Ripresa troppo lenta in Sicilia, aumentano i poveri

Economia | 30 maggio 2018

«L'economia del Mezzogiorno e delle isole, a distanza di tre anni dalla fine delle recessione, resta ancora imprigionata nelle maglie di un processo di rilancio troppo lento, non in grado di assicurare nel breve-medio termine il risanamento delle ferite causate dalla crisi. Continuando di questo passo, occorreranno non meno di dieci anni per ritornare alle condizioni dell’anno precrisi, il 2007. E ciò, nonostante le recenti stime Istat indichino una crescita del Pil nel 2015/2016 del 2,4%, superiore al +1,8% del Centro/Nord». Lo ha affermato l’economista Pietro Busetta presentando l’analisi previsionale sull'economia del Mezzogiorno realizzata da Diste Consulting per Fondazione Curella, all’università di Palermo. Ad illustrare il Report Sud numero 34, oltre al professore Pietro Busetta, docente dell’università di Palermo e vice presidente della Fondazione Curella, Alessandro La Monica, presidente Diste Consulting, Sebastiano Bavetta e Antonio Purpura, economisti e docenti dell’ateneo di Palermo.

Dall’analisi si evince per il 2017 un tasso di crescita reale in moderata progressione, prossimo a +1,1%, più modesto del +1,6% del Centro/Nord. «Il ritorno del ciclo in territorio positivo - si legge nel report - e la rimozione di alcune rigidità del mercato del lavoro hanno impresso una spinta all’occupazione, aumentata l’anno scorso di 71 mila unità e nell’ultimo triennio di 266 mila. La performance ha coperto solo una parte del tracollo precedente: nel decennio 2007/2017 il sistema produttivo ha registra la scomparsa di 345 mila posti di lavoro».

Sul fronte occupazionale si è consolidata la presenza di lavoratori di età più matura, a scapito di quelli in piena età attiva, e la partecipazione delle donne a svantaggio degli uomini, mentre sono cresciuti gli impieghi a tempo parziale a danno del tempo pieno. Negli ultimi dieci anni gli occupati da 55 anni in su sono aumentati di circa 500 mila unità, principalmente per l’innalzamento delle aspettative di vita e dell’età pensionabile; sono diminuiti invece di 661 mila quelli in piena età attiva (25/54enni). Gli occupati d’età giovanile (15/24enni) si sono ridotti di 184 mila, sia per la crisi sia per il calo demografico e l’aumento dei livelli d’istruzione. Nel decennio le lavoratrici sono aumentate di 65 mila unità e i lavoratori diminuiti di 409 mila. La componente femminile ha trovato per la maggior parte sbocchi in attività dei servizi, con occupazioni precarie a tempo parziale.

«Sul versante della domanda, i consumi delle famiglie al Sud hanno presentato un ritmo di crescita simile al precedente (+1,1%) sostenuti dalla discreta performance dell’occupazione», ha affermato l’economista Pietro Busetta .

Tra gli 8,2 milioni di famiglie residenti, 700 mila famiglie costituite da circa 2 milioni di persone soffrono condizioni di povertà assoluta - si legge nel report - con risorse insufficienti a garantire un livello di vita accettabile. Si tratta dei potenziali beneficiari del reddito d’inclusione, una pletora di indigenti in cui verranno selezionati quelli in regola con i requisiti per accedere ad un contributo economico di circa 500 euro per diciotto mesi rinnovabili per altri dodici.

Gli investimenti sono aumentati del 3%, incoraggiati dalle aspettative favorevoli sulla domanda, dalla politica monetaria accomodante, dalle condizioni di finanziamento tuttora convenienti. Gli investimenti in costruzioni hanno per contro stentato a prendere slancio (+1,6%), sorretti soprattutto dai lavori di ristrutturazione e da interventi di riqualificazione energetica. Hanno continuato a incontrare difficoltà le nuove costruzioni sia residenziali che economiche, compreso il comparto delle infrastrutture.

«In base al profilo congiunturale del secondo semestre del 2017, le prospettive nel breve termine possono essere ritenute moderatamente favorevoli. Gli elementi di rischio al ribasso sono più che altro riconducibili ad accadimenti di natura geopolitica su scala internazionale. Quelli di rischio al rialzo sono connessi con una accelerazione della domanda e una ripartenza degli investimenti infrastrutturali più robuste di quanto ipotizzato», continua Busetta. "E' in ogni caso - ha aggiunto - da attendersi una forte volatilità sui mercati valutari e finanziari. Le proiezioni indicano il conseguimento di un tasso di crescita dell’1,3%, in avvicinamento alla dinamica dell’area centro settentrionale (+1,6%). Per l’occupazione si sconta un aumento di 64 mila unità (+1,0%), in decelerazione rispetto ai ritmi del triennio precedente, e un marginale alleggerimento del tasso di disoccupazione (18,9%)». L’atteggiamento delle famiglie residenti riguardo alla spesa di consumo resterà prudente, riflettendosi in una progressione un pò più modesta rispetto a quella del reddito disponibile. Ne conseguirà un innalzamento della propensione al risparmio. L’incremento dei consumi sul territorio economico (+1,2%) sarà sostenuto dalla spesa dei turisti, attesa in crescita ulteriore. Il miglioramento delle aspettative favorirà soprattutto gli investimenti in macchinari e attrezzature (+4,1%), che continueranno a beneficiare degli incentivi fiscali per le acquisizioni di tecnologie innovative. 

 di Maria Tuzzo

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