Regolamento di conti in Sicilia, la Regione paga i debiti

Economia | 6 novembre 2018

La situazione finanziaria della Regione ha sempre rappresentato un elemento incandescente del dibattito politico siciliano, dando la stura a discussioni in cui non sempre è stato possibile distinguere gli elementi tecnici reali dalle animose polemiche di schieramento. Giunge opportuna, allora, la decisione dell’assessorato all’economia di pubblicare il Bollettino sul fabbisogno finanziario regionale, presentato alla stampa lo scorso venerdì. La prima informazione che si ricava è che al 30 settembre 2018 la consistenza del debito diretto a carico della Regione siciliana è pari a 5.093.318.188,29 euro e registra una diminuzione di 65. 576.617,90 rispetto al 31/12/2017, derivante dal pagamento a giugno 2018 della quota capitale dei mutui e prestiti in essere. A questo va aggiunto il debito a carico dello Stato pari a 125 milioni di euro. In totale, perciò, il debito pubblico regionale ammonta a 5.218.045.474,04. Lo stock di debito che era cresciuto nel 205, è costantemente diminuito negli anni successivi delineando una chiara tendenza alla riduzione. 

Inoltre la Regione ha stipulato con il ministero dell’economia e finanze – tra il gennaio 2017 e il settembre 2018-tre prestiti per anticipazioni di liquidità che non costituiscono, a norma di legge, nuovo indebitamento, e che ammontano complessivamente a 2.666,968.706,41 euro. Si evince un miglioramento costante negli ultimi anni della situazione debitoria che spiega la decisione dell’agenzia Moody’s di confermare il rating della Sicilia, unica regione italiana insieme al Lazio a non aver subito un downgrading, cioè un declassamento della qualità del proprio debito. Sempre il 2 novembre le agenzie stampa hanno riportato la notizia di un accordo tra regione e MEF per estinguere i derivati anticipatamente rispetto alla scadenza prevista nel 2023. L’operazione dovrebbe, quando andrà in porto, consentire alla Sicilia un risparmio di 40 milioni l’anno di oneri finanziari. E’ di particolare interesse il dettaglio del debito che risulta composto da mutui con Cassa depositi e prestiti e con Banca europea per gli investimenti , questi ultimi per le anticipazioni sui finanziamenti degli interventi sui programmi operativi regionali dei fondi strutturali del 2000-2006. Insomma nei gloriosi anni di Cuffaro e Lombardo, la Regione siciliana, il cui bilancio è per oltre il 90% impegnato in spesa corrente, contrasse prestiti con la BEI non per finanziare nuovi investimenti ma per pagare la quota di cofinanziamento regionale dei fondi europei. Per quanto riguarda le controparti con cui la Sicilia ha contratto debiti, dai dati del Bollettino si riscontra che siamo indebitati per 2.751.050.906 euro con Cassa depositi e prestiti, per 262.4245.434 euro con BEI, per 2.204.4579.134 euro con il MEF. Insomma, ben il 92,97% del debito pubblico regionale ha come controparti organismi pubbli8ci dello Stato italiano. 

Più delicata è la questione dell’esposizione della regione per operazioni di acquisto di derivati,i cosiddetti Swaps, anche questi eredità della gestione Cuffaro. La Sicilia risulta esposta in operazioni con derivati per 389.951.184 euro suddivisi con le seguenti modalità : oltre 134 milioni con l’impresa finanziaria giapponese Nomura , poco più di 94 milioni con Merryl Linch . quasi 46 milioni con la banca nazionale del Lavoro, , circa 65 milioni di euro con Deutsche Bank e circa 51 milioni di euro con Unicredit. Secondo le tabelle pubblicate, il servizio del debito al 30/9/2018 ammonta a 20.071.954,02 euro per la parte swaps e a 227.794.597,36 per il totale delle quattro rate annuali, di cui 137.734.671,95 per quota capitale e 90.059.925,41 per quota interesse. A nostro avviso, i dati confermano che negli ultimi anni la Regione è riuscita ad abbandonare una parte delle antiche cattive abitudini ed ha cominciato un percorso di risanamento , tuttavia ancora lungi dall’essere concluso e che ha bisogno di continuità e coerenza nell’impegno del governo. Dal realizzarsi di entrambe tali condizioni, assai più che dalla riapertura di complessi e difficilmente risolvibili trattative con il governo nazionale su pretese rivendicazioni finanziarie, la Sicilia può trarre lo stimolo a mettere a posto i propri conti, che è condizione essenziale per riprendere il cammino di sviluppo dal quale appare ancora lontana.

 Condizioni necessaria, e tuttavia non sufficiente perché manca ancora nel complesso dei decisori istituzionali e delle rappresentanze economiche e sociali dell’isola un’idea condivisa di sviluppo senza la quale la nostra terra perderà le occasioni importanti che si presenteranno nel prossimo futuro nella dimensione europea e mediterranea.

 di Franco Garufi

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