Ripartire dal valore del lavoro e dalla sofferenza sociale

Società | 12 dicembre 2018

Avviata dal Centro Studi Pio La Torre una riflessione sul passaggio generazionale del fenomeno mafioso e di conseguenza dell’antimafia.

Con la morte di Riina simbolicamente è finita l’era di quella mafia delle stragi (dominata dai Corleonesi) sconfitta dallo Stato e dall’antimafia sociale. Ma le mafie non sono scomparse, si sono evolute, espanse nel territorio nazionale ed internazionale, trasformandosi sempre più in sofisticati strumenti di economia criminale favorita oggettivamente dall’affermazione del neoliberismo, dalla globalizzazione e dalla finanziarizzazione selvaggia perché priva di una governance democratica nazionale ed internazionale.

Bassa crescita, depressione permanente, decrescimento demografico, rivoluzione digitale e della comunicazione hanno accresciuto, in questo ultimo decennio dalla crisi del 2008, nei paesi firmatari di Maastricht, sino al 12%, i livelli della disoccupazione. Il mutamento distributivo ha sconvolto l’orizzonte di vasti strati sociali di società opulente sulle quali è calato lo spettro della povertà. Gravi deprivazioni materiali si sono diffuse tra lavoratori anche occupati facendo avanzare paure e tensioni sociali che alimentano populismi, sovranismi, xenofobia.

La lotta alla povertà invece di essere combattuta sul terreno di un nuovo modello di sviluppo, di crescita dell’occupazione e del salario è stata ancorata al tema dell’assistenza. In questo quadro di peggiorato andamento del capitalismo avanzato e all’esplosione delle disuguaglianze al suo interno, in Europa, ha corrisposto la crisi della sinistra lasciando senza efficace difesa la maggioranza degli strati sociali. Infatti la sinistra europea rinunciando alla riforma del sistema in senso socialista, ha spianato la strada alla svolta neoliberista. In nome della modernizzazione della realtà economica e sociale nazionale ha accettato la riduzione di vincoli e controlli, l’accelerazione selvaggia della globalizzazione dei mercati consentendo la repressione dei rapporti di produzione e di distribuzione. Ora andrebbero riviste le politiche pubbliche per i diritti sociali che non possono essere separabili da quelli civili, ribaltando la logica del neoliberismo che ha alimentato la nascita del sovranismo e del populismo in Europa e nel mondo e i pericoli del neoautoritarismo che mettono in discussione il sistema democratico dell’Occidente sorto all’indomani della seconda guerra mondiale.

Occorre rimettere al centro il benessere delle classi lavoratrici riproponendo un mutamento distributivo che si è spostato asimmetricamente verso i più ricchi. In questo modo la sinistra può ripristinare valori culturali e programmatici progressisti superando il suo vuoto ideologico.

Ripartire dall’economia, dal valore del lavoro, dalla sofferenza sociale! Dove sono le proposte per ridurre il distacco economico e sociale tra il Nord e il Sud? Le politiche pubbliche degli anni cinquanta e sessanta avevano contribuito ad accorciare il divario. Oggi esso è cresciuto in modo sensibile, favorendo l’emigrazione (non dei braccianti o degli edili di quegli anni, ma dei giovani diplomati e laureati del Sud); la corruzione che è il brodo di coltura delle mafie e della loro collusione con la mala politica e la mala economia; il degrado ambientale e il declino demografico.

Da qui si deve ripartire per pensare la nuova antimafia anche per renderla capace di prevenire le nuove mafie occultate nel nuovo sistema economico e politico. La memoria antimafia e il passaggio alle nuove generazioni non possono avvenire solo attraverso i rituali commemorativi, ma tramite l’impegno creativo per un nuovo sviluppo economico e democratico del paese. Come riavvicinare le nuove generazioni alla politica se non coinvolgendole dal basso sui contenuti di diritti, prima di tutto al lavoro.

Questo in sintesi è il terreno di riflessione e di iniziative avviato dal Centro Studi Pio La Torre per contribuire al passaggio generazionale e a far lievitare una visione e funzione unificatrice dell’antimafia sociale, senza sottrarsi alle proprie responsabilità per non aver saputo efficacemente contrastare, pur denunciandola, quell’antimafia di cartone, strumentale, ipocrita che tanto danno ha provocato.

Sui temi economico-sociali, dei diritti civili e sociali, di libertà, di uguaglianza, di fratellanza contro l’individualismo egoista, i sentimenti di odio e quel sovranismo politico denunciato dal Censis nel suo ultimo rapporto, c’è da ricompattare un fronte democratico e progressista culturale e sociale che sia di stimolo alla politica e ai governi.

Libertà di stampa, diritto a informare ed essere informati, analisi dell’evoluzione delle mafie e dell’antimafia, ma anche contrasto alla povertà e alle violenze di genere, alla tratta, alle storture introdotte dal ddl sicurezza contro i migranti, legislazione antimafia europea, le nuove forme di controllo dell’economia siciliana e nazionale e in particolare quelle legata alla filiera agroalimentare sono i temi in programma del Centro Studi.

Discuteremo con gli studenti italiani del progetto educativo antimafia, giovedì prossimo 13 dicembre con l’Ordine dei giornalisti e Ossigeno a Villa Zito, con le forze sociali e con tutte le associazioni antimafia, ma soprattutto con i cittadini e le cittadine della città e della campagna.

 di Vito Lo Monaco

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