Tesè.

Sarà presentato al Caffè Letterario di Via Fanin a Canicattì, il prossimo 27 luglio, alle 19.30.

 di Teresa Monaca

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