Ricominciare ripensando modo di vivere e abitudini

25 maggio 2020

Si è conclusa la fase 1 del coronavirus con più (ad oggi ) di 32.000 decessi per lo più concentrati nel centro–nord del nostro paese . E’ stato un periodo bruttissimo in cui siamo stati costretti a rimanere a casa, a rispettare la cosiddetta distanza sociale , ad ascoltare ogni sera il bollettino della giornata con l’indicazione dei decessi, dei contagiati e dei guariti. Per fortuna noi del sud siamo stati meno toccati ma anche noi abbiamo percepito con molta inquietudine la precarietà della nostra esistenza e la fragilità del nostro modello di vita .


Considerata l’eccezionalità e la gravità dell’evento , nel complesso, il paese ha retto sia pure con qualche affanno nelle regioni del centro-nord dove il numero dei contagiati ed il numero dei morti sono stati elevati, compresi tra questi ultimi molti medici e diversi infermieri. Nell’ultimo periodo , in vista dell’inizio della fase 2, si sono registrate alcune tensioni tra le varie regioni ed il governo nazionale circa il problema delle “riaperture” ma dopo diversi confronti anche notturni si è arrivati ad un compromesso per il quale sono prevalse le ragioni delle regioni che hanno ottenuto la riapertura di quasi tutte le attività ma il governo nazionale si è riservato di monitorare i contagi al fine di potere eventualmente intervenire in caso del riaccendersi dei focolai.


Naturalmente non mancano le preoccupazioni anche perché gli esperti ci ripetono che il virus è presente ed è attivo, cosi pure non mancano i problemi economici : basti considerare tra questi gli effetti della chiusura di quasi tutte le attività economiche nella fase 1, le difficoltà per molti operatori di riprendere e di predisporre le numerose prescrizioni dettate dal governo nazionale e da quello regionale per tutelare la salute dei clienti.


Le preoccupazioni e le difficoltà sono tali da indurre molti operatori a rinviare la riapertura e da far ritenere a molti cittadini affrettata la ripresa di pressoché tutte le attività. E purtroppo molte aggregazioni di persone, spesso senza precauzioni, documentate dai mass media nell’ultimo fine settimana legittimano tali preoccupazioni e contraddicono le raccomandazioni di tutte le autorità scientifiche e politiche a muoversi con molta responsabilità nell’interesse della propria salute e di quella degli altri.


Ora, considerato il periodo d’incubazione del virus, si aspetta con inquietudine l’inizio del mese di giugno per verificare l’effetto della ripresa delle attività ma, dopo che il coronavirus ha dimostrato che abbiamo sbagliato tutto o quasi, forse fin da ora bisogna cominciare a guardare la realtà della nostra vita con un altro sguardo, come opportunità di ricominciare ripensando il nostro modo di vivere , le nostre abitudini.


Rimane aperto, drammaticamente aperto , il problema della ripresa economica in un paese in ginocchio, con un altissimo tasso di disoccupazione , con un debito pubblico che secondo le ultime stime minaccia di salire al 155% del pil, con una difficoltà cronica di attuare rapidamente anche i provvedimenti di soccorso alle famiglie ed alle imprese.

Rimane pure aperto il problema delle risorse per il finanziamento degli investimenti pubblici e privati, oltre quello della loro efficiente ed efficace realizzazione, risorse senza le quali non può esserci ripresa.


L’unica nota consolante è il mutato comportamento dell’Ue che più volte in questo ultimo periodo si è mostrata solidale con il nostro paese rimuovendo taluni vincoli finanziari , facilitando la politica del credito e mostrando per la prima volta una certa disponibilità verso la possibilità della emissione degli eurobond per il finanziamento di grandi opere pubbliche e di contributi a fondo perduto alle imprese. Vedremo, anche perché alcuni paesi, pochi per la verità, si oppongono.

 di Diego Lana

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